Google e Meta in crisi? Rischi e scenari di una possibile recessione AI per i giganti tech

Cristina Manetti

1 Marzo 2026

Milano, 1 marzo 2026 – Google e Meta, due giganti del mondo tecnologico, sono oggi al centro di un acceso dibattito a Wall Street. Analisti e investitori si chiedono se non stia per scoppiare una “bolla AI” e quali conseguenze potrebbe avere una possibile frenata del settore sulle loro azioni. Negli ultimi giorni la volatilità sui mercati è salita, alimentando timori. C’è chi prevede una correzione pesante proprio mentre la corsa all’intelligenza artificiale sembra dare i primi segni di stanchezza.

Google e Meta: titoli sotto pressione tra aspettative e dubbi

Le azioni di Google (Alphabet) e Meta hanno messo a segno una crescita impressionante negli ultimi due anni, spinte dalle continue novità legate all’intelligenza artificiale. Solo nell’ultimo anno, il titolo di Alphabet è salito del 23%, mentre quello di Meta Platforms ha guadagnato oltre il 30%. Ma chi lavora nel settore racconta di un clima cambiato: “Non si vedono più solo acquisti, molti ora preferiscono restare in disparte”, confida una fonte di JP Morgan che segue da vicino il mercato tech.

L’incertezza nasce soprattutto dalle valutazioni. All’inizio del 2026, le due aziende valevano insieme circa 3.500 miliardi di dollari, un numero enorme per società nate poco più di vent’anni fa. Gli utili però non sono cresciuti allo stesso ritmo delle quotazioni. Questo scarto preoccupa diversi esperti, che lo giudicano difficile da sostenere a medio termine.

La paura di una recessione AI spaventa gli investitori

A far tremare gli investitori è l’ipotesi di una vera e propria recessione nell’intelligenza artificiale, emersa dopo dati non proprio incoraggianti da alcune startup del settore. “Si teme che l’entusiasmo per l’AI abbia gonfiato troppo i prezzi, come accadde con la bolla dotcom”, spiega Thomas Heller di Morgan Stanley.

Nelle ultime tre settimane l’indice Nasdaq Tech AI ha perso il 7%, trascinando giù anche i titoli solidi come quelli dei colossi di Mountain View e Menlo Park. Bloomberg riporta che alcuni fondi americani hanno tagliato la loro esposizione su Google e Meta del 12% da inizio febbraio. Una scelta “prudente”, dicono i gestori: nessuna corsa a vendere in panico, ma molta attenzione.

Troppi investimenti? Il rischio surriscaldamento

Nei corridoi della Silicon Valley si parla sempre più spesso di “eccesso di entusiasmo”. Negli ultimi tre anni le big tech hanno speso circa 85 miliardi di dollari solo per infrastrutture legate all’AI e ai data center. Meta ha appena annunciato un nuovo centro a Prineville, Oregon, mentre Google raddoppierà la server farm in South Carolina.

Questa frenesia però può ritorcersi contro se i ricavi dovessero rallentare. “Abbiamo già visto casi simili nei cicli tecnologici passati”, ricorda un analista della MIT Technology Review. Un esempio chiaro arriva dalla pubblicità digitale: dopo anni con crescite a doppia cifra, nel primo trimestre 2026 il tasso è sceso sotto il 6%, secondo Nielsen.

Le risposte delle aziende: “Restiamo fiduciosi”

Di fronte alle turbolenze, Google e Meta cercano di tranquillizzare il mercato. Sundar Pichai, Ceo di Alphabet, ha detto durante una call con gli investitori: “La domanda per le soluzioni AI resta forte. Puntiamo a creare valore nel lungo periodo”. Mark Zuckerberg ha sottolineato che Meta sta “diversificando le fonti di guadagno” ed è pronta a scommettere su nuovi modelli oltre all’AI generativa.

Ma queste parole faticano a far passare i dubbi. Secondo Citigroup, quasi un terzo degli investitori istituzionali vede alta la possibilità che entro sei mesi uno dei due titoli possa subire una correzione pesante.

Scenari futuri tra prudenza e opportunità

Per molti esperti la vera questione è capire se le valutazioni attuali siano sostenibili o frutto di un ottimismo troppo spinto sul futuro dell’AI su scala industriale. C’è però chi vede margini per investire con attenzione: “I fondamentali restano solidi, serve però scegliere con cura”, commenta Maria Del Rio di Goldman Sachs.

Gli occhi ora sono puntati sui prossimi bilanci trimestrali attesi a metà aprile. Solo allora si capirà se questa crisi sull’AI sarà stata solo un temporale passeggero o l’inizio di un periodo più complicato per colossi come Google e Meta. Nel frattempo, da New York a Milano l’atmosfera resta sospesa tra speranze e cautela.

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