Emergenza Medica sulla ISS: NASA Evacua l’Equipaggio in una Missione Inedita

Salvatore Broggi

10 Gennaio 2026

Houston, 10 gennaio 2026 – La missione Artemis IV della NASA, partita dal Kennedy Space Center, è stata bruscamente fermata nelle prime ore di oggi. Tutto è iniziato quando uno degli astronauti a bordo ha manifestato un problema di salute definito “serio” dai medici dell’agenzia. L’allarme è scattato durante la notte, quando dalla cabina dell’equipaggio sono arrivati segnali di sintomi insoliti. Il team, formato da quattro astronauti – con la comandante Rachel Kim e l’italiano Alessandro Conti tra loro – avrebbe dovuto restare in orbita fino al 22 gennaio. Ma dopo poche ore dall’allerta, è stata presa la decisione di rientrare subito sulla Terra.

Missione sospesa dopo l’allarme sanitario

Il fatto è avvenuto intorno alle 3 del mattino, ora italiana. L’astronauta interessato, secondo quanto filtrato da fonti interne alla NASA, ha iniziato a soffrire di “forti dolori addominali e difficoltà a respirare”. Inizialmente i medici a Houston hanno seguito la situazione da remoto, ma nel giro di un’ora le condizioni sono peggiorate sensibilmente. Solo allora il direttore di volo, Mark Simmons, ha convocato la squadra d’emergenza per valutare tutte le possibili soluzioni. La procedura standard prevede di fornire assistenza da terra, ma – ha spiegato Simmons durante la conferenza stampa – “quando c’è un rischio reale per la vita o per la sicurezza di un astronauta, non ci sono dubbi: bisogna tornare subito indietro”.

Il nome dell’astronauta non è stato confermato ufficialmente. Tuttavia, secondo alcune fonti vicine all’agenzia, si tratterebbe proprio di Alessandro Conti, al suo debutto nello spazio. I sintomi sono apparsi “all’improvviso”, racconta un tecnico della NASA che ha seguito i primi momenti del soccorso: “Era sveglio e ha chiamato la comandante Kim dicendo che non si sentiva bene. Dopo pochi minuti le sue condizioni sono peggiorate”.

La procedura di rientro e il rischio per l’equipaggio

In situazioni come questa, il protocollo della NASA impone una serie di verifiche: si valuta la gravità del problema, si consultano i medici a terra e si prende una decisione condivisa. Questa volta la scelta è arrivata in meno di due ore. Tutto l’equipaggio ha dovuto interrompere le attività programmate – compresa una delicata operazione fuori dalla navicella – per prepararsi al rientro anticipato. “Non c’era altra strada”, hanno spiegato fonti ufficiali. “Rischiare una permanenza prolungata con un membro dell’equipaggio in condizioni critiche sarebbe stato troppo pericoloso”.

La navicella Orion, che ora orbita attorno alla Terra a bassa quota, dovrebbe ammarare nell’oceano Atlantico entro le prossime sei ore, come comunicato dalla sala controllo. Squadre di recupero della NASA e personale medico specializzato sono già in posizione davanti alle coste della Florida. La responsabile delle operazioni mediche dell’agenzia, Jessica Hsu, ha assicurato che l’astronauta “avrà assistenza immediata appena sarà fuori dalla capsula”.

Reazioni dalla comunità scientifica e prime ipotesi

La scelta della NASA ha suscitato diverse reazioni nel mondo scientifico internazionale. Il professor Richard Evans, esperto di medicina spaziale all’Università della California, spiega: “Situazioni del genere sono rare ma non imprevedibili: lo spazio resta un ambiente estremo e, anche con protocolli rigorosi, può succedere un malore improvviso”. Negli ultimi vent’anni soltanto due missioni americane erano state interrotte per motivi sanitari.

Da Roma arriva il sostegno del ministro dell’Università e Ricerca, Anna Mazzoni: “Abbiamo piena fiducia nei protocolli della NASA e siamo vicini all’astronauta e al suo equipaggio”. Al momento resta da capire se si tratti di un problema preesistente o di un episodio improvviso scatenato dalle condizioni nello spazio – microgravità, temperature estreme e stress fisico.

Impatto sulla missione e possibili ripercussioni future

La missione Artemis IV era partita il 3 gennaio dal Kennedy Space Center con l’obiettivo di testare nuovi sistemi per atterrare sulla Luna e svolgere esperimenti biomedici in orbita. Ora tutte queste attività sono sospese. La NASA ha comunicato che gli strumenti resteranno in stand-by fino a nuovo ordine. Il messaggio è chiaro: prima viene la sicurezza degli astronauti.

Non è ancora noto quando si potrà riprendere il programma Artemis con una nuova partenza. “Prima dobbiamo capire cosa sia successo”, ha ammesso Simmons nel briefing mattutino. L’equipaggio sarà sottoposto a controlli medici appena atterrato; solo allora saranno prese le decisioni sui prossimi passi.

Questo episodio mette ancora una volta in evidenza le difficoltà legate all’esplorazione spaziale. L’incidente spinge la comunità scientifica a riflettere su come migliorare l’assistenza sanitaria a bordo delle navicelle: una questione fondamentale soprattutto con i viaggi verso Marte ormai all’orizzonte.

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