Gli USA e gli incidenti nucleari: tutte le bombe sganciate per errore sul proprio territorio

Salvatore Broggi

18 Febbraio 2026

Roma, 18 febbraio 2026 – Una serie di incidenti militari che negli ultimi decenni hanno sfiorato il disastro. Bombe smarrite, aerei in fiamme, missili esplosi per errore: una storia segnata da distrazioni, errori o pura sfortuna. Una combinazione di circostanze fortunate ha però sempre evitato il peggio.

Incidenti militari: una lunga scia di rischi evitati per un soffio

Era il 17 gennaio 1966 quando un bombardiere americano B-52 si scontrò con un aereo cisterna sopra Palomares, in Spagna, durante una manovra di rifornimento in volo. Dall’impatto persero quattro bombe all’idrogeno: tre caddero sulla terraferma, una finì in mare. «Nessuna esplosione», rassicurarono subito le autorità militari USA, ma il rischio che scoppiasse una detonazione nucleare era reale e concreto. In quel caso la fortuna fu decisiva. Intanto, la popolazione locale fu coinvolta in operazioni di bonifica e monitoraggio durate anni.

Un altro episodio rischioso avvenne nel 1980 a Damasco, Arkansas. Un missile balistico Titan II esplose accidentalmente a causa di una perdita di carburante durante lavori di manutenzione. Per ore gli operatori cercarono di limitare i danni – si raccontano ancora oggi urla concitate nella base, tute protettive e sirene spiegate – finché la testata fu ritrovata intatta, nonostante il missile fosse distrutto. «Ci ha salvati solo il caso», confessò più tardi uno degli ingegneri.

Aerei precipitati e bombe mai ritrovate: le zone oscure della Guerra Fredda

Non sempre è stato possibile ricostruire con precisione gli eventi. Nel febbraio 1958, al largo della costa della Georgia (USA), un jet B-47 perse una bomba atomica Mark 15 durante un’esercitazione: il pilota decise di sganciarla dopo uno scontro in volo con un caccia. La bomba sarebbe affondata in mare e non è mai stata recuperata. Gli archivi del Pentagono sono chiari: la posizione esatta rimane ignota. Negli anni successivi ricerche sonar e subacquee non hanno dato risultati. A Tybee Island si ricordano ancora le settimane concitate dopo l’incidente.

Andando avanti nel tempo, si contano altri casi di aerei militari precipitati con armi non convenzionali a bordo, spesso documentati solo a metà. Testimonianze raccolte dal New York Times riferiscono che nella seconda metà degli anni ’60 almeno tre episodi vicini al disastro avvennero vicino a basi USA nel Pacifico e nell’Europa orientale. Si parla di esplosioni limitate – “nessuna fuga radioattiva”, assicuravano i portavoce –, ma timori forti restarono per mesi tra militari e civili.

Errori umani e sicurezza: il fragile confine tra rischio e salvezza

Come è stato possibile evitare che questi incidenti degenerassero? Certo, hanno contato i protocolli sempre più severi – “Dopo ogni sbaglio si modificavano le procedure”, spiegano ex ufficiali USAF –, ma spesso è stato solo caso a impedirlo. “Abbiamo avuto più fortuna che competenza”, ammise a metà anni ’80 il generale Lee Butler, ex comandante dello Strategic Air Command. I sistemi d’innesco, fatti per resistere a urti forti e incendi, hanno evitato l’innesco automatico delle testate. Però questi incidenti hanno spesso acceso dibattiti pubblici e interrogazioni parlamentari.

Uno studio del “Bulletin of the Atomic Scientists” conta almeno 32 “Broken Arrows” – così chiamati gli incidenti con ordigni nucleari non esplosi – registrati solo negli USA tra il 1950 e il 1980. “Ogni volta riapre la questione sulla sicurezza delle armi atomiche”, sottolinea Jeffrey Lewis del Middlebury Institute.

Ricordare per non sbagliare

La consapevolezza dei rischi legati alle bombe smarrite e ai missili esplosi per errore ha spinto a rafforzare i controlli, anche se ogni nuovo incidente riporta alla mente la fragilità umana. “Non possiamo escludere che accada ancora”, ammettono oggi diversi analisti militari sentiti dall’agenzia Reuters. Eppure la storia recente dimostra come rigore tecnico e destino abbiano finora fermato un’“apocalisse nucleare”.

Rimane però un monito: una lunga lista di quasi-disastri che lascia aperte domande — spesso senza risposta — su chi davvero custodisca la sicurezza del patrimonio nucleare mondiale. Chi c’era quei giorni lo ricorda bene: solo dopo aver tirato un sospiro di sollievo ci si rese conto quanto sottile fosse stata la linea tra errore umano e catastrofe globale.

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