Milano, 15 gennaio 2026 – Per la prima volta al mondo, un team di cardiochirurghi ha realizzato un bypass al cuore senza aprire il torace, passando invece da un’incisione nella gamba. L’intervento, eseguito pochi giorni fa all’IRCCS Policlinico San Donato di Milano, ha riguardato un uomo di 68 anni con gravi ostruzioni alle coronarie, impossibilitato a sostenere la chirurgia tradizionale. Questa operazione apre nuovi orizzonti nel trattamento delle malattie coronariche, soprattutto per pazienti a rischio elevato.
Un accesso mininvasivo che rivoluziona la chirurgia
L’équipe guidata dal professor Ottavio Alfieri ha comunicato che la procedura è stata completata nella notte tra il 10 e l’11 gennaio. Nessuna complicazione si è presentata e il paziente, ancora in terapia intensiva, sta riprendendosi bene. “Abbiamo inserito gli strumenti dall’arteria femorale, all’altezza dell’inguine,” spiega Alfieri, “poi li abbiamo guidati fino al cuore grazie a sistemi di imaging molto avanzati.” Di solito, un bypass richiede l’apertura dello sterno e l’uso della macchina cuore-polmone; qui invece non è stato necessario fermare il battito.
“Il torace è rimasto intatto,” racconta la dottoressa Laura Bernardi, anestesista coinvolta nell’intervento. “Il recupero cambia completamente: il paziente camminava già il secondo giorno dopo l’operazione.” In sala operatoria sei specialisti tra cardiochirurghi e radiologi si sono alternati durante le fasi delicate, utilizzando materiali di ultima generazione.
Tecnologia e competenze made in Italy
Il caso ha subito attirato l’attenzione della comunità scientifica internazionale. Il bypass, definito “ibrido”, è stato reso possibile da un nuovo stent vascolare sviluppato con l’Università di Pavia. La tecnica, chiamata “Endo-Bypass”, consiste nell’introdurre un condotto artificiale attraverso i vasi della gamba per aggirare l’ostruzione coronarica. “È frutto di cinque anni di studi preclinici,” ricorda il dottor Carlo Minelli, ingegnere biomedico.
Secondo i dati diffusi dal Policlinico San Donato, in Italia ogni anno si eseguono più di 28mila bypass aorto-coronarici con la chirurgia tradizionale. Solo circa il 15% dei pazienti può oggi accedere a tecniche meno invasive con robot o piccole incisioni; questa nuova strada potrebbe allargare molto il numero di candidati, specialmente tra gli anziani o i pazienti più fragili.
Reazioni e prospettive
La notizia ha colpito anche chi sta fuori dalla sanità. “Un risultato che conferma l’eccellenza della ricerca italiana,” ha commentato ieri mattina a Milano il ministro della Salute, Luca Bianchi. Anche alcune associazioni di pazienti hanno accolto la novità con favore: “Per chi non poteva essere operato per i rischi troppo alti, questa è una speranza concreta,” ha detto Francesca Neri dell’Associazione Cardiopatici Lombardia.
Per ora però l’intervento non è disponibile su larga scala: serviranno altri test e il via libera delle autorità competenti, spiegano fonti del Policlinico. Intanto sono già programmati tre nuovi casi nelle prossime settimane. I cardiologi avvertono che ci vorranno almeno dodici mesi per capire come si comporta questo bypass nel tempo rispetto ai metodi tradizionali.
Una nuova frontiera nella lotta all’infarto
In Italia – dicono gli ultimi dati ISTAT – le malattie cardiovascolari restano la prima causa di morte, con circa 220mila decessi ogni anno. Gran parte degli infarti nasce da ostruzioni alle coronarie che spesso richiedono proprio un bypass. La svolta milanese potrebbe cambiare le strategie cliniche in molti ospedali: “Se i risultati verranno confermati,” spiega Alfieri, “potremo evitare tanti rischi legati alla chirurgia invasiva.”
Il giorno dopo l’intervento alcuni infermieri raccontano di aver visto il paziente già intento a leggere il giornale. Un dettaglio semplice ma eloquente del passo avanti fatto. E chissà che presto il bypass senza tagliare il petto non diventi la norma per chi combatte ogni giorno contro l’infarto.
