Secondo il Reuters Institute, l’adozione di motori IA e la crescita dei creator stanno rivoluzionando il traffico sui siti web
Il settore dell’informazione digitale sta attraversando una profonda trasformazione, segnata dall’impatto crescente dell’intelligenza artificiale e dal cambiamento delle abitudini di fruizione dei contenuti. Un recente report del Reuters Institute, basato su un’indagine condotta tra 280 leader digitali in 51 Paesi tra novembre e dicembre 2025, evidenzia dati allarmanti riguardo al traffico sui siti di notizie, previsto in calo del 43% entro il 2028.
L’impatto dell’IA sul traffico web
Il rapporto sottolinea come l’adozione di strumenti di AI Overview, come quelli sviluppati da Google, stia modificando radicalmente il modo in cui gli utenti accedono alle informazioni. Questi motori di ricerca evoluti si stanno trasformando in veri e propri answer engine, offrendo risposte dirette nelle pagine dei risultati e riducendo così la necessità di visitare i siti di news. In particolare, Google Search, il motore di ricerca più visitato al mondo, con oltre 24 milioni di utenti unici mensili in Italia nel 2022, ha integrato da tempo funzioni avanzate di intelligenza artificiale, tra cui il chatbot Bard, che attinge in tempo reale a dati aggiornati per fornire risposte precise e contestualizzate.
Secondo i dati di Chartbeat, il traffico proveniente da Google verso più di 2.500 siti di informazione è sceso del 33% a livello globale tra novembre 2024 e novembre 2025, con un calo del 38% registrato negli Stati Uniti. In Italia, la situazione ha spinto gli editori riuniti nella Fieg a richiedere all’Agcom l’apertura di un procedimento contro Big G, accusata di pratiche che danneggiano il mercato editoriale.
Nuove strategie editoriali e canali emergenti
Alla luce di questi mutamenti, molti editori stanno riducendo gli investimenti nel tradizionale SEO e nei social network classici come Facebook e X, che hanno registrato rispettivamente un calo del 43% e del 46% del traffico negli ultimi tre anni. Al contrario, si assiste a una crescente focalizzazione su piattaforme come YouTube, TikTok e Instagram, oltre a servizi basati su AI come ChatGPT, Gemini e Perplexity.
L’ascesa dei creator e influencer rappresenta un ulteriore fattore di pressione sul sistema dell’informazione tradizionale: il 70% dei leader digitali teme che questi protagonisti sottraggano tempo e attenzione ai contenuti giornalistici, mentre il 39% paventa la perdita di talenti verso questo ecosistema più remunerativo e flessibile. Per contrastare questa tendenza, il 76% degli editori intervistati punta a trasformare i giornalisti in figure più vicine ai content creator, sfruttando l’AI per automatizzare processi ripetitivi, assistere nell’editing e migliorare la raccolta delle notizie.
Collaborazioni e nuovi modelli di business
Un altro aspetto cruciale riguarda gli accordi tra editori e grandi player tecnologici come Google, OpenAI e Amazon. Questi contratti prevedono la concessione di contenuti per alimentare chatbot e assistenti virtuali, generando nuove fonti di ricavo pubblicitario. Tuttavia, solo il 20% degli intervistati si aspetta che tali introiti diventino significativi nel medio termine, mentre quasi la metà ritiene che il contributo sarà marginale e un ulteriore 20%, soprattutto tra gli editori locali e le emittenti pubbliche, non prevede alcun reddito da queste collaborazioni.
Il report evidenzia infine un trend duale definito come effetto “barbell”: da un lato, i media che puntano su distintività umana, originalità e autorevolezza; dall’altro, quelli che sfruttano l’automazione e l’intelligenza artificiale per massimizzare i profitti a basso costo. Gli editori che non riusciranno a posizionarsi in uno di questi due estremi rischiano di scomparire dal mercato.
