Nei primi giorni del 2026 si è diffusa rapidamente l’idea che iOS 26 stia incontrando una resistenza anomala tra gli utenti iPhone. Una narrazione che ha trovato spazio su numerose testate tecnologiche, alimentata da percentuali apparentemente preoccupanti. Tuttavia, un’analisi più approfondita mostra come quel quadro sia il risultato di una distorsione nei dati, non di un reale disinteresse verso il nuovo sistema operativo di Apple.
I primi report su iOS 26
La polemica nasce da un report attribuito a StatCounter, che mostrava una quota sorprendentemente bassa di dispositivi già aggiornati a iOS 26. Alcuni osservatori hanno collegato la presunta lentezza dell’adozione anche al debutto del nuovo linguaggio grafico Liquid Glass, ipotizzando che il design potesse aver raffreddato l’entusiasmo degli utenti.
Il confronto con gli anni precedenti sembrava rafforzare il sospetto: nello stesso periodo del 2025, oltre il 60% degli iPhone monitorati risultava già passato a iOS 18.
Le percentuali che hanno acceso il dibattito su iOS 26
Le cifre pubblicate l’8 gennaio parlavano di uno scenario molto specifico. Circa il 10,6% degli iPhone analizzati risultava su iOS 26.1, il 4,6% su iOS 26.2 e solo l’1,1% sulla versione 26.0. Sommando queste quote, l’adozione complessiva arrivava appena al 16,3%. Nello stesso intervallo temporale, iOS 18.7 rappresentava il 33,8% dei dispositivi e iOS 18.6 il 25,1%.
Il raffronto con l’anno precedente, quando circa il 63% degli iPhone risultava già aggiornato alla nuova versione, ha contribuito a costruire una narrativa fortemente critica.
Il ruolo di MacRumors nel rafforzare la lettura negativa
A dare ulteriore peso a questa interpretazione è stato anche MacRumors, che ha incrociato i dati StatCounter con le proprie statistiche interne di traffico. Secondo quelle rilevazioni, solo il 25,7% dei visitatori stava utilizzando una qualche versione di iOS 26, mentre nello stesso periodo dell’anno precedente l’89,3% dei lettori risultava su iOS 18.
La coincidenza tra fonti diverse ha portato molte testate a parlare apertamente di rallentamento storico nell’adozione del sistema operativo.
Lo “user agent”, il vero punto debole dell’analisi
Il quadro ha iniziato a cambiare con l’analisi di Jeff Johnson di Lapcat Software, che ha individuato un errore metodologico decisivo. Il problema non riguarda iOS 26 in sé, ma il modo in cui Safari comunica la versione del sistema operativo ai siti web attraverso lo user agent.
Lo user agent è la stringa che indica al sito quale sistema e quale browser sta utilizzando l’utente. StatCounter e strumenti simili basano le proprie statistiche proprio su queste informazioni. Con iOS 26, però, Safari ha introdotto una modifica sostanziale: la versione del sistema operativo nello user agent viene in parte “congelata”, continuando a mostrare una release precedente invece di quella reale.
Non si tratta di un bug. È una scelta tecnica già adottata da Apple su macOS dal 2017 e spiegata sia in un post di WebKit sia nelle note ufficiali di Safari 26.0.
Perché i numeri sull’adozione di iOS 26 sono sbagliati?
Analizzando i log del proprio sito, Johnson ha osservato che gli user agent che riportavano chiaramente “iPhone OS 26” o “CPU OS 26” contenevano quasi sempre indicatori come “CriOS” o “FxiOS”, riconducibili rispettivamente a Chrome e Firefox. In pratica, gli unici dispositivi correttamente riconosciuti come iOS 26 erano quelli che usavano browser di terze parti.
Safari, che rimane il browser largamente dominante su iPhone, veniva invece conteggiato come se fosse ancora su versioni precedenti di iOS. I test effettuati con lo strumento di rilevamento di StatCounter hanno confermato l’anomalia: su un iPhone aggiornato a iOS 26, Safari non risultava correttamente identificato, mentre Chrome sì.
Di conseguenza, una parte enorme del traffico iOS 26 è stata inglobata artificialmente nelle statistiche di iOS 18 e delle versioni precedenti, producendo una sottostima sistematica dell’adozione reale.
Una lezione sui limiti delle statistiche di terze parti
Questo episodio mostra con chiarezza i rischi dell’affidarsi a dati aggregati senza analizzarne il metodo di raccolta. StatCounter rimane una fonte ampiamente utilizzata, ma i suoi numeri descrivono esclusivamente il traffico web e dipendono in modo critico dal comportamento dei browser.
Apple, dal canto suo, non pubblica regolarmente dati aggiornati sull’adozione delle versioni di iOS. Le ultime cifre ufficiali disponibili sul sito per sviluppatori risalgono a giugno 2025 e non includono iOS 26. In assenza di informazioni ufficiali, il rischio di trarre conclusioni affrettate aumenta.
Come sottolinea Johnson, per una storia così rilevante sarebbe stato necessario verificare i dati grezzi: un controllo che avrebbe mostrato immediatamente come gli utenti correttamente riconosciuti come iOS 26 fossero quasi esclusivamente su browser alternativi.
Solo Apple conosce i numeri reali
Alla fine, il punto fermo rimane uno solo: le percentuali circolate nelle scorse settimane non rappresentano fedelmente la realtà dell’adozione di iOS 26. L’apparente “fuga” degli utenti è in larga parte il risultato di una distorsione tecnica.
I numeri autentici sono nelle mani di Apple, che come accade ogni anno con ogni probabilità li renderà pubblici nelle prossime settimane. Fino ad allora, il caso iOS 26 resta soprattutto un esempio da manuale su come una piccola modifica tecnica possa alterare profondamente la percezione globale di un fenomeno.
