Scoperto ecosistema a 700 metri sotto l’Atlantico: la vita senza il Sole esiste davvero

Salvatore Broggi

26 Gennaio 2026

Lisbona, 26 gennaio 2026 – Settecento metri sotto la superficie dell’Atlantico, a circa cento chilometri dalla costa portoghese, un gruppo di ricercatori internazionali ha scoperto quello che chiamano “un nuovo ecosistema marino”. Una scoperta che sorprende non solo per le specie trovate, ma anche per le conseguenze che potrebbe avere sulle nostre idee sulla vita negli abissi. È successo tra il 12 e il 19 gennaio, durante una spedizione a bordo del sottomarino Neptune Explorer. Un ritrovamento destinato a mettere in discussione alcune certezze su dove e come può svilupparsi la vita nelle profondità marine.

Un laboratorio naturale nascosto nell’Atlantico

La notizia è stata data ieri pomeriggio, in una conferenza stampa all’Instituto Português do Mar e da Atmosfera di Lisbona. «Abbiamo individuato almeno sei nuove specie di invertebrati», ha detto il biologo marino Francisco Moura. «Ma ciò che ci ha colpito di più sono i legami tra questi organismi. Sono comunità che non avevamo mai visto prima, neppure consultando i database internazionali». Il gruppo, guidato dalla professoressa Anna Becker dell’Università di Brema, ha esplorato un’area vicina a una sorgente idrotermale: un punto dove l’acqua calda sgorga dal fondale creando condizioni molto diverse rispetto al resto dell’ambiente.

Il particolare più sorprendente? A quella profondità, la pressione è venti volte superiore a quella sulla superficie. Eppure, tra rocce e fanghi, si sono viste colonie di crostacei, vermi tubicoli e piccoli molluschi mai catalogati prima. Le prime analisi genetiche, affidate al laboratorio francese CNRS di Brest, parlano di “ramificazioni evolutive molto antiche”. Solo allora è calato un silenzio carico di tensione: «Non escludiamo che alcune specie risalgano a epoche antecedenti ai grandi cambiamenti climatici del Pleistocene», ha rivelato Moura.

Sfide biologiche e ipotesi evolutive

Le immagini subacquee diffuse ieri sera mostrano un ecosistema sostenuto da una fonte di energia fuori dal comune. Senza luce solare – lì in fondo non arriva nemmeno un raggio – queste comunità vivono grazie a processi chimici legati all’idrogeno solforato e al metano: la cosiddetta chemosintesi. Per la professoressa Becker, “questa scoperta dimostra che la vita può nascere anche in ambienti estremi, con equilibri molto delicati”.

La sorpresa è stata generale tra chi era presente alla conferenza. Le ipotesi nate nelle ultime settimane sono già al vaglio di riviste prestigiose come “Nature” e “Science”. Ma è stato subito chiarito un punto: l’habitat trovato a 700 metri – seppur profondo – non è il limite estremo per la vita marina conosciuta. Tuttavia, le interazioni fra animali e batteri osservate suggeriscono adattamenti sorprendenti, simili a quelli visti vicino alle bocche idrotermali nell’Oceano Pacifico. Solo che qui il quadro geologico e chimico è diverso.

Implicazioni per la ricerca scientifica

La scoperta ha fatto rapidamente il giro del mondo scientifico. Dal Woods Hole Oceanographic Institution negli Stati Uniti, il professor Daniel Ross ha commentato: «Questi ritrovamenti ci ricordano quanto ancora sappiamo poco del mondo sotto le onde. Ogni nuova specie può aiutarci a capire meglio le origini della vita». I ricercatori portoghesi hanno promesso che i primi risultati completi saranno pubblicati entro marzo.

Nel frattempo, alcune riviste hanno già anticipato le domande più urgenti: come si sono evolute queste specie? Quanto ha influito l’isolamento geografico? “Probabilmente la separazione dalla superficie terrestre ha permesso a queste comunità di sviluppare strategie uniche per sopportare pressioni fortissime e la scarsità di cibo”, spiega Becker.

Nuove frontiere per le esplorazioni oceaniche

Il sito scoperto nel gennaio 2026 entra adesso nella lista dei punti caldi per la biodiversità degli abissi. Gli esperti intervistati ieri sera dalla televisione portoghese RTP hanno chiesto missioni dedicate e tecnologie avanzate per continuare gli studi senza disturbare questo fragile equilibrio.

Per il governo portoghese – ha spiegato il sottosegretario alla Ricerca Carlos Matos – «l’obiettivo è trovare un equilibrio fra protezione dell’ambiente marino e ricerca scientifica avanzata». Intanto il Neptune Explorer tornerà mercoledì mattina a Porto. È previsto un incontro pubblico con i ricercatori.

Tra gli scienziati e gli osservatori si respira una certezza: sotto l’Atlantico ci sono ancora mondi nascosti, pronti a farsi conoscere.

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