Milano, 9 gennaio 2026 – La Optimism Foundation ha lanciato ieri una proposta che potrebbe cambiare in modo significativo la gestione economica della Superchain, la rete blockchain di secondo livello diventata in pochi anni una delle soluzioni più diffuse per tagliare i costi delle transazioni su Ethereum. Nel comunicato diramato nella serata dell’8 gennaio, la fondazione ha spiegato di voler destinare il 50% delle commissioni raccolte sulla Superchain al riacquisto del token OP. Un passo pensato sia per sostenere il valore dell’asset sia per dare più forza alla governance del progetto.
Un nuovo equilibrio tra community e mercato
La proposta, ancora aperta al dibattito, arriva mentre la Superchain è in piena crescita: oggi gestisce centinaia di migliaia di transazioni al giorno sulle principali sidechain legate a Ethereum. Quel che salta subito all’occhio, soprattutto nei forum della community, è proprio la scelta di usare metà degli introiti da commissioni – una voce in costante aumento – per comprare e togliere dal mercato i token OP. “L’obiettivo è mettere sullo stesso piano chi usa il network e chi lo sostiene”, ha scritto su X (ex Twitter) Ben Jones, co-fondatore di Optimism.
Non si tratta solo di numeri. Chi appoggia l’iniziativa sostiene che il riacquisto regolare dei token può aiutare anche a migliorare la governance decentralizzata: “In questo modo si riduce la pressione sulle vendite e si rafforza il controllo nelle mani di chi partecipa davvero”, ha spiegato un investitore storico nel canale Discord ufficiale.
Cosa cambia per utenti e investitori
Oggi le commissioni sulla Superchain vengono divise tra sviluppatori, operatori delle infrastrutture e la stessa Optimism Foundation, che usa quei fondi per finanziare progetti, sovvenzioni e attività di sviluppo. Se l’idea andrà avanti, metà degli incassi dalle commissioni – secondo i dati di dicembre stiamo parlando di 500mila-700mila dollari al mese – sarà usata per comprare OP sul mercato secondario. L’obiettivo è spingere il valore percepito del token, dando liquidità a chi vuole entrare o uscire dall’investimento.
A breve termine potrebbe aumentare la volatilità del prezzo di OP. Alcuni esperti hanno messo in guardia: “Questi interventi possono essere un’arma a doppio taglio”, ha commentato Linda Garber, analista di cryptoasset presso ChainScan. “Mantengono alto il prezzo nel breve periodo, ma se non cresce una domanda reale possono creare scompensi.”
Una sfida aperta tra layer-2
Negli ultimi sei mesi, le soluzioni layer-2 – le reti che lavorano sopra Ethereum per renderlo più veloce ed efficiente – hanno visto crescere la concorrenza. Oltre alla stessa Optimism, ci sono catene come Arbitrum, Base e zkSync che corrono tutte per attirare progetti e utenti. In questo gioco, gestire bene le commissioni è diventato uno strumento chiave: chi riesce a restituire valore alla community – con buyback o altre forme – spesso guadagna più coinvolgimento e fiducia.
A differenza di altre reti che puntano su incentivi diretti agli sviluppatori o sul taglio delle commissioni, la strategia della Optimism Foundation punta tutto sul rafforzamento del token come bene strategico.
Verso una decisione condivisa
Non c’è ancora una data precisa per il voto finale sulla proposta. I rappresentanti della fondazione hanno però annunciato che presto organizzeranno incontri pubblici online per ascoltare tutte le opinioni. “Vogliamo sentire ogni voce”, ha detto Jones in un’intervista breve ma chiara. Nel frattempo i possessori di OP discutono animatamente tra entusiasmo e dubbi: alcuni temono che il buyback possa favorire solo i grandi detentori; altri chiedono più trasparenza sui criteri con cui verranno fatti gli acquisti.
Sul fondo resta aperta una domanda importante: quanto potrà reggere questo modello? Se i volumi dovessero calare o se arrivassero nuove regole a stringere il settore crypto, tutto potrebbe dover essere rivisto. Solo allora si capirà davvero quale sarà l’impatto di questa mossa sul futuro della Superchain e dei suoi utenti.
