Giancarlo Devasini, chi è l’italiano più ricco dietro Tether

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m.andreoli

15 Marzo 2026

Un tempo chirurgo plastico, oggi protagonista dell’economia digitale globale. È la traiettoria sorprendente di Giancarlo Devasini, imprenditore torinese che secondo la classifica pubblicata nel 2026 da Forbes Italia è diventato l’uomo più ricco d’Italia, con un patrimonio stimato di circa 89,3 miliardi di dollari e il 22° posto tra i miliardari del mondo.

Un risultato inatteso per una figura poco nota al grande pubblico ma centrale nell’ecosistema delle criptovalute. Devasini è infatti uno dei principali artefici della crescita di Tether, la società che emette Tether (USDT), la stablecoin più utilizzata nei mercati crypto.

In meno di un decennio questo strumento digitale è diventato una delle infrastrutture finanziarie più importanti dell’economia basata sulla blockchain, movimentando trilioni di dollari di transazioni ogni anno.

Giancarlo Devasini: dalla medicina al business delle criptovalute

La carriera di Devasini non segue un percorso tradizionale. Nato a Torino nel 1964, si laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Milano nel 1990 e inizia a lavorare come chirurgo plastico. L’esperienza in ambito medico dura però solo un paio d’anni.

Nel 1992 decide infatti di cambiare strada e si trasferisce in Asia, tra Hong Kong, Cina e Taiwan, per avviare attività imprenditoriali legate all’importazione di componenti informatici. È il primo passo di un percorso che lo porterà progressivamente verso il mondo della tecnologia e, successivamente, verso quello delle criptovalute.

Nel 2012 scopre Bitcoin e inizia ad avvicinarsi all’ecosistema blockchain. Pochi anni dopo entra nel gruppo di imprenditori legati all’exchange Bitfinex e al progetto Realcoin, la criptovaluta lanciata nel 2014 che verrà poi rinominata Tether.

All’interno della società Devasini assume un ruolo chiave e oggi ricopre la posizione di direttore finanziario (CFO). Secondo le stime di Forbes, è proprio la sua partecipazione nella struttura proprietaria dell’azienda a spiegare l’enorme valore del suo patrimonio.

Che cos’è Tether e perché è così importante

Tether è l’azienda che emette USDT, una stablecoin, cioè una criptovaluta progettata per mantenere un valore stabile rispetto a una valuta tradizionale. Nel caso di USDT il riferimento è il dollaro statunitense.

Il funzionamento è relativamente semplice: per ogni token digitale emesso dovrebbe esistere una riserva equivalente detenuta dalla società. In pratica gli utenti depositano dollari e ricevono in cambio USDT, che possono essere scambiati liberamente negli exchange di criptovalute.

Le riserve raccolte vengono investite in asset finanziari liquidi, soprattutto titoli di Stato statunitensi a breve termine, e gli interessi generati rappresentano la principale fonte di profitto della società.

Negli ultimi anni la crescita di Tether è stata impressionante. Secondo i dati diffusi dalla società guidata dal CEO Paolo Ardoino, la capitalizzazione della stablecoin supera i 186 miliardi di dollari. Nel 2025 l’azienda avrebbe generato circa 10 miliardi di dollari di profitto, con margini straordinariamente elevati.

USDT ha inoltre registrato circa 23 trilioni di dollari di transazioni nel 2025, superando persino il volume annuale di grandi circuiti di pagamento tradizionali.

Un pilastro dell’economia digitale, ma anche al centro di polemiche

Le stablecoin svolgono oggi un ruolo fondamentale nel sistema delle criptovalute. Permettono di trasferire liquidità tra exchange in pochi secondi e rappresentano un ponte tra la finanza tradizionale e i mercati digitali.

In molti paesi emergenti, caratterizzati da inflazione elevata o instabilità monetaria, vengono utilizzate come una sorta di “dollaro digitale”, accessibile anche a chi non possiede un conto bancario.

Nonostante il successo, Tether è stata spesso oggetto di critiche e dibattiti. Alcuni analisti hanno sollevato dubbi sulla trasparenza delle riserve che garantiscono il valore della stablecoin e sull’assenza di un audit completo da parte delle principali società internazionali di revisione.

Nel tempo sono state avanzate anche preoccupazioni riguardo al possibile utilizzo delle stablecoin per attività illecite o per aggirare sanzioni internazionali. La società ha sempre respinto queste accuse, sostenendo che la natura pubblica delle blockchain renda le transazioni più tracciabili rispetto al contante.

Un’altra preoccupazione riguarda il rischio teorico di una “bank run”, cioè una corsa simultanea degli utenti a convertire i token in dollari. Tether ha però già affrontato momenti di forte tensione nei mercati crypto, come durante la crisi del 2022, riuscendo a gestire rimborsi miliardari senza interrompere le operazioni.

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