Opah, il pesce a sangue caldo che domina gli abissi: il segreto evolutivo svelato

Salvatore Broggi

6 Gennaio 2026

Milano, 6 gennaio 2026 – L’opah, quel pesce dal corpo tondo e dai colori accesi, da anni stuzzica la curiosità di biologi e pescatori. Questo animale, infatti, riesce a mantenere una temperatura corporea più alta rispetto all’oceano che lo circonda. Un vero e proprio “radiatore vivente” che mette in discussione alcune regole della vita marina e apre nuove strade nello studio della biologia evolutiva dei pesci. La scoperta, ormai vecchia di quasi dieci anni e pubblicata su riviste come Science, torna sotto i riflettori grazie a nuove ricerche condotte nel 2025 dall’Università della California. Questi ultimi studi spiegano meglio come l’opah utilizzi il calore a suo favore.

Un pesce “a sangue caldo” nelle profondità marine

L’opah (Lampris guttatus), conosciuto anche come pesce re o pesce luna reale, si muove principalmente tra i 50 e i 500 metri di profondità, nelle acque temperate e tropicali di tutto il mondo. A differenza di quasi tutti gli altri pesci, la sua temperatura corporea può superare quella dell’acqua circostante di 5-6 gradi. Nel caso degli adulti osservati nell’Atlantico centrale, i sensori hanno rilevato temperature stabili attorno ai 18°C, mentre l’acqua intorno si aggira sui 12-13°C.

Una cosa davvero insolita, visto che la maggior parte dei pesci sono ectotermi: cioè dipendono dalla temperatura dell’acqua per regolare il proprio metabolismo. “L’opah è l’unico pesce capace di tenere il corpo più caldo dell’ambiente”, spiega Mark Wainwright, biologo marino alla Scripps Institution of Oceanography. Qui si nasconde la sua forza evolutiva.

Muscoli e branchie: il motore del calore

Come fa l’opah a generare e conservare il calore? La risposta sta in un mix particolare di caratteristiche fisiche: i suoi muscoli pettorali, quelli usati per nuotare, producono calore durante il movimento. Questo calore non va disperso, perché viene trattenuto da una rete speciale di vasi sanguigni intrecciati nelle branchie — una sorta di scambiatore naturale.

Qui avviene il passaggio decisivo: il sangue caldo che esce dai muscoli riscalda quello freddo che entra dalle branchie, limitando così la perdita di calore verso l’esterno. Secondo uno studio guidato da Nicholas Wegner e pubblicato su Science, “questo sistema permette all’opah di tenere organi vitali e cervello in condizioni ottimali anche nelle acque fredde delle grandi profondità”.

Vantaggi nella caccia in acque gelide

Ma perché tutto questo sforzo? La chiave è nel modo in cui l’opah caccia. Questo predatore medio-grande — può raggiungere i due metri e superare i 60 chili — si sposta tra correnti fredde per inseguire prede agili come calamari e piccoli pesci. Essere più caldo significa reagire più in fretta, muovere meglio i muscoli e vedere con più nitidezza dove la luce scarseggia.

In più, un metabolismo più alto permette all’opah di nuotare a lungo senza perdere ritmo in ambienti dove altri animali rallenterebbero o addirittura soccomberebbero. Le analisi del gruppo guidato dal professor Alejandro Rico-Mora confermano che “il calore interno aiuta agilità e resistenza anche sotto sforzo”. Non sorprende quindi che questo pesce si spinga in zone dove pochi altri riescono a sopravvivere.

Nuove strade per ricerca e tecnologia

Le scoperte sull’opah non sono solo un fatto curioso: “Capire questi meccanismi può far luce su come gli animali marini affrontano i cambiamenti climatici”, dice Wainwright. Con l’aumento delle temperature oceaniche, studiare chi sa adattarsi meglio diventa fondamentale.

C’è anche un aspetto pratico: alcune soluzioni fisiologiche dell’opah sono già al centro di studi per applicazioni nella robotica sottomarina o nella realizzazione di tute da immersione avanzate per usi scientifici o militari. Per ora però — come raccontava ridendo un pescatore portoghese al porto di Peniche all’alba — “questo pesce non si lascia prendere facilmente: forse è proprio perché è più sveglio degli altri!”. E forse non aveva torto del tutto.

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