FAPAV Supporta AGCOM: Multa a Cloudflare per Scarsa Collaborazione nella Lotta alla Pirateria Online

Salvatore Broggi

12 Gennaio 2026

Roma, 12 gennaio 2026 – Nei giorni scorsi, l’AGCOM ha inflitto una multa superiore ai 100 mila euro a Cloudflare, accusando la multinazionale americana di non aver rispettato i provvedimenti di blocco necessari per combattere la pirateria online in Italia. Ieri, la FAPAV (Federazione per la Tutela dei Contenuti Audiovisivi e Multimediali) ha espresso il suo pieno sostegno alla decisione dell’Autorità, sottolineando soprattutto quella che definisce una vera e propria «mancanza di collaborazione» da parte del colosso tecnologico statunitense.

Cloudflare nel mirino dell’AGCOM: le accuse sulla mancata collaborazione

La questione nasce dai continui tentativi delle autorità italiane di fermare il dilagare della pirateria digitale, in particolare lo streaming illegale di film, serie tv, eventi sportivi e altri contenuti protetti dal diritto d’autore. Cloudflare, azienda californiana presente anche in Europa, offre servizi di sicurezza e reti di distribuzione dei contenuti (CDN) che, secondo l’AGCOM, sono stati utilizzati anche da siti non autorizzati per aggirare i blocchi imposti dall’Autorità.

«Abbiamo più volte chiesto un coinvolgimento attivo da parte degli operatori internazionali», ha dichiarato un portavoce della FAPAV ieri mattina durante un incontro con i giornalisti in via di Villa Patrizi. «La pirateria provoca danni enormi all’intero settore audiovisivo italiano: solo nel 2025 si sono registrate oltre 300 milioni di visite a siti illegali». Numeri presi dall’ultimo rapporto FAPAV/Ipsos pubblicato lo scorso ottobre.

La replica della FAPAV: “La lotta alla pirateria richiede responsabilità comune”

Le tensioni tra chi detiene i diritti e i fornitori di servizi digitali non sono una novità. Ma oggi la Federazione insiste sul fatto che serva una responsabilità condivisa. «Non si può più fare finta di niente», si legge nella nota della FAPAV. «L’industria audiovisiva italiana perde ogni anno centinaia di milioni di euro proprio per colpa di queste pratiche. Serve che tutti, anche chi offre infrastrutture come Cloudflare, lavorino in modo trasparente e rapido».

Secondo fonti vicine all’AGCOM, nei mesi scorsi sono state inviate diverse diffide e richieste di collaborazione. Il problema – spiegano dal Garante – riguarda la capacità tecnica delle CDN di bloccare davvero i siti illegali ed evitare che gli utenti più esperti trovino scappatoie. Cloudflare non avrebbe fornito risposte adeguate né adottato soluzioni tecniche pienamente conformi alle richieste.

Pirateria in Italia: numeri, effetti e reazioni

La pirateria digitale resta un fenomeno molto diffuso nel nostro Paese: secondo lo studio FAPAV/Ipsos citato prima, il valore sottratto all’economia italiana solo nel 2025 supera i 900 milioni di euro. Ma il danno va oltre l’aspetto economico. La Federazione parla anche delle conseguenze sul lavoro – posti a rischio nel cinema, nella tv e nello sport – e sulla riduzione degli investimenti in nuove produzioni italiane.

«Siamo preoccupati per quello che sta succedendo ai lavoratori e alle imprese italiane», ha detto Federico Bagnoli Rossi, presidente della FAPAV, rispondendo ai giornalisti durante la conferenza stampa. Senza nascondere un certo disappunto: «Per fermare la pirateria serve uno sforzo comune tra pubblico e privato. Se ognuno va per conto suo rischiamo che questa piaga continui a crescere senza controllo». I dati parlano chiaro: tra il 2023 e il 2025 il consumo illegale è salito del 7%.

Verso un nuovo modello di cooperazione internazionale?

Il dibattito resta acceso anche tra le aziende digitali coinvolte – Cloudflare compresa – così come altri grandi fornitori globali di DNS e hosting. Si discute su dove finisca la neutralità tecnologica e dove inizi invece la responsabilità nella lotta contro i crimini informatici. Dall’AGCOM fanno sapere che è possibile un ricorso da parte della società americana; intanto a febbraio è fissato un tavolo tecnico con gli operatori del settore.

«Siamo disponibili al confronto, ma servono regole chiare», ha commentato in serata un funzionario del Ministero della Cultura, lasciando intendere che presto potrebbero arrivare nuove indicazioni ufficiali. Nel frattempo – tra denunce delle associazioni e pressioni istituzionali – l’Italia torna ad assumere un ruolo guida in Europa sulla regolamentazione delle attività online.

Resta da vedere se queste misure riusciranno davvero a fermare gli utenti più scaltri o a ridurre i flussi economici illegali. La partita si giocherà anche su nuovi strumenti tecnici – filtri automatici, collaborazioni più strette – e soprattutto sulla volontà dei grandi colossi del web ad accettare le regole decise dagli Stati nazionali.

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