Milano, 7 gennaio 2026 – Un nuovo studio internazionale, guidato dall’Università di Cambridge, ha acceso un faro su un fenomeno poco conosciuto ma potenzialmente decisivo per il destino dei ghiacci polari. I ricercatori avvertono che la presenza di sedimenti molli sotto la calotta glaciale potrebbe far accelerare lo scioglimento molto più di quanto pensato finora. L’allarme è arrivato ieri con la pubblicazione su Nature Geoscience, e rischia di cambiare le previsioni sui tempi del cambiamento climatico, soprattutto in Antartide e Groenlandia.
Sedimenti sotto i ghiacci: un dettaglio che fa la differenza
Per anni gli scienziati si sono concentrati sui meccanismi che regolano le calotte glaciali, quelle immense distese di ghiaccio che coprono vaste aree ai poli. Solo recentemente però è salita l’attenzione verso uno strato nascosto, fatto di sedimenti sciolti: un vero e proprio “cuscino” di fango e sabbia che si trova tra il ghiaccio e la roccia sotto di esso. “Quando questi sedimenti sono pieni d’acqua – spiega Peter Nienow, glaciologo e coautore dello studio – diventano molto più mobili. Così il ghiaccio sopra scivola verso il mare con più facilità”.
Nel dettaglio, i ricercatori hanno usato dati raccolti con radar ad alta frequenza e carotaggi nell’Antartide orientale. I rilievi fatti tra il 2022 e il 2024 a Wilkes Land hanno mostrato uno strato spesso anche diversi metri in alcuni punti. Questi sedimenti sono spesso impregnati dall’acqua di fusione, prodotta sia dall’attrito del ghiaccio sia dal calore della terra sotto.
Lo scioglimento potrebbe accelerare più del previsto
Il pericolo principale, spiegano gli esperti, riguarda la velocità con cui le calotte potrebbero ritirarsi. “Abbiamo sempre pensato che la base rocciosa frenasse il movimento del ghiaccio. Invece questi sedimenti funzionano da lubrificante naturale”, aggiunge Emma Smith dell’Università di Leeds. Questo meccanismo, già visto in alcune zone della Groenlandia occidentale, potrebbe spiegare perché in certi punti si osservano perdite di ghiaccio più grandi delle previsioni.
Ma non è tutto: l’effetto dei sedimenti molli è uno dei fattori meno considerati nei modelli attuali. Solo ora si comincia a capire quanto possano influire sull’innalzamento del livello dei mari. Le simulazioni fatte a Cambridge indicano che uno strato spesso di sedimenti potrebbe raddoppiare la velocità con cui il ghiaccio scivola verso l’oceano – con conseguenze difficili da prevedere per le coste abitate.
La comunità scientifica si muove, cresce l’allarme
Le reazioni non si sono fatte attendere. Alcuni climatologi italiani, come Riccardo Rita della Sapienza di Roma, parlano di una “variabile chiave finora trascurata”. Rita commenta: “Queste scoperte ci costringono a rivedere le previsioni per le città costiere. Non sappiamo ancora quanto rapidamente cambieranno le cose, ma dobbiamo essere cauti”.
Dal punto di vista delle politiche internazionali, la notizia riporta al centro l’urgenza di aggiornare i modelli del Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici (IPCC). Il prossimo report globale, atteso nel 2027, potrebbe per la prima volta considerare l’effetto combinato dei sedimenti e dello scioglimento accelerato delle calotte. Nei corridoi diplomatici si parla già di una “sorpresa scomoda”, con preoccupazioni soprattutto negli Stati Uniti e nei Paesi Bassi – tra i più esposti all’aumento del livello del mare.
Resta molto da capire: servono nuovi studi
Nonostante i dati raccolti siano solidi secondo gli autori dello studio, restano molti dubbi sulle differenze tra Antartide e Groenlandia. “Serve un monitoraggio continuo”, sottolinea Nienow, mettendo l’accento sulla necessità di espandere la rete di radar sotto i ghiacci. Ma i costi delle spedizioni – circa due milioni di euro per una sola stagione sul campo – sono un ostacolo importante.
Per ora i ricercatori invitano a non farsi prendere dal panico ma a rendersi conto che il futuro delle calotte glaciali dipende da quello che succede molto al di sotto della superficie ghiacciata. È una partita silenziosa, quasi invisibile – ma capace comunque di cambiare la vita di milioni sulle coste del mondo.
Le stime più prudenti dicono che se anche solo una parte dell’Antartide dovesse perdere stabilità a causa dei sedimenti molli, potremmo vedere innalzamenti del mare superiori ai 50 centimetri entro fine secolo. Una cifra che mette in discussione tante strategie urbanistiche messe in campo negli ultimi decenni.
