Microsoft “salva” Windows 10: aggiornamenti di sicurezza ancora per un anno

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Alessandro Bolzani

9 Aprile 2026

Anche se il suo ciclo vitale è ormai agli sgoccioli, Windows 10 non verrà abbandonato del tutto. Microsoft ha infatti deciso di offrire una soluzione temporanea a chi non è ancora pronto a migrare verso sistemi più recenti, chiarendo nel dettaglio il funzionamento del programma di aggiornamenti di sicurezza estesi, noto come ESU.

Una proroga per evitare rischi informatici

Dopo la fine ufficiale del supporto, sancita con l’ultimo aggiornamento di sicurezza rilasciato a ottobre, l’azienda di Redmond introduce una sorta di “rete di protezione” per utenti e aziende. Grazie al programma ESU, sarà possibile continuare a ricevere patch critiche fino al 13 ottobre 2026. Non si tratta però di un’estensione completa del sistema: niente nuove funzionalità o miglioramenti, ma esclusivamente interventi mirati a mantenere un livello minimo di sicurezza contro le minacce informatiche.

Il caso delle soluzioni cloud aziendali per Windows 10

Per le realtà che utilizzano ambienti virtualizzati come Windows 365, Microsoft ha previsto condizioni più favorevoli. I cosiddetti PC Cloud Enterprise e Frontline potranno beneficiare di tre anni di aggiornamenti gratuiti, a patto che vengano rispettati alcuni requisiti tecnici ben precisi.

Tra questi, è indispensabile che sui dispositivi sia installata la versione 22H2 di Windows 10 insieme all’aggiornamento KB5066791. Inoltre, gli amministratori di sistema dovranno intervenire manualmente attraverso i criteri di gestione dei dispositivi, impostando specifici parametri nel registro per certificare l’accesso al programma.

Accessi regolari e vincoli operativi

Un elemento meno immediato riguarda la frequenza di utilizzo. Per mantenere attivi gli aggiornamenti estesi, gli utenti dovranno accedere al dispositivo fisico con il proprio account Microsoft almeno una volta ogni 22 giorni. Si tratta di una condizione necessaria per confermare l’idoneità continua al servizio.

Per quanto riguarda invece i computer tradizionali non collegati al cloud, l’azienda ha già reso disponibili gli ID di attivazione richiesti per accedere ai tre anni di copertura previsti dall’ESU, facilitando così l’adozione del programma anche in contesti più tradizionali.

Una transizione più graduale (ma con qualche limite)

L’obiettivo è rendere meno brusco il passaggio verso le versioni successive del sistema operativo, evitando che infrastrutture aziendali e dispositivi individuali restino improvvisamente esposti. Tuttavia, non mancano alcune avvertenze, soprattutto per chi utilizza configurazioni particolari come le versioni LTSC, che potrebbero richiedere ulteriori verifiche o adattamenti.

In definitiva, Microsoft offre una soluzione tampone per guadagnare tempo, ma il messaggio resta chiaro: il futuro è altrove, e il passaggio a piattaforme più aggiornate è solo una questione di tempo.

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