Esperti e artisti si confrontano sulle sfide poste dall’IA nel settore della musica: il pubblico, al momento, sembra non apprezzare
Il rapporto tra musica e intelligenza artificiale continua a suscitare dibattiti e riflessioni nel mondo accademico e industriale. L’ultima giornata di confronto si è svolta ieri presso l’Università Roma Tre, dove si è tenuto il convegno “Musica & AI tra Valore Artistico e Tutele Normative”, promosso dall’AIRIA in collaborazione con il Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo dell’ateneo.
Musica e IA: un dialogo tra creatività e tecnologia
L’incontro ha messo in luce come l’intelligenza artificiale generativa stia rivoluzionando il settore musicale, ma anche le sfide che ne derivano, sia dal punto di vista artistico che normativo. Il professor Luca Aversano, direttore del dipartimento ospitante, ha sottolineato come la questione dell’autorialità sia centrale: “La musica ha attraversato secoli senza autori nel senso moderno, dunque l’idea stessa di autorialità è un concetto relativamente recente”. Questo apre a interrogativi sulla natura delle opere create con l’ausilio dell’IA e sul loro riconoscimento.
Secondo Chiara Santoro, esperta di musica e tecnologia e consulente AIRIA, il mercato globale dell’IA applicata alla musica comprende oggi circa 300 startup. Gli strumenti spaziano dalla composizione automatica alla produzione e al mixing, ma la saturazione di contenuti è enorme: ogni giorno si caricano oltre 100mila brani sulle piattaforme digitali, molti dei quali generati dall’IA, anche se pochi raggiungono un pubblico significativo.
Questioni normative e percezione del pubblico
Il CEO di FIMI, Enzo Mazza, ha evidenziato i rischi legati all’utilizzo scorretto dell’IA, come l’uso di bot per manipolare classifiche musicali, sottolineando la necessità di un sistema di licenze che regoli la produzione e la distribuzione legale della musica generata da intelligenze artificiali. Sul piano regolatorio, la commissaria Elisa Giomi di AGCOM ha ribadito l’importanza di garantire un equilibrio tra tutela delle opere europee e apertura all’innovazione globale, ricordando che escludere la musica europea dai dati di addestramento limiterebbe la competitività tecnologica del continente.
Dal punto di vista della percezione pubblica, Viviana De Vincentis, chief legal officer di SIAE, ha citato studi che mostrano come il valore economico e artistico di un brano cali drasticamente se si sa che è stato prodotto da un’IA, aprendo la strada a discussioni sull’etichettatura e la definizione dei confini tra produzione umana e automatizzata.
L’esperienza diretta degli artisti
Tra i partecipanti al convegno, anche l’artista e autore di hit italiane Jacopo Èt, che ha raccontato come l’intelligenza artificiale abbia modificato parzialmente il suo lavoro. “Gli strumenti basati su IA sono ancora agli albori e spesso il risultato è un suono ‘sporco’ – ha spiegato – Tuttavia, rappresentano un potente stimolo creativo in un mercato musicale ormai saturo, dove realizzare un brano di qualità richiede tempo, indipendentemente dal processo utilizzato”.
L’evento di ieri ha dunque confermato come la convivenza tra musica e intelligenza artificiale sia un terreno complesso e in continua evoluzione, che richiede un equilibrio tra innovazione tecnologica, tutela dei diritti e attenzione al valore artistico percepito dal pubblico.
