FOMC 2026: Fed mantiene i tassi invariati, Bitcoin sfida i 90.000 dollari

Cristina Manetti

29 Gennaio 2026

New York, 29 gennaio 2026 – Il prezzo del Bitcoin ha navigato tra speranze e dubbi ieri sera a Wall Street, mentre si aspettava di capire cosa avrebbe detto la Federal Reserve. Prima del primo FOMC (Federal Open Market Committee) del 2026, la criptovaluta aveva più volte sfiorato il muro dei 90mila dollari, per poi stabilizzarsi attorno agli 88.700 dollari, secondo i dati di CoinMarketCap alle 21:00 ora italiana. Gli investitori hanno ascoltato con attenzione le parole di Jerome Powell, presidente della banca centrale Usa, alla ricerca di segnali sulle prossime mosse di politica monetaria.

La Fed conferma i tassi: mercati in bilico tra speranze e delusioni

Il vertice della Federal Reserve si è chiuso senza sorprese: tassi d’interesse fermi nella forchetta 5,25-5,50%. Powell ha ribadito che «serviranno altri dati positivi sull’inflazione prima di pensare a un taglio», lasciando intendere che la banca centrale non ha fretta. Una frase che ha deluso chi si aspettava segnali più netti dopo i dati macroeconomici deboli di inizio anno. Wall Street, già in calo nelle ore precedenti, ha chiuso mista: il Nasdaq ha perso l’1%, il Dow Jones lo 0,2%.

Anche le criptovalute hanno reagito subito. Il Bitcoin – ormai visto come il termometro degli asset rischiosi – ha tentato di superare la barriera dei 90mila. «Siamo ancora in una fase incerta. I grandi investitori preferiscono aspettare prima di esporsi su questi livelli alti», spiega Ryan Cho, analista per Bitwise Investments a New York.

Cripto e mercati tradizionali: nuovi equilibri in gioco

Il 2026 è iniziato con una novità destinata a cambiare presto le carte in tavola: gli ETF spot su Bitcoin negli Stati Uniti. Secondo i dati aggiornati al 28 gennaio dalla SEC, questi strumenti hanno raccolto oltre 6 miliardi di dollari dal loro debutto del 12 gennaio. Un flusso costante che, dicono gli operatori, ha spinto la criptovaluta verso nuovi record.

Nonostante l’entusiasmo, però, il mercato resta appeso alle decisioni della Fed. «Il legame tra tassi e valore del Bitcoin si è fatto più stretto: ogni parola di Powell pesa subito sulle quotazioni», racconta ieri sera Josephine Carter, responsabile cripto di JP Morgan Digital Assets. Non mancano però i campanelli d’allarme: «La volatilità resta alta – aggiunge Carter – e prevediamo altre scosse nelle prossime settimane».

Cosa ha detto (e cosa no) la Fed

Nel comunicato finale, la Federal Reserve ha scelto toni prudenti. Ha riconosciuto che l’inflazione sta rallentando – negli Stati Uniti il dato core è sceso al 2,6% annuo a dicembre – ma Powell ha messo in guardia: «Non vogliamo sbagliare tagliando troppo presto». Un richiamo che fa tornare alla mente i mesi altalenanti tra fine 2022 e metà 2023. Nessun accenno alle criptovalute, né ai boom degli ETF digitali.

Gli investitori hanno preso soprattutto un messaggio chiaro: finché non arriveranno conferme sulla tenuta dei prezzi, i tassi rimarranno fermi. Secondo CME Group, i future vedono ancora un primo taglio entro l’estate ma con chance ridotte dopo la riunione.

Bitcoin e la soglia dei 90mila: tra aspettative e rischi globali

Sul mercato cripto quella dei 90mila dollari è ormai una vera barriera psicologica. Il volume degli scambi nelle ultime 48 ore – dati Glassnode – ha superato i 37 miliardi solo sul BTC/USD. «Molti stanno testando quanto siano solide queste resistenze: solo un cambio di passo da parte della Fed potrebbe far partire un nuovo rally», osserva Satoshi Nakamoto Jr., noto pseudonimo nei forum americani.

Le prossime settimane saranno decisive anche per le tensioni geopolitiche: le tensioni nel Mar Rosso e quelle sui rapporti commerciali Usa-Cina pesano già su oro e petrolio. Il Bitcoin continua così a muoversi tra speculazioni e tentativi di stabilizzazione. Solo allora si capirà se i 90mila sono davvero un punto di svolta o solo un altro traguardo momentaneo per le valute digitali.

Il mercato resta all’erta. Le prossime mosse della Federal Reserve – attese per metà marzo – saranno probabilmente il prossimo vero banco di prova.

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