Milano, 15 gennaio 2026 – Nel mondo della finanza decentralizzata (DeFi), le aziende stanno cambiando marcia quando si tratta di assistere gli utenti. In queste settimane, molte hanno smesso di usare le vecchie chat pubbliche, puntando invece su sistemi di supporto a ticket più sicuri e su strumenti di comunicazione più ordinati. Perché? La risposta è semplice: l’aumento degli utenti e il rischio crescente di truffe. Questo cambio è già evidente nelle community intorno a piattaforme come Aave, Uniswap e Compound.
DeFi in crescita, chat pubbliche sotto pressione
Con il mercato che non smette di espandersi – secondo DefiLlama, a fine 2025 il valore totale bloccato supera gli 80 miliardi di dollari – è cresciuto anche il traffico nei canali di assistenza. Ma insieme sono arrivati anche truffe, spam e messaggi pericolosi. Marco Calvi, moderatore del canale Discord di Aave, racconta: «Non ce la facevamo più a gestire tutte le richieste. E spesso qualcuno si infilava per fregare i nuovi».
Solo pochi mesi fa, le principali piattaforme DeFi rispondevano alle domande degli utenti tramite chat room aperte su Telegram, Discord o Slack. Un sistema veloce ma con limiti chiari: poca privacy e facilità per i truffatori di fingersi amministratori. Basti pensare che, secondo la società di sicurezza SlowMist, nel 2025 sono stati almeno 190 i casi segnalati di furti di credenziali legati a profili falsi di supporto.
Ticket digitali: più ordine e sicurezza
Oggi si va verso un modello basato su sistemi “a ticket”: l’utente apre una richiesta privata e viene seguito da un operatore ufficiale, tutto rimane tracciato. Lo conferma Davide Rossi, responsabile operations di Compound Italia: «Da quando abbiamo introdotto il supporto con i ticket, le truffe sono calate nettamente. Il dialogo c’è ancora, ma è più sicuro e organizzato».
Questi sistemi, presi in prestito dal mondo delle aziende e ormai usati anche su piattaforme come Safe o dYdX, aiutano a dare priorità alle richieste e a ridurre i tempi d’attesa. La vera novità è la verifica dell’identità degli operatori: niente più nickname facilmente copiabili, ma canali certificati e autenticazioni multiple.
Tra abitudini radicate e necessità di sicurezza
Il cambiamento non è accolto da tutti senza qualche resistenza. Nei gruppi Telegram dedicati alla DeFi non mancano commenti nostalgici. Edoardo F., utente romano, scrive: «Era bello parlare direttamente con chi costruiva i protocolli. Ora sembra tutto più freddo». Però – i numeri parlano chiaro – passare ai sistemi a ticket ha fatto calare molto phishing e perdite finanziarie.
Una ricerca recente dell’associazione Crypto Users Italia mostra che il 67% delle principali piattaforme nazionali ha adottato questi nuovi sistemi. Rimane però un 21% che fatica ad adattarsi, soprattutto tra chi ha meno esperienza o non parla bene l’inglese.
Trasparenza come pilastro della nuova comunicazione
In parallelo, le aziende della DeFi stanno puntando su strumenti per comunicare in modo chiaro, come newsletter settimanali, sessioni “Ask Me Anything” programmate e FAQ dettagliate. La strategia – spiegano da Uniswap Labs – è “educare gli utenti prima che sorgano problemi”, non solo intervenire dopo. Alcune startup stanno persino sperimentando avatar virtuali o assistenti AI per rispondere alle domande più frequenti.
La sicurezza resta però al centro dell’attenzione. Un report della rivista Ledger Insights sottolinea come nel 2025 il 43% degli attacchi informatici nel mondo crypto sia partito proprio da canali social o chat pubbliche senza protezioni.
DeFi: avanti con prudenza
Il passaggio dalle chat aperte a un supporto più sicuro e organizzato segna un momento importante per la finanza decentralizzata. Una svolta che sembra inevitabile se si vuole proteggere una platea sempre più ampia e variegata. Da qui in avanti sarà una sfida bilanciare accessibilità e sicurezza.
Solo allora si potrà capire se la fiducia guadagnata dalla DeFi negli anni resisterà davvero a una fase in cui la trasparenza passa meno dalle chiacchiere improvvisate e più da strumenti ordinati e affidabili. Per ora – tra dati alla mano, nuove regole e qualche nostalgia – l’esperimento continua sotto lo sguardo attento di chi teme ancora inganni dietro uno schermo.
