New York, 24 gennaio 2026 – I mercati del debito statunitense tengono duro, almeno per il momento. Dietro le quinte, però, cresce la prudenza. A Bruxelles come a Francoforte, diversi investitori europei stanno già valutando di “vendere America” se la situazione geopolitica dovesse peggiorare, soprattutto nel caso di un coinvolgimento più diretto degli Stati Uniti in nuovi conflitti.
Mercati USA sotto la lente: la solidità è ancora tutta da confermare
Al momento i dati del Dipartimento del Tesoro raccontano una realtà ancora solida. I Treasury americani attirano capitali da tutto il mondo. L’ultima asta decennale ha chiuso con un rendimento al 4,13%, qualche centesimo in più rispetto a un anno fa. A Wall Street c’è chi continua a puntare sulla tenuta di questi titoli: “La domanda internazionale resta alta, il mercato è liquido”, ha detto a Reuters Stephen Biggar, analista di StoneX.
Ma tra i grandi fondi europei e le banche centrali cominciano a girare dubbi e scenari diversi. “Nessuno sta pensando di lasciare il dollaro da un giorno all’altro”, spiega una fonte della BCE sotto anonimato, “ma dopo le ultime tensioni tra Washington e Teheran qualche riflessione in più è inevitabile”.
Geopolitica: l’ago della bilancia per gli investimenti
I dati diffusi ieri da SIFMA, l’associazione dei mercati finanziari americani, mostrano che i flussi verso il debito USA hanno resistito anche nei momenti più caldi delle tensioni fra Stati Uniti e Cina dello scorso autunno. Però l’esperienza della guerra in Ucraina – con la volatilità sui mercati obbligazionari e il calo improvviso di alcuni titoli sovrani – pesa ancora nelle decisioni.
Molti gestori sentiti a Londra e Parigi ritengono che il vero punto di svolta potrebbe arrivare con un nuovo “sabato sera di fuoco” in Medio Oriente. Tradotto: se gli Stati Uniti decidessero di intervenire militarmente su più fronti – Iran, Mar Rosso o Estremo Oriente – gli effetti si sentirebbero anche nei portafogli delle grandi istituzioni europee.
“Non è questione di fiducia nel debito americano”, precisa un responsabile investimenti tedesco che ha chiesto l’anonimato. “Ma bisogna essere pronti a cambiare velocemente strategia se la situazione si aggrava: il rischio geopolitico non si può sottovalutare”.
I piani B delle piazze finanziarie europee prendono forma
A Francoforte e Milano le discussioni sono ormai concrete. Fonti vicine ad alanews.it raccontano che nelle ultime settimane alcuni gestori hanno rivisto le loro politiche sui rischi. Si guarda alle alternative: dai bund tedeschi agli OAT francesi, ma anche a una quota maggiore di liquidità o a investimenti ‘neutrali’ come l’oro.
Lo scenario però resta incerto. Il peso del debito pubblico americano nei bilanci delle banche europee e dei fondi pensione è ancora molto alto: intorno a 1.400 miliardi di dollari secondo i dati BCE del terzo trimestre 2025. Una vendita massiccia – pur considerata uno scenario estremo e poco probabile – potrebbe avere effetti pesanti sulle economie europee.
A complicare il quadro c’è anche la politica interna americana. Le elezioni presidenziali del 2024 hanno acceso nuove tensioni tra Casa Bianca e Congresso sul tetto del debito. “Abbiamo già visto cosa può succedere quando Washington litiga sul budget”, ricorda l’economista francese Jean-Michel Blanc. Solo lo scorso luglio lo spread tra titoli USA e bund tedeschi era salito sopra i 200 punti base per alcune settimane.
Tra prudenza e realismo: come muoversi nel futuro prossimo
In questa fase incerta gli operatori preferiscono muoversi con calma anziché fare mosse brusche. Alcuni fondi hanno iniziato a tagliare un po’ le posizioni sui Treasury più lunghi, spostandosi su strumenti a breve termine più facili da vendere rapidamente. Altri stanno pensando a coperture valutarie per ridurre il rischio legato al dollaro.
“La parola d’ordine è flessibilità”, spiega un trader milanese incontrato ieri pomeriggio in Piazza Affari. “La situazione può cambiare da un giorno all’altro: oggi tutto sembra solido, domani non si sa mai”.
Secondo molti osservatori, la vera prova arriverà questa primavera: tra marzo e aprile vedremo se con l’aumentare delle tensioni internazionali e l’arrivo della stagione delle trimestrali i grandi investitori europei continueranno a puntare sul debito americano o preferiranno guardarsi intorno.
Intanto rimane nell’aria una sensazione diffusa ma non dichiarata apertamente: qualcosa sta cambiando nelle sale operative. Basta poco — una scintilla imprevista sul fronte geopolitico — e anche i mercati più solidi possono mostrare crepe inattese.
