Il Polo Sud si sposta: ecco perché gli scienziati dell’Antartide aggiornano ogni anno la sua posizione

Salvatore Broggi

9 Gennaio 2026

Roma, 9 gennaio 2026 – Ogni anno, un gruppo di scienziati internazionali si ritrova nella base Amundsen-Scott, nel cuore dell’Antartide, per un gesto preciso ma poco conosciuto: riposizionare il punto esatto del Polo Sud geografico. Non è solo un atto simbolico. In quella vasta distesa ghiacciata, che sembra immobile, il ghiaccio scivola lentamente sotto i loro piedi, costringendo la scienza a inseguire una posizione che in realtà non resta mai ferma.

Perché il Polo Sud si sposta: il lento viaggio del ghiaccio

Il Polo Sud geografico dovrebbe essere un punto fisso: si trova a 90 gradi di latitudine sud e segna l’estremo meridionale della Terra. Però, come spiegano gli esperti della National Science Foundation (NSF), il ghiaccio dell’Antartide non è saldamente attaccato alla roccia sottostante. Si muove lentamente, pochi metri all’anno, verso l’Oceano. Questo significa che la targa che indica il Polo Sud – quella che ogni gennaio i ricercatori fotografano – va spostata. Solo così quel luogo remoto torna a coincidere con le coordinate precise del vero Sud del pianeta.

La cerimonia del riposizionamento e la vita alla base

Al mattino presto – intorno alle 9 ora locale, con il sole che qui non tramonta da mesi – tutto il personale della base si raduna. Un piccolo corteo, qualche bandiera e molti smartphone pronti a immortalare il momento. Il capo spedizione annuncia le nuove coordinate, si buca il ghiaccio con una trivella e si pianta la nuova targa: “Geographic South Pole 2026”. Un rito che va avanti dal 1956, come ricordano i veterani. “Non è solo scienza, è memoria collettiva”, racconta Karen Hess, geofisica americana al suo terzo anno in questa cerimonia. La targa vecchia viene tolta e resta visibile solo per pochi giorni: un segno temporaneo che tutto qui è in movimento continuo.

Tecnologie d’avanguardia per segnare il Polo Sud

Oggi non bastano più bussola e stelle per trovare il punto esatto del Polo Sud geografico. Si usano sistemi GPS differenziali molto precisi e misurazioni laser che riducono l’errore a pochi millimetri. “Il ghiaccio avanza di circa 10 metri all’anno verso il mare di Ross”, spiega Marco De Santis, glaciologo italiano che ha lavorato con l’ENEA in Antartide. “Senza questo aggiornamento annuale la targa sarebbe fuori posto nel giro di poco”. I dati vengono registrati, confrontati con quelli degli anni passati e inviati ai centri di ricerca sparsi nel mondo. Un lavoro puntiglioso fatto spesso con temperature attorno ai -30 gradi.

Perché spostare la targa conta davvero

Non è questione di targhe o formalità: riposizionare il Polo Sud serve a tenere accurate molte ricerche scientifiche. Gran parte delle misurazioni climatiche e geofisiche si riferiscono a quel punto preciso. Anche esperimenti sui neutrini (come quelli del progetto IceCube), studi sull’atmosfera e le attività pratiche della base si basano sul Polo come origine delle coordinate locali. Se si perde quella posizione, i dati rischiano di avere errori sistematici.

Una base che cambia insieme al ghiaccio

Mentre il ghiaccio si muove – più di 1 millimetro ogni ora – la base Amundsen-Scott resta quasi un paradosso: immobile nella sua struttura ma sempre da aggiustare nel suo ancoraggio. Gli scienziati camminano su moduli collegati da passerelle sopraelevate; ogni anno alcune porte vengono rialzate per la neve accumulata; altri strumenti vanno ricalibrati costantemente. Qui ogni dettaglio va controllato: persino i pannelli solari devono essere riposizionati dopo ogni tempesta.

Un rito che racconta un pianeta in movimento

In fondo, la cerimonia per riposizionare il nuovo Polo Sud ci ricorda che nemmeno i punti più “fissi” sulla Terra lo sono davvero. “È una piccola storia di adattamento”, dice Hess poco prima di rientrare in laboratorio. Il movimento del ghiaccio è una realtà silenziosa ma continua. E quel gesto semplice – mettere una nuova targa ogni gennaio – diventa una cronaca concreta di un pianeta che non smette mai di cambiare sotto i nostri piedi.

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