Crisi Crypto: Per Bernstein il Calo del 60% è l’Occasione d’Oro per Investire

Cristina Manetti

31 Marzo 2026

Milano, 31 marzo 2026 – Il mercato delle criptovalute ha visto un crollo del 60% rispetto agli indici azionari globali, una botta che ha fatto scattare l’allarme tra molti investitori. Ma mentre in molti chiudono la porta, a Wall Street, dalle sale di Goldman Sachs agli uffici di Fidelity, c’è chi invece comincia a pensare che questa fase possa essere una finestra per rientrare. I dati più freschi, usciti ieri alle 17 su CoinMarketCap, confermano una capitalizzazione ai livelli più bassi degli ultimi due anni. Il clima nei salotti finanziari di Milano come in quelli newyorkesi è teso, ma non privo di segnali contrastanti.

Una correzione pesante: la spaccatura con l’azionario

Nelle ultime settimane il settore crypto ha bruciato circa 900 miliardi di dollari, portando il valore totale appena sopra i 650 miliardi. Se si guarda al S&P 500, l’indice che racchiude le maggiori aziende americane, la differenza è evidente: Wall Street va avanti e segna un +8% da gennaio, mentre le criptovalute arrancano. Oggi in Borsa le crypto pesano meno: “C’è chi preferisce tirarsi indietro e chi punta su asset più sicuri come i titoli di Stato o l’oro”, spiega Marco Lorusso, gestore di portafoglio, raggiunto telefonicamente dopo la chiusura dei mercati. Ma non è tutto nero.

Opportunità o rischio? Il parere degli addetti ai lavori

Tra i trader americani e non solo comincia a girare un’altra lettura della situazione. Una nota interna di Morgan Stanley che ha fatto il giro degli analisti il 30 marzo parla chiaro: “Questo livello potrebbe essere un’occasione rara per chi punta a una ripresa nei prossimi mesi”. Anche fondi europei specializzati come CoinShares hanno ricominciato a comprare piccole quantità di Bitcoin e Ethereum, pur con prudenza. Un investitore romano intercettato davanti alla filiale Unicredit in Piazza Gae Aulenti confida: “Ogni volta che il mercato corregge si parla di crollo. Io preferisco guardare alle tecnologie dietro tutto questo: blockchain, finanza decentralizzata… lì sta il vero valore”.

Perché si è arrivati a questo punto: tra regolamentazione e tassi

Dietro la caduta c’è un mix complicato. Da un lato la pressione delle banche centrali sugli asset più rischiosi; dall’altro nuovi paletti regolamentari negli Stati Uniti e in Europa. Solo il 28 marzo la SEC ha aperto indagini sulle piattaforme di trading decentralizzate. Da Bruxelles sono arrivate novità su licenze e requisiti patrimoniali per gli operatori del settore. “Un quadro regolatorio più stretto spaventa soprattutto chi investe sul breve”, dice Anna Orlandi, ricercatrice alla Bocconi, durante un incontro a Porta Nuova.

Un’altra incognita sono i tassi d’interesse: la Federal Reserve ha fatto capire che li manterrà sopra il 5% almeno fino all’estate, rendendo meno attraenti le criptovalute rispetto ai bond con rendimento garantito.

Numeri e segnali dal mercato

Sul fronte quotazioni, Bitcoin resta sotto i 30 mila dollari (28.950 alle 15 ora italiana), mentre Ethereum si muove intorno ai 1.700 dollari. I volumi su Binance e Coinbase si sono praticamente dimezzati rispetto a un anno fa. Non è però tutto uguale: alcune altcoin hanno perso oltre il 70%, mentre altre reggono meglio grazie a casi d’uso specifici come Solana e Polygon.

Durante la giornata sono stati registrati movimenti strani – rapide impennate seguite da altrettanto veloci cali – attribuiti da alcuni operatori a “manovre speculative o liquidazioni forzate”, commenta su X il consulente finanziario americano Paul Meyer.

Tra scetticismo e tattica: come reagisce Wall Street

Non tutti nella Grande Mela si lasciano scoraggiare dal tonfo delle crypto. BlackRock – uno dei giganti della gestione patrimoniale – ha ribadito recentemente l’interesse sul lungo periodo per la tecnologia blockchain, senza però sbilanciarsi sui tempi di una possibile ripresa dei prezzi. “Abbiamo già visto cicli simili”, ricorda Lisa Corbett, portfolio manager della società newyorkese, durante una call con clienti italiani.

A Milano cresce invece l’attenzione verso i risparmiatori al dettaglio: le banche spingono su prodotti più tradizionali. Nei bar attorno a Piazza Affari si commentano le perdite ma anche la possibilità che chi compra oggi possa raccontare un’altra storia tra qualche anno.

L’impressione tra operatori e analisti è che possano ancora arrivare forti oscillazioni. Chi entra ora lo fa con prudenza e cifre contenute: “Per me è una scommessa”, ammette un trentenne della zona Isola sorseggiando un espresso, “ma tanto peggio non può andare”. È una frase che riassume bene lo spirito di questa parte del mercato: divisa tra paura e voglia di ripartire.

Change privacy settings
×