Crisi in Iran: come la guerra mette a rischio le banche centrali e l’economia globale

Cristina Manetti

9 Marzo 2026

Teheran, 9 marzo 2026 – Il conflitto in Iran va avanti da settimane senza sosta, aprendo un nuovo fronte nel cuore del Medio Oriente. Ora, però, l’attenzione si sposta sulle ripercussioni economiche della guerra, che si fanno sentire fin dai primi giorni. Non è solo una crisi militare: i mercati globali sono in subbuglio e le banche centrali sono costrette a rivedere le loro mosse.

I primi colpi sui mercati dell’energia

Gli effetti si sono fatti vedere subito. Dal 17 febbraio, quando le immagini delle colonne di fumo su Esfahan hanno fatto il giro del mondo, il prezzo del petrolio ha superato quota 98 dollari al barile, secondo i dati dell’ICE di Londra. L’Iran, che produce quasi 3,2 milioni di barili al giorno (dati OPEC), è un attore chiave nel mercato energetico. Ma la guerra ha già costretto molte compagnie a rivedere rotte e forniture. “Le infrastrutture sono fragili e basta una notizia dal Golfo per mettere in allarme investitori e operatori”, spiega Farid Hashemi, analista a Dubai.

Energia in rialzo e inflazione che accelera

L’aumento del petrolio rischia di far ripartire l’inflazione in Europa. Lo dice anche la BCE nelle sue stime preliminari pubblicate ieri. “L’effetto principale arriva dall’energia, ma stiamo vedendo impatti anche sui trasporti e sui prezzi dei beni di consumo”, ha spiegato Christine Lagarde ieri mattina a Francoforte. In Italia l’Istat segnala che il prezzo medio della benzina è salito di circa 11 centesimi al litro in due settimane: un trend che le associazioni dei consumatori temono possa continuare a crescere. Un automobilista incontrato ieri a una stazione Eni di Brescia commenta: “Mi aspettavo aumenti, ma così è davvero troppo. Non so dove andremo a finire”.

Banche centrali tra stabilità e paura recessione

Con questo quadro torna d’attualità la parola “recessione” nelle stanze delle banche centrali. Secondo fonti raccolte dal Wall Street Journal alla Federal Reserve si sta discutendo se toccare tassi e politiche monetarie per evitare un rallentamento globale. “Non possiamo ignorare le pressioni inflazionistiche causate dalla crisi mediorientale”, ha detto Janet Yellen ieri durante un’audizione al Congresso americano. Anche la Banca d’Italia osserva con attenzione: in una nota riservata diffusa giovedì scorso si parla di rischi per la crescita “elevati”, strettamente legati alla durata del conflitto.

Le imprese italiane alle prese con l’incertezza

Nei distretti produttivi italiani la guerra si fa sentire già ora. A Ravenna, alla Fiera dell’Agroalimentare appena conclusa, si parla sottovoce dei rincari su materie prime come grano e mais importati da rotte mediorientali. Un imprenditore lombardo della meccanica agricola racconta: “I fornitori ci chiamano ogni giorno per aggiornamenti sui ritardi. Ogni giorno può cambiare tutto”. Anche tra le aziende esportatrici — soprattutto nei settori automotive e chimico — cresce l’incertezza: molti contratti vengono rinegoziati all’ultimo minuto. Però pochi credono che le istituzioni europee intervengano con misure straordinarie nel breve periodo.

Fiducia a rischio: cosa può succedere ai mercati globali

C’è poi il nodo più sottile ma decisivo della fiducia nei mercati internazionali. Gli investitori stanno spostando i capitali verso beni considerati più sicuri: l’oro continua a salire (ieri sopra i 2.400 dollari l’oncia) e i Bund tedeschi sono tornati sotto l’1% di rendimento. Goldman Sachs avverte che ogni escalation – anche solo diplomatica – potrebbe scatenare una “volatilità fuori controllo”. Detto questo, non mancano gli ottimisti che puntano su una rapida distensione nei prossimi mesi; uno scenario però tutt’altro che scontato secondo molti esperti.

Per ora restano dati ancora parziali sull’impatto del conflitto in Iran sull’economia mondiale e il compito delle banche centrali resta quello di osservare con attenzione, intervenire dove serve e soprattutto non abbassare la guardia. Come ricorda un funzionario BCE sentito all’alba oggi: “Solo il tempo ci dirà quanto durerà davvero questa crisi”.

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