Washington, 25 gennaio 2026 – Tra gli addetti ai lavori e gli osservatori politici americani cresce la preoccupazione per quello che sta succedendo a Capitol Hill. Nelle ultime ore, secondo i dati della piattaforma di scommesse Polymarket, le probabilità di uno shutdown del governo statunitense sono salite fino al 77%. Un segnale chiaro che riflette il clima di tensione a Washington, dove i negoziati per evitare la chiusura degli uffici federali sembrano bloccati di nuovo.
Congresso in bilico: il rischio shutdown si fa concreto
Al centro del confronto c’è una doppia partita. Da un lato, il braccio di ferro tra repubblicani e democratici sulle modalità di finanziamento delle principali agenzie federali. Dall’altro, pesa ancora l’eco del precedente più recente: lo shutdown del 2025, durato tredici giorni e risolto solo dopo un accordo notturno tra Camera e Senato. Quel blocco aveva rallentato molte leggi, tra cui la discussa CLARITY Act. “Le conseguenze di uno stop alle attività governative sono difficili da prevedere, sia per l’economia che per la reputazione delle istituzioni”, ha detto stamattina una fonte vicina ai democratici alla Camera.
La CLARITY Act, una vittima dello stallo politico
La CLARITY Act, la legge pensata da tempo per rendere più trasparenti le donazioni elettorali, è rimasta bloccata nei meccanismi parlamentari proprio durante l’ultimo shutdown. Da allora il suo cammino è stato frenato anche da divisioni interne ai partiti. “Abbiamo perso settimane preziose e il prezzo politico si è fatto sentire”, ha ammesso il senatore John Mitchell (D-Illinois), uno dei principali sostenitori della proposta. Al momento però non c’è ancora una data precisa per la votazione finale: solo promesse di inserirla nell’agenda dei prossimi incontri.
Dati in aumento: cosa dicono le quote sul rischio shutdown
Anche se i numeri delle scommesse non sono previsioni scientifiche, la rapida crescita delle quote su Polymarket – dal 65% di lunedì al 77% di oggi – mostra bene quanto nervosismo ci sia fra gli addetti ai lavori. Le borse hanno avuto oscillazioni contenute negli ultimi giorni, ma nei corridoi di Wall Street molti preferiscono mantenere un profilo basso. “Il rischio di paralisi amministrativa è concreto, soprattutto dopo quanto visto in passato”, hanno scritto alcuni analisti di JP Morgan in un report diffuso stamattina.
Cosa rischia l’economia e la società in caso di shutdown
Uno shutdown significa stop temporaneo per centinaia di migliaia di dipendenti pubblici, chiusura di musei e parchi nazionali, interruzione dei servizi non essenziali e problemi nel pagamento degli stipendi federali. Nel 2025, secondo i dati dell’Ufficio di Bilancio del Congresso, ogni settimana senza attività costava circa 2 miliardi di dollari tra perdita di produttività e servizi sospesi. “Molte famiglie sono rimaste senza salario per giorni”, ha ricordato con amarezza un funzionario dell’Agenzia delle Entrate federale.
Politica incerta: ora si gioca tutto nelle prossime settimane
Da giorni le trattative vanno a singhiozzo: dichiarazioni pubbliche alternate a incontri segreti nei palazzi del potere. Il presidente della Camera, Kevin McCarthy, ripete che “si sta lavorando per trovare un accordo”, mentre dalla Casa Bianca cresce la preoccupazione per possibili ripercussioni anche sul fronte internazionale. La scadenza è fissata: entro venerdì prossimo va approvata una legge sulla spesa provvisoria o alcune agenzie federali dovranno chiudere.
Reazioni sul campo: ansia tra cittadini e impiegati pubblici
Intanto a Washington, così come in altre città amministrative come Baltimora e Philadelphia, si moltiplicano le testimonianze dirette: impiegati pubblici che chiedono spiegazioni ai sindacati e associazioni civiche allarmate per i servizi a rischio. “È già successo troppe volte in pochi anni”, racconta Angela Brown, bibliotecaria nella capitale. “Vorremmo solo lavorare senza l’ansia che tutto si blocchi all’improvviso”.
Il clima è quello della vigilia: i prossimi giorni saranno decisivi. E molti continuano a tenere d’occhio i numeri sulle piattaforme come Polymarket — lì dove si misura con percentuali quella che potrebbe diventare la nuova crisi americana.
