Organi umani coltivati in animali: la rivoluzione scientifica tra speranze e sfide etiche negli USA

Salvatore Broggi

13 Dicembre 2025

New York, 13 dicembre 2025 – Negli Stati Uniti prende sempre più piede la ricerca sugli organi umani coltivati in animali geneticamente modificati e sui trapianti da suini a esseri umani. Un tema che nelle ultime settimane ha acceso un acceso dibattito tra scienziati, medici e società civile. La questione, che si colloca al confine della medicina rigenerativa, mette in luce non solo le grandi speranze della scienza ma anche una serie di dubbi, non solo etici, legati a questa innovazione.

Organi umani in animali: la sfida dei laboratori americani

Nei laboratori di università come Stanford e Harvard Medical School, da tempo si lavora su embrioni animali modificati dove vengono inserite cellule staminali umane. Gli esperti spiegano che si tratta di far “crescere” tessuti umani all’interno di maiali o pecore, approfittando della loro compatibilità biologica. L’obiettivo è semplice e urgente: provare a risolvere la cronica mancanza di organi per i trapianti. Nel frattempo, i dati dell’United Network for Organ Sharing parlano chiaro: ogni giorno circa 17 persone muoiono negli Stati Uniti aspettando un organo. Un numero che rende difficile qualsiasi esitazione sul piano medico.

I ricercatori sottolineano i passi avanti fatti finora. “Siamo riusciti a ottenere embrioni di maiale dove il pancreas o il cuore sono formati quasi completamente da cellule umane”, ha spiegato il genetista Hiro Nakauchi, uno dei pionieri del campo a Stanford. Allo stesso tempo, altre strutture stanno sperimentando direttamente i trapianti da suino a pazienti: dopo i primi tentativi lo scorso anno a Baltimora con cuori e reni di maiali geneticamente modificati su persone in condizioni terminali, la strada sembra aperta. E i risultati? “Abbiamo visto sopravvivenze superiori ai 40 giorni anche in condizioni molto critiche”, ha raccontato la dottoressa Christine Lau, dell’University of Maryland.

Tra speranze e ostacoli tecnici

Dietro le quinte crescono le aspettative dei medici. “Siamo vicini a poter offrire una vera alternativa a chi oggi non ne ha”, ammette il chirurgo Robert Montgomery della NYU Langone Health, che nel 2024 ha eseguito uno dei primi trapianti di rene da suino su un paziente in morte cerebrale. Il punto cruciale resta ridurre le liste d’attesa e minimizzare il rigetto: “Modificando geneticamente l’animale donatore – spiega – possiamo tagliare di molto le reazioni immunitarie”.

Ma la strada è tutt’altro che liscia. Il pericolo di trasmettere virus dagli animali agli esseri umani è sempre sotto controllo stretto. Così come resta un’incognita il comportamento delle cellule umane dentro questi animali modificati. Anche sulle performance a lungo termine degli organi xenotrapiantati – cuore, fegato o reni – si hanno ancora dati limitati. “Non siamo ancora in grado di garantire che durino anni come quelli veri”, precisa la dottoressa Lau.

Etica sotto la lente: un dibattito acceso

Sul piano etico il confronto è acceso. Le associazioni animaliste statunitensi parlano apertamente di “sfruttamento degli animali”, mentre gruppi laici e religiosi chiedono regole precise: dove finisce la ricerca e dove comincia l’alterazione innaturale? “Stiamo rischiando di oltrepassare una soglia per comodità senza pensare alle conseguenze”, ha detto padre James Kavanagh, portavoce della Conferenza Episcopale Usa.

Negli ultimi mesi molte università hanno creato comitati bioetici per valutare ogni singolo progetto con attenzione. Anche i ricercatori sembrano muoversi con prudenza: “Ogni passo deve essere ben valutato, altrimenti rischiamo di perdere la fiducia del pubblico”, riconosce il dottor Evan Snyder dello Scripps Research Institute.

Il pubblico è diviso. Secondo un sondaggio Gallup pubblicato a ottobre, il 49% degli americani è favorevole all’uso di organi coltivati in animali per trapianti, mentre il 38% si oppone. Ma chi ha vissuto da vicino l’attesa spesso nutre speranza. “Se avessi avuto questa possibilità cinque anni fa, forse mio fratello sarebbe ancora qui”, confida Jennifer Marks da Houston.

Il domani si avvicina: tra norme e bisogni reali

Nel frattempo la Food and Drug Administration (FDA) sta rivedendo le regole sul tema. La strada verso una diffusione più ampia è ancora lunga e piena di incognite tecniche e normative. Però – sottolineano medici e ricercatori – la pressione dei pazienti cresce e il bisogno reale di nuovi organi è destinato ad aumentare.

Forse solo allora si riuscirà a tracciare un confine più netto tra innovazione biotecnologica e rispetto dei limiti naturali. Intanto restano i numeri sul tavolo: ogni giorno negli ospedali americani le liste d’attesa si allungano ancora, con loro cresce l’urgenza di trovare soluzioni rapide e concrete.

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