Derivati Crypto e Prezzo Spot: Guida Chiara a Funding Rate, Open Interest e Liquidazioni

Cristina Manetti

11 Gennaio 2026

Milano, 11 gennaio 2026 – Nel mondo delle criptovalute, la relazione tra derivati crypto e prezzo spot è diventata una delle questioni più calde tra operatori e investitori, soprattutto nell’ultimo anno. A Milano, alle 9 del mattino, nei desk degli analisti di piazza Affari, la domanda torna sempre: “Perché il prezzo del Bitcoin oggi corre così veloce? Che cosa spinge questi salti improvvisi?” Una parte della risposta arriva proprio dai mercati dei derivati digitali, sempre più intrecciati con i movimenti dello spot.

Derivati crypto e prezzo spot: un legame che si fa più forte

Le principali piattaforme di trading – come Binance, Bybit, CME – offrono strumenti derivati sulle crypto (future, perpetual swap), che permettono agli operatori di puntare sull’andamento futuro di asset come Bitcoin o Ethereum, senza averli davvero in mano. Nato solo pochi anni fa, questo mercato oggi muove volumi giornalieri spesso superiori a quelli del mercato spot. Secondo CoinGlass, a dicembre 2025 il volume quotidiano sui derivati di Bitcoin ha superato i 60 miliardi di dollari, mentre lo spot si ferma intorno ai 20 miliardi. Qui entrano in gioco elementi chiave come il “funding rate”, l’”open interest” e le “liquidazioni”.

Funding rate: chi paga chi?

Il funding rate è una specie di tasso che bilancia chi scommette al rialzo (long) e chi al ribasso (short) nei mercati “perpetual”, quelli senza scadenza fissa. Ogni 8 ore – su Binance avviene alle 9, alle 17 e all’1 di notte – chi ha una posizione paga o riceve un piccolo importo in base alla direzione del mercato. Se il funding rate è positivo – cioè prevalgono i long – sono loro a versare una sorta di tassa a chi è short, e viceversa.

“La logica è semplice,” dice un analista milanese che preferisce non farsi nominare. “Quando il funding sale troppo, spesso vediamo il prezzo spot spinto verso l’alto da ondate di acquisti speculativi. Poi però la situazione può rapidamente girare.” Il tasso non è mai fisso. Nei momenti di grande euforia o panico (basti pensare alle notti di marzo 2024), si sono viste oscillazioni dal +0,1% al -0,08% ogni otto ore.

Open interest: il termometro della leva

Un altro dato fondamentale è l’open interest: misura quanti contratti derivati sono ancora aperti in un dato momento. Più alto è questo valore – sabato scorso ha raggiunto i 12 miliardi su Bitcoin secondo Glassnode – più alta è la leva usata dagli operatori. Un balzo improvviso dell’open interest senza grandi variazioni nel prezzo spot può essere un segnale d’allarme: significa che molti trader puntano in direzioni opposte e il mercato potrebbe essere sul punto di esplodere in volatilità.

“Spesso capita che l’open interest schizza alle stelle ma il prezzo resta fermo,” osserva Marco Santi, consulente crypto torinese. “In questi casi basta una piccola scossa – una notizia della Fed o un tweet fuori orario – per far partire una reazione a catena che travolge anche lo spot.”

Liquidazioni: quando scatta l’effetto valanga

Il punto più delicato sono le liquidazioni. Nei mercati con leva come quelli crypto, se il prezzo va contro la posizione del trader, la piattaforma chiude automaticamente quella posizione per limitare le perdite oltre il margine iniziale. Quando le liquidazioni avvengono in massa (le cosiddette “cascade”), queste vendite forzate amplificano i movimenti dello spot in pochi minuti. L’ultimo caso importante è stato la notte tra il 28 e il 29 dicembre: quasi 500 milioni di dollari in liquidazioni long su Ethereum in meno di un’ora, con un crollo del prezzo del 7% sul mercato spot.

Gli esperti di Kaiko Research spiegano che ogni volta che scatta una “long squeeze” (liquidazione forzata dei rialzisti), negli spot si vedono ordini automatici che accelerano la discesa. E al contrario – sottolineano gli stessi analisti – quando vengono liquidate posizioni short scattano ondate d’acquisti e i prezzi rimbalzano.

Un ecosistema fragile ma ormai indissolubile

In definitiva, chi oggi guarda ai prezzi delle principali criptovalute non può ignorare quanto i mercati derivati influenzino quelli spot. Gli strumenti come funding rate, open interest e l’attenzione alle liquidazioni sono diventati indispensabili per capire quelle ondate improvvise — al rialzo o al ribasso — che scuotono Bitcoin ed Ethereum anche fuori dai normali orari del trading tradizionale.

Solo quando i trader iniziano a leggere questi segnali come parte integrante dell’analisi quotidiana diventa possibile evitare le trappole nascoste dietro ai movimenti repentini dei prezzi crypto. Un consiglio ricorrente tra gli esperti è chiaro: “Guardate sempre due volte funding e open interest prima di entrare a mercato“. Un monito che oggi pesa più che mai nelle settimane agitate che stiamo vivendo.

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