Iran, il Rial crolla a zero euro: Bitcoin si afferma tra proteste e crisi economica

Cristina Manetti

14 Gennaio 2026

Teheran, 14 gennaio 2026 – Da settimane ormai, in Iran le strade di Teheran, Shiraz e Mashhad si riempiono di gente in protesta contro il caro vita, mentre il rial, la moneta locale, crolla ai minimi storici. Tra slogan e urla, una parola torna spesso: Bitcoin. Sabato sera, vicino al bazar di Tajrish, qualcuno ha gridato “Bitcoin è libertà” in mezzo al caos delle sirene e della folla. Un fatto che fino a pochi mesi fa sarebbe sembrato quasi impossibile, visto che per le autorità della Repubblica Islamica parlare di criptovalute era un vero tabù.

Rial in caduta libera: i risparmi si volatilizzano

Il rial iraniano è ormai da tempo debole, schiacciato dalle sanzioni internazionali e dalla tensione politica. Nelle ultime settimane il cambio sul mercato nero ha raggiunto i 750.000 per un dollaro. In un solo anno la valuta ha perso più del 30% del suo valore, come conferma la Banca Centrale Iraniana. Molti commercianti preferiscono tenere chiuse le saracinesche piuttosto che aggiornare i prezzi ogni giorno. Le famiglie? Si ritrovano con risparmi che valgono sempre meno. “Il mio stipendio del mese scorso ormai non basta nemmeno per comprare un po’ di carne”, racconta a Reuters un operaio di Isfahan, che vuole restare anonimo.

Proteste crescenti e repressione dura

Le manifestazioni partite a dicembre si sono fatte sempre più politiche. Gli slogan non chiedono più solo meno spese ma puntano dritti contro il governo. Secondo fonti locali raccolte da Amnesty International, la risposta delle forze dell’ordine è stata dura: decine di arresti e internet spesso bloccato o rallentato intenzionalmente. In questo clima, con social network oscurati o rallentati a colpi mirati, tra i giovani universitari è cresciuta la discussione su Bitcoin e sulle alternative digitali ai canali bancari tradizionali. “Bitcoin è una via d’uscita dal controllo dello Stato”, dice un attivista di Tabriz su Telegram.

Bitcoin: rifugio sicuro e simbolo politico

Quando una valuta perde terreno così velocemente, non è raro vedere gente cercare scampo in altre forme di denaro. Ma stavolta il discorso su Bitcoin non riguarda solo piccoli risparmiatori o appassionati di tecnologia; coinvolge anche alcune figure note del dibattito pubblico iraniano. Alcuni ex banchieri propongono soluzioni “al di fuori del sistema”, mentre il governo mantiene posizioni contrastanti: vieta l’uso delle criptovalute per i pagamenti interni ma permette il mining in alcune zone, nella speranza di compensare la scarsità di valuta estera.

Secondo analisti interpellati da Bloomberg, negli ultimi mesi le ricerche online legate a Bitcoin sono aumentate nelle principali città iraniane. I dati precisi sono difficili da ottenere per questioni di sicurezza personale, ma nei forum si parla apertamente di exchange decentralizzati e portafogli digitali. “In un sistema dove il denaro perde valore ogni settimana serve qualcosa a cui aggrapparsi”, spiega alla BBC un imprenditore del settore informatico.

Dalle sanzioni alle criptovalute: il dibattito mondiale

La situazione iraniana ha acceso anche il dibattito internazionale. A Bruxelles, durante una recente seduta della Commissione Esteri del Parlamento Europeo, si è discusso apertamente sull’uso delle criptovalute come possibile modo per aggirare le sanzioni. Negli Stati Uniti, alcuni parlamentari hanno chiesto al Tesoro chiarimenti su movimenti sospetti tra wallet collegati all’Iran.

Le autorità iraniane respingono ogni legame tra crisi economica e diffusione delle valute digitali: “La colpa è delle sanzioni”, ha detto il portavoce del governo. Intanto però, secondo fonti della diaspora a Berlino, sempre più famiglie usano canali informali per convertire i risparmi in Bitcoin o altre crypto, aggirando i controlli ufficiali.

Il futuro della finanza iraniana resta incerto

Il rial continua a ballare senza tregua e le proteste non mostrano segni di cedimento. Il ruolo delle valute digitali è ormai centrale nel dibattito che coinvolge buona parte della popolazione urbana e anche l’attenzione dei media internazionali. Non ci sono soluzioni facili all’orizzonte – dicono gli osservatori – ma la presenza crescente di Bitcoin nella crisi segnala qualcosa di nuovo che, secondo molti manifestanti, “andranno ben oltre questa ondata”. Resta da vedere fino a che punto potrà espandersi questo fenomeno senza una risposta netta da parte delle istituzioni. Nel frattempo, davanti alle vetrine vuote del grande bazar di Teheran, i commercianti misurano ogni giorno l’incapacità della moneta nazionale di tenere il passo con i tempi.

Change privacy settings
×