Roma, 26 marzo 2026 – Un fossile di 7 milioni di anni fa ritrovato in Europa torna a far parlare gli esperti, riaprendo un dibattito che sembrava ormai chiuso: l’origine dell’uomo è davvero africana? A far ripartire la discussione è uno studio appena pubblicato che analizza resti ossei attribuiti al genere Graecopithecus, scoperti anni fa in Bulgaria e Grecia. Gli scienziati dietro la ricerca, guidati dalla paleoantropologa Madelaine Böhme dell’Università di Tubinga, suggeriscono che la storia evolutiva umana potrebbe essere più complessa e ramificata di quanto si pensasse finora.
Graecopithecus cambia le carte in tavola
Al centro del caso c’è un dente fossile vecchio circa 7,2 milioni di anni, trovato nel 2012 a Pyrgos Vassilissis, vicino Atene. Già al tempo quel reperto aveva acceso dubbi e ipotesi alternative sull’evoluzione umana. Oggi, grazie a nuove analisi tomografiche e morfologiche pubblicate su Nature Communications, emergono dettagli importanti: la radice del molare mostra caratteristiche tipiche degli ominidi.
Ma non è tutto. In Bulgaria, ad Azmaka, è stata trovata una mandibola datata tra i 7 e i 7,2 milioni di anni. Le analisi recenti sulla microstruttura e i sedimenti sostengono l’idea del team tedesco: questi ominidi potrebbero aver abitato i Balcani molto prima dell’arrivo degli Australopithecus africani.
Africa o Europa? Il nodo della “culla dell’umanità”
Per decenni l’idea dominante è stata quella della nascita dell’uomo in Africa. Fossili come il Sahelanthropus tchadensis, risalente a circa 7 milioni di anni fa, sono stati considerati i più antichi antenati umani. Secondo questa teoria classica, la culla dell’umanità si trova nell’Africa Orientale, dove sono stati scoperti anche Australopithecus afarensis e Lucy (datata 3,2 milioni di anni).
Il nuovo studio però ha fatto scoppiare qualche malumore tra gli specialisti. «Mettiamo in discussione l’immagine lineare delle origini umane», ha detto Böhme durante una conferenza a Tubinga. «Non possiamo escludere che i primi ominidi si siano evoluti in Europa o che ci siano stati scambi migratori tra continenti già nel Miocene superiore».
La comunità scientifica frena: serve prudenza
Molti esperti invitano alla calma. Martin Pickford del Collège de France sottolinea come le differenze nei fossili balcanici possano essere semplici convergenze evolutive. «Occorre andare con cautela — ha detto — perché attribuire questi resti a una linea umana europea richiede ulteriori prove e dati genetici». Anche la Società Italiana di Antropologia ed Etnologia evidenzia che l’ipotesi europea resta controversa: mancano dati solidi per riscrivere la storia fino ad ora accettata.
Eppure resta una domanda aperta: l’origine dell’uomo è veramente africana, o il quadro è più complicato? Ricercatori dell’Università La Sapienza di Roma hanno commentato così: «Le scoperte fuori dall’Africa possono arricchire il dibattito ma non mettono in discussione il solido patrimonio fossile africano», spiega la professoressa Chiara Catalano.
Fossili che lasciano più dubbi che risposte
Questo confronto si inserisce in un panorama ancora incerto sulle prime divergenze tra ominidi e scimmie antropomorfe. I dati genetici stimano una separazione tra 7 e 8 milioni di anni fa — un periodo che coincide con l’età dei fossili europei esaminati. Ma come riferito da Nature, manca ancora un collegamento diretto con il genere Homo.
Il nuovo studio rilancia più interrogativi di quanti ne risolva. «Siamo davanti a un puzzle ancora aperto», ha ammesso Böhme ai microfoni della ZDF. Non si può escludere che nei prossimi anni nuovi ritrovamenti cambino ancora una volta le carte sul tavolo.
Per ora l’unica certezza è questa: le radici dell’umanità sono più complicate di quanto credevamo. Come ricorda il geologo francese Yves Coppens, «la storia dell’uomo è fatta di migrazioni, svolte impreviste e capitoli ancora da scrivere».
