Milano, 23 gennaio 2026 – Il fenomeno del “restaking” nelle criptovalute ha raggiunto un record di 21 miliardi di dollari di TVL (Total Value Locked) nel mondo. A rivelarlo sono gli ultimi dati pubblicati da DeFiLlama, nella notte tra martedì e mercoledì. Un numero che a prima vista parla di una crescita rapida della finanza decentralizzata. Ma dietro questa facciata solida si nasconde un meccanismo meno rassicurante: una specie di leva finanziaria travestita da efficienza tecnica.
Come funziona il restaking e perché fa discutere
Il restaking, in pratica, consente di usare lo stesso asset come garanzia su più protocolli contemporaneamente. Vale a dire che una quantità di Ethereum già bloccata su un protocollo può essere “riutilizzata” altrove, facendo salire il totale dei fondi immobilizzati. Secondo diversi esperti interpellati da alanews.it, questo sistema espone il mercato a rischi moltiplicati: “Quando lo stesso collaterale viene contato più volte, si crea un effetto domino. Se qualcosa va storto anche in uno solo dei protocolli, il problema si propaga”, spiega Andrea Ricci, docente di Finanza Digitale all’Università Bicocca.
A puntare i riflettori sulla questione non sono solo gli accademici. Anche chi opera nel settore, come Lido Finance e EigenLayer – tra le piattaforme più attive in questo campo – ha diffuso nei giorni scorsi documenti per fare chiarezza sul tema. “Efficienza apparente, ma attenzione alle conseguenze per l’intero sistema”, hanno avvertito in una nota congiunta uscita lunedì sera.
I validatori e i rischi “impilati”
Al centro ci sono i validatori, cioè quegli attori che nelle blockchain proof-of-stake garantiscono la sicurezza delle transazioni mettendo a rischio i propri fondi. Con il restaking possono impegnare gli stessi asset su diverse reti, accumulando così i rischi di slashing: la possibilità che i fondi vengano confiscati se si commettono errori o comportamenti scorretti.
Secondo stime del team di Messari Research, almeno il 70% dei nuovi progetti che adottano il restaking non ha ancora definito regole chiare per gestire questi rischi doppi o tripli. “È come assicurare la stessa auto con più polizze, ma se la distruggi perdi tutto ovunque”, spiega con una metafora efficace Francesca Bruni, analista per CoinMarketWatch.
La preoccupazione emerge anche dai report delle principali società di sicurezza crittografica. Chainalysis, in un avviso pubblicato ieri mattina sul blog ufficiale, ha richiamato l’attenzione sulla scarsa trasparenza nella gestione del collaterale: “La tracciabilità cala quando gli asset vengono riciclati su più protocolli”, si legge nel testo.
L’effetto domino e cosa rischia il mercato
Il vero problema è che un problema localizzato può propagarsi velocemente a catena proprio perché le garanzie si sovrappongono. Se una falla tecnica colpisce uno dei protocolli principali (EigenLayer è spesso citato come esempio), gli effetti potrebbero estendersi anche agli altri progetti coinvolti dagli stessi validatori. I rischi non sono solo ipotesi: nella primavera del 2025, un bug nel protocollo Restaked ETH causò la perdita temporanea di 420 milioni di dollari per circa duemila investitori.
Dentro al settore si ammette apertamente che il tema è all’ordine del giorno nei comitati tecnici delle piattaforme principali. “Stiamo lavorando a modelli più solidi, ma l’interesse degli utenti è così alto che spesso si procede velocemente”, confida un developer di Lido Finance durante un’intervista informale all’EthCC 2025 a Bruxelles.
Restaking: tra regole da definire e voglia d’innovazione
Per ora le autorità di controllo – dalla SEC americana alla Consob italiana – stanno seguendo con attenzione ma senza intervenire direttamente. Secondo fonti raccolte da alanews.it alla sede milanese dell’Associazione Blockchain Italia, il tema sarà al centro di un workshop previsto per metà febbraio.
Resta da capire se questa crescita veloce del restaking sia davvero un passo avanti verso una DeFi più efficiente o solo un modo per accumulare rischi nascosti sotto la superficie. Come sempre nei mercati finanziari, il confine tra innovazione e fragilità è sottile. Per ora vale una sola parola: prudenza.
