Roma, 19 febbraio 2026 – Dal 18 febbraio chi richiede SPID tramite Poste Italiane si trova davanti a una novità che fa discutere: il servizio, finora gratuito, ora è a pagamento. Una svolta che coinvolge milioni di italiani, soprattutto chi ogni giorno usa lo SPID per entrare nei servizi della Pubblica Amministrazione o su piattaforme come INPS, Agenzia delle Entrate e i portali sanitari regionali. La decisione arriva dopo mesi di voci e proprio mentre torna al centro il dibattito su come gestire l’identità digitale e sulle possibili alternative.
SPID con Poste Italiane: quanto costa adesso
Chi sceglie di attivare SPID con Poste Italiane, che domina il mercato con oltre 25 milioni di identità rilasciate, deve ora decidere tra due opzioni. Il riconoscimento online via webcam – metodo più usato negli ultimi due anni, soprattutto durante la pandemia – costa 12 euro. L’altra possibilità è l’identificazione in ufficio postale, che resta gratuita ma è meno comoda: serve prenotare un appuntamento, aspettare qualche giorno e presentarsi con i documenti in mano. Dalla sede di Poste nel quartiere Tuscolano a Roma raccontano che questa scelta “sta già creando code lunghe e qualche malumore tra chi aveva programmato tutto online”.
Il motivo del cambiamento? Secondo una nota dell’azienda, si tratta di “coprire i costi crescenti legati alla sicurezza e alla gestione delle procedure”. Specificano inoltre che “chi ha già uno SPID attivo non dovrà pagare nulla per il rinnovo”. Ma la decisione fa sorgere dubbi sulla sostenibilità del sistema attuale e sull’urgenza di rivedere le strategie per l’identità digitale a livello nazionale.
Gli utenti si lamentano: confronto con l’Europa
Le reazioni non sono tardate. Tra social network, forum specializzati e persino nelle sale d’attesa di Poste in via Mazzini a Milano, la parola che si sente più spesso è “delusione”. “Ci aspettavamo un servizio pubblico veramente gratuito”, dice Paolo, 46 anni, insegnante. E aggiunge: “Per chi ha poco tempo o difficoltà a muoversi quei 12 euro diventano un ostacolo”. Un pensiero comune soprattutto tra chi deve attivare lo SPID per genitori anziani o per i figli al primo anno all’università.
Guardando all’Europa la situazione italiana non è unica. In Germania il costo può arrivare a 10 euro; in Spagna varia a seconda del fornitore; in Francia molte procedure sono ancora gratuite ma richiedono tempi più lunghi. Un report della Commissione UE pubblicato nel dicembre 2025 conferma che la gratuità dei sistemi pubblici resta un obiettivo “auspicabile” ma spesso difficile da mettere in pratica.
Identità digitale: verso una gestione più decentralizzata?
La scelta di far pagare lo SPID rilancia una discussione aperta da esperti di cybersecurity e attivisti digitali: non è forse ora di puntare su modelli meno centralizzati? “L’identità digitale deve restare nelle mani del cittadino, non dipendere da un solo fornitore”, spiega Chiara Bianchi, docente di diritto informatico all’Università di Torino. Parla di blockchain, wallet digitali auto-gestiti (“self-sovereign identity”) e progetti già avviati nei Paesi nordici. “L’Italia dovrebbe cogliere questa occasione per spingere soluzioni che riducano la dipendenza da provider centralizzati”, sottolinea Bianchi.
Alcuni progetti pilota, sostenuti anche dall’Unione Europea con il programma EUDI Wallet, stanno provando a mettere nelle mani dei cittadini la gestione della propria identità digitale attraverso app dedicate. Non è una strada semplice: servono regole chiare su sicurezza e privacy (il Regolamento EIDAS2 è ancora al vaglio del Parlamento Europeo) e infrastrutture che funzionino bene con banche e amministrazioni nazionali.
Cosa ci aspetta: dubbi e scenari
Il passaggio dello SPID al modello a pagamento potrebbe cambiare radicalmente le abitudini degli italiani nell’uso dei servizi digitali pubblici. Non è detto che questo spinga davvero verso soluzioni più decentralizzate; anzi, c’è il rischio concreto che aumentino le difficoltà per chi ha meno risorse o competenze digitali. Il Ministero dell’Innovazione ha detto in una nota diffusa il 18 febbraio sera che “il governo sta seguendo da vicino gli effetti della novità e valuterà misure per garantire l’accesso universale all’identità digitale”.
Nel frattempo, mentre si attendono eventuali interventi o incentivi per altri provider – Aruba e TIM sono gli altri grandi nomi sul mercato italiano – chi deve scegliere tra comodità online e sportello deve fare i conti con un sistema in rapido cambiamento. Resta aperto il grande interrogativo: sarà davvero questo il salto verso un’identità digitale più accessibile a tutti o solo un altro passo verso servizi pubblici sempre più complicati da raggiungere?
