Maxi-attacco hacker al supercomputer cinese: rubati 10 petabytes di dati militari sensibili

Salvatore Broggi

9 Aprile 2026

Pechino, 9 aprile 2026 – Un presunto attacco hacker a un supercomputer statale cinese ha acceso i riflettori a livello globale, dopo che la CNN ha lanciato l’allarme su una massiccia violazione informatica avvenuta in Cina. Secondo il network americano, il sistema sarebbe stato violato per mesi, durante i quali sarebbero stati sottratti dati sensibili di natura militare, senza che le autorità locali se ne accorgessero.

CNN parla di mesi di accesso non autorizzato

Fonti americane, citate dalla CNN ma non confermate ufficialmente da Pechino, dicono che l’attacco è passato inosservato per un periodo che va dai tre ai sei mesi. In quel lasso di tempo, gli hacker avrebbero trafugato informazioni considerate “ad alto valore strategico”, tra cui progetti di ricerca militare e dati su simulazioni su larga scala. Secondo le prime ricostruzioni, il bersaglio sarebbe stato un supercomputer in una struttura governativa centrale, probabilmente nella zona di Tianjin o in un centro legato alla difesa.

Al momento non ci sono colpevoli chiari. Nessuno ha rivendicato l’azione e da Washington non arrivano né conferme né smentite sulle possibili origini occidentali dell’attacco.

La risposta cinese: indagini interne e silenzio ufficiale

Il governo cinese finora ha mantenuto un riserbo totale. Fonti vicine al Ministero della Sicurezza di Stato, contattate dalla stampa internazionale questa mattina, hanno ammesso “attività sospette rilevate nei mesi scorsi”, senza però entrare nei dettagli sull’entità della breccia. In ambienti diplomatici si respira tensione: “Stiamo valutando i danni e collaborando con le agenzie coinvolte”, ha detto cautamente un funzionario a Pechino.

Una cosa è certa: negli ultimi giorni sono aumentati i controlli sui siti governativi legati alla difesa e alla ricerca, con verifiche straordinarie anche sui flussi interni di dati. I vertici militari – secondo una fonte anonima interna – avrebbero ordinato una revisione urgente dei protocolli di sicurezza informatica.

Supercomputer nel mirino: infrastrutture strategiche sotto attacco

Negli ultimi anni, i supercomputer cinesi sono diventati sempre più importanti in ambito militare e scientifico. Macchine come il Tianhe-2A, uno dei più potenti al mondo, vengono usate per simulazioni nucleari, crittografia e sviluppo di armamenti. La loro protezione è una priorità per Pechino, che ha aumentato gli investimenti nella cybersecurity.

“Queste macchine elaborano miliardi di dati al secondo”, ha spiegato ieri al South China Morning Post Chen Weiqiang, esperto di sicurezza informatica dell’Università di Shanghai. “Un accesso prolungato e invisibile come quello riportato dalla CNN rappresenta una seria minaccia per le capacità difensive del Paese”.

Possibile escalation diplomatica tra Cina e Stati Uniti

Il momento in cui emerge la notizia non è casuale. Arriva in una fase già tesa nei rapporti tra Cina e Stati Uniti, dove la cybersicurezza è diventata terreno di scontro aperto. Negli ultimi mesi Washington ha più volte accusato Pechino di attacchi informatici offensivi, mentre la Cina ha rilanciato con analoghe accuse contro gli Stati Uniti.

Sul caso si è espresso anche un portavoce dell’ambasciata cinese a Washington: “Ci opponiamo fermamente a ogni forma di spionaggio informatico e chiediamo trasparenza nelle indagini”. Parole che indicano come Pechino voglia mantenere il controllo della situazione sul piano diplomatico.

Analisti divisi sull’impatto reale della violazione

Nel frattempo gli esperti occidentali invitano a non trarre conclusioni affrettate. “Senza dati tecnici concreti è difficile capire quanto danno sia stato fatto alla Cina”, ha commentato Michael Hayden, ex direttore della CIA, contattato ieri pomeriggio. Alcuni sottolineano anche come gli attacchi ai supercomputer siano spesso difficili da verificare autonomamente, vista la massima riservatezza che li circonda.

Restano comunque evidenti le implicazioni politiche: la cybersicurezza si conferma centrale negli equilibri internazionali. E questa vicenda – vera o presunta nelle sue dimensioni – riporta al centro l’attenzione sulle falle possibili anche nei sistemi più avanzati. Nel silenzio (forse solo temporaneo) delle autorità cinesi cresce ora l’attesa per eventuali sviluppi nelle prossime ore.

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