Washington, 10 gennaio 2026 – Scintille al Congresso sugli “scommettitori del futuro”, ovvero i prediction market, quelle piattaforme digitali dove si punta su cosa succederà domani. Nel mirino soprattutto c’è Polymarket. Ieri, Nancy Pelosi, ex Speaker della Camera e deputata democratica della California, ha presentato un disegno di legge per vietare ai politici e ai funzionari federali di usarli. La mossa riapre un dibattito caldo su trasparenza e rischi di conflitti d’interesse negli uffici pubblici americani.
Pelosi contro le scommesse politiche: il nodo Polymarket
Fonti parlamentari raccontano che il testo – depositato attorno alle 15 locali nella sala stampa del Congresso – punta a chiudere l’accesso a Polymarket e simili per chi siede al Congresso, nello staff presidenziale o nelle agenzie governative. Sono cinque pagine fitte che mettono nel mirino la natura speculativa di queste “previsioni finanziarie” su grandi eventi politici e giudiziari, come le elezioni presidenziali di novembre.
“Permettere a chi ha il potere pubblico di scommettere sulle decisioni istituzionali mina la fiducia dei cittadini”, ha detto Pelosi in una breve dichiarazione a Capitol Hill. Ha richiamato i pericoli di manipolazione e insider trading. Negli ultimi mesi sono spuntati diversi report che segnalano un boom di utenti americani su Polymarket, piattaforma con sede a New York ma con server sparsi nel mondo. Dal gennaio 2025 a oggi, dati raccolti dalla società Chainalysis parlano di oltre 40 milioni di dollari puntati su scenari politici statunitensi. Circa il 12% delle giocate proverrebbe da account legati indirettamente a dipendenti pubblici.
La difesa delle piattaforme: “Non è gioco d’azzardo”
Le reazioni non sono mancate. Robert Leshner, advisor di Polymarket, ha spiegato a CNBC che questi event prediction market non sono gioco d’azzardo ma “strumenti per mettere insieme l’intelligenza collettiva”. Per lui, i dati prodotti sono stime affidabili sulle probabilità reali e utili anche agli esperti di elezioni. Ma l’FBI aveva già lanciato un allarme lo scorso dicembre sul rischio che qualcuno con informazioni privilegiate possa sfruttare il sistema. “Stiamo tenendo sotto controllo ogni movimento strano legato a Washington e alle agenzie federali”, si legge in una nota interna.
Alcuni osservatori sottolineano che il fenomeno è tutt’altro che marginale: nella settimana dopo il Super Tuesday delle primarie democratiche, le scommesse su Polymarket hanno superato i 9 milioni di dollari, concentrate soprattutto sulla sfida tra Joe Biden e Donald Trump.
Il dibattito tra trasparenza e libertà digitale
La proposta di Pelosi ha subito acceso le polemiche tra i partiti. I repubblicani accusano la leader democratica di voler limitare “la libertà d’informazione in rete”. Ted Cruz, senatore del Texas, avverte che “vietare queste piattaforme non fermerà la corruzione, ma spingerà le scommesse verso canali oscuri e senza regole”. Diversa la linea dei centristi: qualche voce bipartisan ammette che servono regole più chiare, soprattutto con le presidenziali in vista. “Bisogna trovare un equilibrio tra trasparenza e privacy digitale”, ha detto la deputata moderata Abigail Spanberger.
Al momento la legge federale vieta solo ai funzionari pubblici di investire in titoli influenzati dalle proprie decisioni politiche. Ma puntare sulle conseguenze delle proprie scelte resta una zona grigia. Solo pochi mesi fa, nel giugno scorso, la Commodity Futures Trading Commission ha aperto un’indagine sui volumi anomali registrati durante alcune votazioni al Senato.
Prospettive e tempi dell’iter legislativo
Adesso toccherà alla Commissione Affari Interni esaminare il testo. Secondo fonti democratiche la discussione dovrebbe partire già la prossima settimana. Si prevedono emendamenti sia per stringere sia per alleggerire le misure; in ballo anche multe fino a 250mila dollari e possibili sospensioni dai ruoli pubblici per chi trasgredisce. Pelosi ha lasciato intendere chiaramente: “Non c’è più tempo per lasciar correre ambiguità sulle scommesse legate alle funzioni pubbliche”.
Nel frattempo, fuori dai palazzi del potere, la questione infiamma anche l’opinione pubblica. Al campus universitario di Georgetown, qui a Washington, alcuni studenti hanno detto ai cronisti: “Da mesi non si parla d’altro che di Polymarket. Chi ha certe informazioni parte avvantaggiato”.
Insomma, lo scontro sui prediction market è destinato ad allargarsi ancora. E promette di mettere alla prova – fra regole stringenti e libertà individuale – i limiti stessi del rapporto fra politica e nuove tecnologie negli Stati Uniti.
