IA, quali sono i trend che caratterizzeranno il 2026? Le previsioni

L'IA nel 2026

L'IA nel 2026 | Pixabay @Techa_Tungateja - alanews

Federico Liberi

2 Gennaio 2026

Dopo un 2025 di svolta, il nuovo anno vede l’IA protagonista tra modelli del mondo, soluzioni sostenibili europee e sfide etiche

Dopo un 2025 segnato da una crescente consapevolezza critica nei confronti dell’intelligenza artificiale generativa (GenAI), il 2026 si presenta come un anno cruciale per l’evoluzione e la regolamentazione di questa tecnologia. Le discussioni si spostano oltre i tradizionali chatbot per concentrarsi su modelli più sofisticati e sostenibili, con un’attenzione particolare ai modelli del mondo e ai piccoli modelli linguistici.

L’avvento dei modelli del mondo: un nuovo paradigma per l’IA

Nel 2026, l’attenzione si focalizza sui world models, sistemi di intelligenza artificiale capaci di creare rappresentazioni dinamiche e simulate della realtà. A differenza dei grandi modelli linguistici (LLM) che si limitano a prevedere la parola successiva, i modelli del mondo anticipano gli stati futuri di un ambiente, modellando cause ed effetti in modo autonomo. Questi sistemi, definiti anche come “gemelli digitali”, utilizzano dati spaziali e simulazioni per replicare fedelmente un luogo o una situazione, permettendo applicazioni avanzate in robotica, videogiochi e simulazioni complesse.

Il CEO di Boston Dynamics, Robert Playter, ha recentemente sottolineato a Euronews Next come l’IA abbia rappresentato un elemento chiave nell’evoluzione dei loro robot, tra cui il celebre cane robotico. Intanto, grandi player come Google, Meta e Tencent stanno investendo nello sviluppo di world models, mentre esperti come Yann LeCun si preparano a lanciare startup dedicate a questa tecnologia.

Piccoli modelli linguistici: la via europea all’IA sostenibile

Contrapposta alla tendenza verso modelli giganteschi e altamente energivori, l’Europa punta su piccoli modelli linguistici che mantengono elevate prestazioni pur essendo più leggeri e facilmente integrabili in dispositivi come smartphone e PC meno potenti. Questo approccio, oltre a ridurre l’impatto ambientale, risponde anche alle crescenti preoccupazioni sulla sostenibilità economica del settore, in un contesto dove si parla sempre più insistentemente di una possibile bolla dell’IA.

Max von Thun dell’Open Markets Institute evidenzia come l’Europa stia accelerando nel costruire infrastrutture locali e nel promuovere modelli più adatti ai propri asset, basati su dati pubblici e industriali di qualità. Questo sviluppo rappresenta una risposta anche ai timori geopolitici legati alla dipendenza da infrastrutture cloud statunitensi.

Un’intelligenza artificiale più potente e le sfide etiche e sociali

Il 2026 vedrà crescere la potenza dei modelli di intelligenza artificiale, con l’emergere di agenti AI sempre più autonomi e capaci di compiere azioni senza intervento umano diretto. Max Tegmark, presidente del Future of Life Institute, mette in guardia sui rischi connessi a questa evoluzione, tra cui l’impatto sugli utenti vulnerabili e il potenziale aggravarsi di fenomeni come la “psicosi da IA”.

Sul fronte normativo, negli Stati Uniti si registra un forte contrasto: mentre il governo federale cerca di bloccare regolamentazioni statali più restrittive per favorire la competitività tecnologica, cresce la mobilitazione sociale trasversale che chiede una regolamentazione rigorosa dell’intelligenza artificiale, per evitare che l’assenza di controlli comprometta benefici cruciali, ad esempio nel settore sanitario.

L’anno nuovo, dunque, si aprirà con un acceso dibattito tra innovazione, etica e controllo, segnando una fase decisiva per il futuro dell’IA a livello globale.

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