New York, 3 gennaio 2026 – Ilya Lichtenstein, condannato per il riciclaggio di Bitcoin rubati durante l’hackeraggio di Bitfinex nel 2016, è stato rilasciato in anticipo rispetto alla fine della sua pena. Lo ha annunciato lui stesso ieri sera su X (ex Twitter). La decisione si basa sul First Step Act, la riforma introdotta sotto l’amministrazione Trump che prevede sconti di pena per certi reati federali.
Il furto Bitfinex e le accuse contro Lichtenstein
Lichtenstein, nato in Russia e residente negli Stati Uniti da tempo, era finito sotto i riflettori dopo uno dei colpi informatici più clamorosi dell’ultimo decennio. Nel 2016 erano spariti dagli account di Bitfinex oltre 119.754 Bitcoin, che all’epoca valevano circa 72 milioni di dollari ma oggi superano i 4 miliardi. Bitfinex è una delle piattaforme più importanti per lo scambio di criptovalute.
Ci sono voluti anni agli investigatori federali per rintracciare i fondi: il nome di Lichtenstein, insieme a quello della moglie Heather Morgan, conosciuta come “Razzlekhan” nella scena rap americana, è emerso solo nel febbraio 2022, quando sono stati arrestati a New York.
Il Dipartimento di Giustizia sostiene che Lichtenstein abbia costruito una rete complicata di portafogli e identità false per nascondere e ripulire i soldi rubati. Tra gli strumenti usati ci sarebbero anche conti online, carte regalo e servizi anonimi di scambio. La procuratrice Lisa Monaco ha definito il sistema un “mosaico sofisticato di transazioni”, lavoro svolto in collaborazione con l’FBI.
La sentenza e il cammino in tribunale
Nel luglio 2023 la corte federale di Manhattan ha condannato Lichtenstein a due anni e mezzo di carcere con ammissione di colpa. Molti esperti hanno visto la pena come un compromesso tra la gravità del danno e la collaborazione offerta agli inquirenti. Lo stesso imputato ha ammesso davanti ai giudici: “Ho sbagliato. Ho aiutato gli investigatori a recuperare buona parte dei fondi”.
Nonostante l’entità del furto, proprio questo atteggiamento ha pesato sulla decisione dei magistrati.
Durante il processo sono venuti fuori dettagli curiosi: nell’abitazione della coppia gli agenti FBI hanno trovato pen drive nascoste dentro confezioni di burro o oggetti apparentemente innocui. Un vero manuale del nascondere dati.
First Step Act e libertà anticipata
Il rilascio anticipato si basa sul First Step Act, legge approvata dal Congresso nel 2018 su spinta dell’allora presidente Donald Trump. La norma permette a chi è detenuto per reati non violenti – dimostrando buona condotta – di ottenere riduzioni della pena grazie anche a programmi riabilitativi.
Su X, Lichtenstein ha scritto: “Sono grato per la possibilità di ricominciare. Il sistema deve punire, ma anche dare seconde chance”.
Fonti vicine all’amministrazione carceraria federale riferiscono che durante la detenzione Lichtenstein ha seguito corsi formativi e non ha mai ricevuto sanzioni disciplinari. Il suo rilascio, effettivo dal 2 gennaio, ha riacceso il dibattito sull’efficacia del First Step Act soprattutto nei casi legati ai nuovi crimini digitali.
Le reazioni nel mondo delle criptovalute
Nel settore delle criptovalute la notizia ha diviso gli animi. C’è chi vede nella riduzione della pena un segnale debole contro certe attività illegali; dall’altro chi sottolinea come il recupero dei Bitcoin abbia almeno parzialmente risarcito le vittime del furto del 2016.
Sui forum specializzati come Reddit o Bitcointalk si leggono commenti: “Il vero problema resta la sicurezza degli exchange”, scrive un utente americano.
Heather Morgan, ancora in attesa della conclusione del suo procedimento giudiziario, si è detta “sollevata” per il marito: “Ha pagato il suo debito con la giustizia”, ha detto tramite il proprio avvocato.
Per alcuni legali newyorkesi questo caso rappresenta una svolta nella giurisprudenza sulle criptovalute. “Ora non si possono più sottovalutare gli strumenti legali pensati per altri tipi di reati”, spiega l’avvocato John Williams.
Il futuro dopo il carcere
Lichtenstein ha dichiarato l’intenzione di tornare a una vita tranquilla a Brooklyn. “Ora penso solo a stare con la famiglia, non alle criptovalute”, ha confidato al New York Times.
Nei prossimi mesi dovrà comunque rispettare obblighi stringenti: controlli regolari e divieto assoluto di gestire conti digitali.
Nel frattempo la comunità degli investitori guarda con attenzione alle mosse delle autorità: resta alta la paura che episodi simili a quello Bitfinex possano tornare a verificarsi. Ma su un punto tutti sono d’accordo – esperti o semplici utenti: il capitolo dei furti miliardari in criptovalute è tutt’altro che chiuso.
