Morgan Stanley punta su Bitcoin: deposito S-1 alla SEC per nuovo ETF criptovalute

Cristina Manetti

6 Gennaio 2026

New York, 6 gennaio 2026 – Morgan Stanley, uno dei colossi finanziari americani, ha ufficialmente depositato nella tarda serata di ieri il modulo S-1 alla SEC – la Securities and Exchange Commission – per lanciare un proprio ETF legato al bitcoin. Un annuncio molto atteso dagli operatori, che segna un’altra tappa importante nell’apertura sempre più netta di Wall Street verso le criptovalute. La notizia, diffusa direttamente dagli uffici newyorkesi della banca, ha subito catturato l’attenzione di analisti e investitori, in quella che sembrava una giornata normale tra i corridoi del Nasdaq.

Il mondo bancario dà segnali chiari

Il documento S-1, pubblicato nel tardo pomeriggio (orario della East Coast), descrive in dettaglio la struttura e gli obiettivi del nuovo prodotto: un Exchange Traded Fund ancorato al valore del bitcoin. Dalle informazioni trapelate, Morgan Stanley punta a offrire sia agli investitori istituzionali che ai clienti retail “un modo regolamentato e trasparente per puntare sulla criptovaluta più importante”, come si legge nella presentazione allegata. Dopo mesi di valutazioni interne, questa mossa segna una svolta significativa per il tradizionale sistema bancario statunitense.

James Gorman, presidente esecutivo di Morgan Stanley, non ha voluto sbilanciarsi sui tempi precisi del lancio. Ha però sottolineato che “il settore finanziario deve accompagnare le innovazioni senza però dimenticare le garanzie che i risparmiatori si aspettano”, parole pronunciate durante un’intervista alla CNBC. Nessun dettaglio ancora sui costi o sulle caratteristiche tecniche.

Perché questa mossa è importante (e a chi serve)

La proposta di un ETF sul bitcoin da parte di una banca storica come Morgan Stanley non è solo un fatto tecnico. È una tappa decisiva nel processo di accettazione delle criptovalute da parte della finanza tradizionale, dopo anni di dubbi e resistenze. Nel 2021 la SEC aveva già respinto diverse richieste simili da parte di istituzioni più piccole o start-up. Oggi però il quadro sta cambiando: BlackRock e Fidelity hanno presentato domande analoghe nell’ultimo anno. Gli esperti parlano di una domanda crescente da parte di fondi pensione, assicurazioni e family office che vogliono diversificare i loro portafogli.

Una fonte interna all’Asset Management ha spiegato telefonicamente che “la questione ormai non è più se, ma come regolare l’accesso ai criptoasset”. La concorrenza tra grandi player come Morgan Stanley e gli altri giganti del settore sta spingendo perché tutto si muova più in fretta, pur mantenendo la prudenza necessaria.

La SEC al centro della partita

Adesso tocca alla SEC, chiamata a valutare il modulo S-1 seguendo le procedure federali americane. Di solito l’analisi dura dai 3 ai 6 mesi: solo dopo questo periodo sarà chiaro se Morgan Stanley potrà davvero quotare il suo ETF sul bitcoin. Finora l’autorità guidata da Gary Gensler si è mostrata cauta: negli ultimi mesi ha richiesto approfondimenti su aspetti come la custodia degli asset digitali, la lotta alle frodi e la trasparenza delle quotazioni.

Secondo fonti Bloomberg, “sono previste almeno due tornate di richieste integrative”. Insomma, niente tempi certi. Tuttavia – dicono gli analisti come John Reed Stark – la grandezza e il peso di Morgan Stanley potrebbero velocizzare l’iter rispetto a concorrenti più piccoli.

Come hanno reagito i mercati

L’annuncio ha scosso subito sia Wall Street che le piattaforme di trading dedicate: il titolo Morgan Stanley ha guadagnato terreno nell’after hours (+1,2% alle 22:15 ora italiana), mentre il prezzo del bitcoin è salito con molta volatilità tra i 44.200 e i 45.500 dollari nel giro di poche ore. Gli operatori parlano soprattutto dell’effetto “validazione” che questa iniziativa bancaria porta con sé.

“Se entra in campo Morgan Stanley con un prodotto tutto suo,” ha detto l’economista Nouriel Roubini al Financial Times, “significa che anche i più prudenti cominciano a intravedere margini concreti sul lungo periodo”. Rimangono però molte incognite: dai costi operativi alla reale domanda da parte dei piccoli investitori fino ai rischi legati alla forte oscillazione del bitcoin.

Uno scenario ancora tutto da scrivere

Il deposito del S-1 da parte di Morgan Stanley è uno degli eventi principali dell’inverno 2026 nel mondo delle criptovalute. Nei prossimi giorni è atteso un confronto serrato tra i big dell’investimento; non è escluso che altri istituti decidano presto di muoversi allo stesso modo. Intanto negli uffici di Midtown Manhattan si lavora ancora dietro porte chiuse: solo dopo il via libera della SEC si potrà parlare davvero di debutto sul mercato.

Gli osservatori concordano nel dire che “questa partita è appena cominciata”. Con giganti come Morgan Stanley in campo, l’attenzione resta alta – non solo a New York.

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