Perché il 67% dei progetti AI fai-da-te fallisce? Le strategie vincenti per le aziende

Salvatore Broggi

5 Aprile 2026

Milano, 5 aprile 2026 – In un mercato che non concede pause, le imprese italiane che puntano su soluzioni acquistate da fornitori specializzati stanno raccogliendo risultati concreti. Dati aggiornati al primo trimestre di quest’anno mostrano un tasso di successo vicino al 67% per questi progetti, un dato che fa la differenza rispetto alla media del settore a livello nazionale.

Affidarsi ai fornitori specializzati: i numeri parlano chiaro

Il tema della digitalizzazione e dell’innovazione resta al centro dell’attenzione. Ma non tutte le strade portano allo stesso traguardo. A dirlo è uno studio dell’Osservatorio Innovazione Digitale delle PMI del Politecnico di Milano, pubblicato a marzo 2026.
Le aziende che hanno scelto di sviluppare internamente le loro soluzioni digitali ottengono un successo poco sopra il 50%. Chi invece si affida a partner esterni — specializzati in servizi digitali, consulenza tecnologica o automazione industriale — vede la percentuale salire al 67%.
Secondo i ricercatori milanesi, questo risultato è frutto della “capacità dei fornitori di trasferire know-how aggiornato e di anticipare le criticità legate all’integrazione”.

Esperienza e competenze verticali: cosa fa davvero la differenza

Un manager del settore manifatturiero milanese, intervistato mercoledì durante il convegno annuale Assolombarda, ha spiegato: “Abbiamo provato a gestire in casa la digitalizzazione della produzione. I tempi si sono allungati e i costi sono schizzati. Solo quando abbiamo scelto una piattaforma offerta da un fornitore specializzato abbiamo visto risultati già dopo sei mesi.”
Non è un caso isolato. Nel distretto produttivo di Brescia, Franchini S.p.A., azienda metalmeccanica, conferma che collaborare con partner esterni ha significato “un salto di qualità nella gestione dei dati” e meno errori nei processi.
Gli analisti mettono in evidenza due fattori chiave: team multidisciplinari tra i fornitori e accesso a soluzioni già testate in diversi mercati.

Costi iniziali più alti ma ritorni più veloci

Affidarsi a un fornitore specializzato richiede un investimento iniziale più consistente rispetto allo sviluppo interno. L’Osservatorio stima una spesa iniziale tra il 15 e il 25% superiore. Ma qui si gioca tutta la partita: nei mesi dopo l’implementazione i vantaggi emergono chiaramente.
I progetti fatti in casa spesso incontrano ritardi o problemi imprevisti che fanno lievitare i costi o compromettono gli obiettivi. Al contrario, quelli realizzati con l’aiuto di fornitori esterni mostrano una maggiore capacità di rispettare tempi e budget.
Un direttore finanziario di una media impresa alimentare romana ammette: “Abbiamo investito di più all’inizio, ma ci siamo garantiti continuità operativa e supporto tecnico costante. I problemi li abbiamo risolti velocemente.”

La voce delle associazioni: scegliere bene il partner è fondamentale

Confartigianato Lombardia mette però in guardia: il presidente Marco Pasini ha sottolineato ieri pomeriggio che “scegliere un fornitore va fatto con grande attenzione: bisogna controllare referenze, casi concreti e presenza sul territorio”.
Spesso aziende poco strutturate rischiano di affidarsi a soluzioni troppo complesse o fuori misura per le loro esigenze produttive.
Anche CNA Emilia-Romagna conferma questo rischio: “Abbiamo ricevuto segnalazioni di piccole imprese penalizzate da pacchetti standard pensati per realtà molto più grandi.”
Per rispondere a queste difficoltà, il Politecnico ha lanciato una piattaforma per mettere in contatto PMI con fornitori certificati.

Prospettive aperte ma nodi ancora da sciogliere

Gli esperti confermano che la tendenza a esternalizzare l’innovazione tecnologica si sta consolidando tra le PMI italiane. Il dato del 67% fotografa un fenomeno in crescita soprattutto nel Nord Italia. Ma non tutto procede senza intoppi: resta critica la formazione del personale interno, spesso in difficoltà ad aggiornarsi al passo delle nuove tecnologie introdotte dall’esterno.
Solo superando questo scoglio — suggerisce lo studio del Politecnico — si potrà davvero parlare di una trasformazione digitale diffusa e integrata nel tessuto imprenditoriale italiano. Nel frattempo le aziende continuano a valutare caso per caso: trovare il partner giusto e progettare su misura restano la formula vincente.

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