Roma, 4 gennaio 2026 – I ricercatori dell’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del CNR hanno reso noti ieri i risultati di uno studio che, per la prima volta, spiega perché alcune volte le nubi temporalesche si raggruppano dando vita a piogge improvvise e alluvioni più violente. La ricerca, pubblicata su “Nature Communications” e guidata da Silvia Giunta, fisica dell’atmosfera, getta nuova luce su un fenomeno che sta diventando sempre più comune in Italia, soprattutto durante l’estate.
Quando le nubi si uniscono: cosa succede davvero
I ricercatori spiegano che la formazione di quegli “ammassi nuvolosi compatti” non dipende solo dall’umidità o dalle correnti ascensionali. “Abbiamo visto che anche piccoli cambiamenti nella temperatura degli strati bassi dell’atmosfera, appena uno o due gradi, possono scatenare un vero ‘effetto domino’ tra le nubi”, racconta Giunta. In pratica, quando una nube rilascia pioggia, raffredda l’aria intorno. Quella zona più fresca attrae le nubi vicine che tendono a raggrupparsi. E così il processo si alimenta da solo.
Le simulazioni fatte con dati raccolti tra Milano, Genova e la Val Padana mostrano come questo meccanismo possa far aumentare rapidamente e in modo concentrato le precipitazioni. In altre parole: dove prima cadevano piogge leggere e diffuse, oggi si abbattono nubifragi fortissimi in spazi ristretti e in breve tempo.
Il riscaldamento globale peggiora tutto
L’aggregazione delle nubi non è una scoperta nuova. Però lo studio italiano mette in evidenza come l’innalzamento delle temperature globali stia cambiando il loro comportamento. “Più caldo vuol dire più energia nell’atmosfera”, spiega l’esperta. “Questa energia spinge le nubi a unirsi con maggiore facilità, scatenando piogge intense”. Un problema che riguarda sempre di più anche le città italiane: nel 2025 sono stati registrati 32 episodi di alluvione localizzata tra Piemonte, Lombardia e Liguria — più del doppio rispetto alla media degli ultimi dieci anni.
Secondo l’Agenzia Europea per l’Ambiente, negli ultimi cinque anni le piogge intense nel Mediterraneo sono aumentate del 15%. E gli eventi estremi sembrano colpire zone un tempo più tranquille: nelle ultime settimane un forte temporale ha investito l’entroterra di Rimini, provocando frane e disagi.
Prevenzione e allerta: nuove sfide sul tavolo
Questo studio apre nuove strade anche per migliorare le allerte meteo. Capire come si formano queste nubi raggruppate potrebbe aiutare i meteorologi a prevedere piogge intense con maggior precisione. “Non basta dire che pioverà”, sottolinea Paolo Bernardi della Protezione Civile. “Bisogna sapere dove e quanto pioverà davvero. Sapere che c’è un ‘effetto calamita’ tra le nubi significa poter agire prima”.
A fare eco a queste parole sono gli amministratori locali. A Savona, la sindaca Ilaria Berruti ha chiesto un confronto con gli esperti del CNR dopo due esondazioni del torrente Letimbro nell’ultimo anno. “Non vogliamo più rincorrere le emergenze”, ammette. “Ci servono strumenti nuovi per proteggere la città”.
Ancora molto da capire
Gli scienziati avvertono: il lavoro appena pubblicato è solo un punto di partenza. Restano tanti interrogativi sul comportamento delle nubi aggregate. “Abbiamo fatto passi avanti, ma c’è ancora tanto da studiare”, dice Giunta. Tra i temi aperti ci sono gli effetti dell’inquinamento atmosferico o della presenza di polveri sottili, così come il ruolo della vegetazione sulla formazione degli ammassi nuvolosi.
Per ora, il messaggio degli esperti è chiaro: bisogna tenere d’occhio il meteo e aggiornare costantemente i sistemi di allerta perché il rischio di piogge violente legate alle nubi aggregate crescerà nei prossimi anni. Dietro tutto questo c’è un clima sempre meno prevedibile — con cieli che continuano a nascondere molti misteri.
