La notarizzazione digitale su blockchain rende ogni documento unico, incorruttibile e sempre verificabile: ecco cosa cambia per fideiussioni, banche e assicurazioni.
Da parola misteriosa a colonna portante del futuro digitale: blockchain è ormai un termine che compare ovunque, ma ancora oggi in pochi ne colgono l’impatto concreto. Dietro a questa tecnologia si sta costruendo una nuova infrastruttura per la fiducia: un sistema capace di sostituire il controllo centralizzato di banche, notai e autorità con un meccanismo trasparente, automatico e condiviso.
Uno dei primi ambiti in cui questa rivoluzione sta producendo effetti tangibili è quello delle fideiussioni digitali, un pilastro fondamentale di molte operazioni economiche. A guidarci nella comprensione di questo cambiamento è Angelica Finatti, direttore commerciale e marketing di Fideiussioni Digitali, spin-out di Cetif Advisory, tra i progetti più avanzati in Italia nell’integrazione tra finanza tradizionale e nuove tecnologie.
Come funziona una fideiussione digitale basata su blockchain
Le fideiussioni sono garanzie che assicurano il rispetto di un impegno: se un soggetto (azienda o privato) non adempie a un contratto, una banca o un’assicurazione si impegna a coprire il danno economico per conto suo. In sostanza, è uno scudo di fiducia che permette a molte transazioni, pubbliche e private, di concretizzarsi.
Ma cosa accade quando questa garanzia viene digitalizzata e certificata su blockchain?
Secondo Finatti, il punto chiave è la notarizzazione digitale: «Registrare una fideiussione su blockchain significa creare una prova indelebile e unica della sua esistenza e dei suoi contenuti. Una volta inserita nella rete, nessuno può modificarla o falsificarla. È come un fossile impresso nella roccia: possono esistere altri simili, ma nessuno sarà identico né alterabile».

Tutto ciò ha implicazioni enormi per il settore bancario e assicurativo. Le fideiussioni tradizionali, oggi, possono essere oggetto di frodi, duplicazioni o modifiche non autorizzate. Un documento cartaceo può essere falsificato, un database interno può essere violato. Invece, con la blockchain, ogni operazione è trasparente, tracciata e certificata da una rete distribuita, che rende impossibile qualsiasi tentativo di manomissione.
A livello pratico, questo significa meno rischi per le banche, più sicurezza per le imprese e maggiore velocità nei controlli da parte degli enti pubblici o delle autorità che devono verificare la validità di una garanzia.
La blockchain nel 2025: da bitcoin ai contratti intelligenti per la finanza
Non è un caso che nel 2025 la blockchain non venga più associata solo ai bitcoin o alle criptovalute speculative. I contratti intelligenti (smart contract) stanno entrando in modo deciso nei sistemi bancari, assicurativi e notarili, anche grazie a una nuova attenzione da parte delle istituzioni europee, che hanno riconosciuto la validità legale di queste tecnologie.
Nel settore delle fideiussioni pubbliche, per esempio, si sta assistendo a una transizione verso modelli digitali e automatizzati, capaci di eliminare le discrepanze tra banche, beneficiari e contraenti. Si riducono i tempi, si azzerano i margini di ambiguità e si crea un ecosistema digitale dove ogni parte può controllare la validità del documento in tempo reale, direttamente online, senza intermediazioni.
Secondo le previsioni, nel solo mercato italiano il valore delle fideiussioni digitali supererà i 12 miliardi di euro entro la fine del 2025, con un incremento del +45% rispetto al 2023, in particolare nel comparto delle opere pubbliche e delle concessioni edilizie.
Tutto ciò sta avvenendo anche grazie alla nascita di piattaforme ibride che mettono insieme enti regolatori, istituti di credito e startup tecnologiche. Progetti come quello guidato da Fideiussioni Digitali mostrano che non si tratta più di un futuro ipotetico, ma di una transizione già in atto.
Se fino a pochi anni fa il concetto di fiducia era affidato a timbri, firme e carta, oggi la garanzia passa per un hash crittografico, una stringa alfanumerica che certifica l’autenticità di un documento con una precisione millimetrica e verificabile da chiunque. Non è solo una questione tecnica, ma una mutazione culturale: la fiducia non viene più concessa, ma dimostrata matematicamente, su una rete distribuita che non ha padroni.
Questo nuovo modello potrebbe rappresentare una svolta non solo per le grandi imprese, ma anche per i cittadini: presto sarà possibile ottenere garanzie digitali anche per l’affitto di una casa o la richiesta di un prestito, con costi più bassi, tempi più brevi e un livello di sicurezza mai visto prima.
In un contesto globale in cui la trasparenza è diventata un’esigenza primaria, la blockchain si propone come uno strumento in grado di ricostruire la fiducia nel sistema economico. Non più parole o promesse: solo codice, rete e controllo condiviso. E forse è proprio da qui che riparte la finanza del futuro.