Scoperte Pitture Rupestri in Australia Svelano la Presenza Antica delle Tigri della Tasmania

Salvatore Broggi

31 Marzo 2026

Sydney, 31 marzo 2026 – Nel cuore del Northern Territory, un gruppo di ricercatori australiani ha fatto una scoperta che potrebbe rimettere tutto in discussione: nuove pitture rupestri che raffigurano animali ritenuti estinti molto prima dell’arrivo dell’uomo in Australia. È accaduto la scorsa settimana in una caverna vicino a Kakadu e il ritrovamento riapre un dibattito acceso tra paleontologi e archeologi su quanto a lungo alcune specie di megafauna siano davvero sopravvissute accanto ai primi abitanti del continente.

Le pitture che fanno parlare di megafauna e uomini insieme

A individuare le figure è stato il team guidato dal dottor Matthew Kendall dell’Università di Sydney, durante una spedizione a circa 60 chilometri da Jabiru. Le immagini sulle pareti rocciose mostrano quello che sembrerebbero due esemplari di Diprotodon, un marsupiale gigante che, secondo le datazioni radiometriche finora accettate, si sarebbe estinto circa 46 mila anni fa.

“Non avevamo mai visto niente di simile”, ha detto Kendall in conferenza stampa. “La precisione delle pitture e il posto dove sono state trovate lasciano pensare che chi le ha fatte abbia visto questi animali con i propri occhi.” Insieme ai grandi erbivori si notano anche sagome di un imponente uccello incapace di volare, il Genyornis newtoni, oltre ad altre figure più stilizzate. Ma sono i particolari – come il muso arrotondato o la forma delle zampe – a suggerire un’osservazione diretta e non un semplice ricordo tramandato.

Rivedere le date: la megafauna forse è durata più a lungo

Il nodo cruciale della questione riguarda la possibile rivalutazione delle date sull’estinzione di queste specie. Finora si pensava che la maggior parte della megafauna australiana fosse scomparsa tra i 50 e i 45 mila anni fa, quindi prima dell’arrivo stimato dell’uomo sul continente (intorno ai 50 mila anni fa). Se le pitture sono autentiche e coeve ai primi insediamenti umani, significherebbe che uomini e questi grandi animali hanno convissuto per qualche migliaio d’anni.

“La comunità scientifica è divisa”, spiega la professoressa Linda Chow del Museo Nazionale Australiano. “C’è chi vede in questi dipinti una prova concreta; altri invece chiedono controlli più approfonditi sulla datazione dei pigmenti e delle rocce.” Un punto delicato, insomma.

Le prime analisi pubblicate su Nature Australia mostrano come i pigmenti usati – ocra e carbone vegetale – corrispondano a quelli tradizionalmente impiegati dagli aborigeni decine di migliaia di anni fa. Però mancano ancora analisi al radiocarbonio con margini d’errore ridotti, fondamentali per avere una cronologia più affidabile.

Reazioni contrastanti tra scienziati e comunità aborigene

La scoperta, resa nota inizialmente da un post sui social della Northern Land Council, ha acceso l’interesse non solo degli studiosi. Le comunità aborigene locali, custodi delle tradizioni orali, hanno accolto con rispetto questa novità. “Questi animali fanno parte delle storie del Dreamtime”, ha dichiarato Thomas Marrawa, portavoce della comunità. “Le pitture potrebbero rappresentare quel legame tra memoria antica e storia.”

Nel mondo accademico invece prevale la prudenza. Il paleontologo neozelandese Simon Curtis mette in guardia: “Non bisogna correre troppo con le conclusioni. A volte queste figure sono simboliche e vengono tramandate anche dopo che le specie reali sono scomparse.”

Cosa succederà ora: indagini delicate e sorveglianza

I prossimi mesi saranno decisivi. Il gruppo guidato da Kendall ha annunciato l’intenzione di prelevare piccoli campioni dai pigmenti senza danneggiare le pitture – un’operazione delicata prevista per fine aprile, sempre con il consenso delle autorità locali e delle comunità indigene. Solo allora sarà possibile capire se queste immagini possono davvero riscrivere la storia della convivenza tra uomo e megafauna in Australia.

Intanto la grotta resta sotto stretta sorveglianza della polizia statale per evitare visite indiscrete o atti vandalici. Al tramonto, mentre la luce sfiora appena l’ingresso roccioso, poche impronte nella sabbia rossa parlano di visitatori occasionali. L’attesa è palpabile: forse il passato remoto dell’Australia sta ancora per raccontarci qualcosa di nuovo.

Change privacy settings
×