Milano, 12 aprile 2026 – Un nuovo sistema AI neuro-simbolico, nato dalla collaborazione di un team internazionale di ricercatori, potrebbe rivoluzionare i data center nei prossimi anni, abbattendo i consumi energetici fino a cento volte entro il 2030. L’annuncio, dato ieri durante una conferenza al Politecnico di Milano, ha subito catturato l’attenzione sia del mondo tecnologico che delle istituzioni, proprio mentre la sostenibilità energetica è diventata una sfida cruciale per le infrastrutture digitali.
Il modello neuro-simbolico: una svolta per l’energia
Al centro della notizia c’è questo sistema di intelligenza artificiale neuro-simbolica, che unisce reti neurali e ragionamento simbolico per elaborare i dati in modo più efficiente. A spiegare la novità è stato il professor Giovanni Malaguti, docente di informatica applicata e uno dei responsabili del progetto: “Abbiamo rivisto la struttura delle reti neurali, inserendo moduli logici capaci di eliminare operazioni inutili. I primi test mostrano chiaramente un risparmio energetico concreto”. La presentazione si è svolta ieri mattina nell’aula Rogers.
Oggi i data center – grandi capannoni spesso ai margini delle città, da Vimercate a Francoforte – consumano sempre più energia, sia per alimentare i server sia per il raffreddamento. Secondo ENEA, un centro dati di media dimensione può arrivare a usare oltre 30 megawattora all’anno: quanto basta per rifornire interi quartieri.
Impatti concreti su ambiente e mercato digitale
Le stime preliminari parlano chiaro: applicando questo nuovo modello a un data center medio-grande, i consumi potrebbero scendere dagli attuali 33 megawattora a poco più di 0,3 megawattora all’anno. Un taglio drastico che si tradurrebbe in bollette più leggere e meno emissioni in atmosfera. L’obiettivo è il 2030, un anno cruciale anche per le strategie europee di decarbonizzazione.
L’entusiasmo non manca nemmeno tra gli operatori del settore. Sergio Valenti, responsabile operations in un’azienda che gestisce hub digitali tra Bergamo e Brescia, osserva: “Questa prospettiva ci spinge a ripensare tutta la filiera, dai chip ai software”. La sostenibilità dei data center è ormai uno dei nodi da sciogliere nella transizione ecologica europea. Eppure oggi l’IT pesa già per oltre il 4% dei consumi energetici mondiali.
Dai laboratori alla realtà: le sfide ancora aperte
Non tutto però è fatto: portare questa tecnologia dal laboratorio all’uso industriale resta una sfida. I prototipi installati tra il campus Bovisa e partner privati a Lione e Zurigo hanno dato risultati promettenti ma occorre tempo prima di una diffusione su larga scala.
Il professor Malaguti non nasconde gli ostacoli: “Adeguare i sistemi esistenti non è semplice. Solo superando queste difficoltà potremo parlare davvero di salto tecnologico”. La compatibilità con l’hardware attuale e i costi di transizione sono tra le principali incognite. C’è anche la questione della sicurezza informatica da tenere d’occhio: “Serve mantenere standard elevati anche in contesti critici”, aggiunge.
Reazioni politiche e prospettive sul futuro
Durante l’evento milanese non sono mancate le reazioni politiche. Il sottosegretario all’Innovazione, Paola Marini, ha definito “strategico” questo percorso: “Sostenere queste soluzioni sarà fondamentale per raggiungere gli obiettivi europei su energia e clima”. Anche alcune aziende del settore energetico stanno valutando sviluppi e possibili investimenti.
Dietro a tutto c’è la sfida globale: Cina e Stati Uniti lavorano su progetti simili, come riportato dal MIT Technology Review. Ma gli esperti intervenuti ieri a Milano sottolineano che l’Italia potrebbe ritagliarsi uno spazio grazie alla collaborazione tra università e imprese.
Tra chi lavora nel campo c’è cautela ma anche fiducia. Se davvero si realizzerà questo taglio drastico dei consumi energetici nei data center entro il 2030, potremmo vedere cambiare rapidamente il volto del digitale europeo. E forse la tecnologia e la sostenibilità troveranno finalmente un equilibrio tutto nuovo.
