Criptovalute non vendute: è obbligatorio dichiararle nel 2024? Guida alle tasse crypto in Italia

Cristina Manetti

12 Aprile 2026

Milano, 12 aprile 2026 – In Italia, la detenzione di criptovalute su un wallet personale – anche se queste non vengono mai vendute – solleva dubbi precisi sulla dichiarazione fiscale. Da mesi il tema delle tasse sulle criptovalute tiene banco tra i risparmiatori digitali, soprattutto dopo le novità introdotte dalla Legge di Bilancio negli ultimi due anni. Ma cosa dice davvero la legge oggi?

Obbligo di dichiarazione: chi ha criptovalute deve fare i conti con il fisco

L’Agenzia delle Entrate è chiara: se detieni criptovalute – che siano Bitcoin, Ethereum o altri asset digitali – devi compilare il quadro RW nella dichiarazione dei redditi. Lo spiega bene Carlo Montanari, commercialista esperto in fiscalità digitale: “Chi possiede valori o strumenti finanziari all’estero, inclusi gli asset digitali, è obbligato a indicarli”. Non importa se hai comprato le criptovalute anni fa e non le hai mai mosse: la semplice detenzione conta fiscalmente.

Il quadro RW resta il punto di riferimento principale. Basta avere più di 51.645 euro per almeno sette giorni consecutivi perché scatti l’obbligo di monitoraggio anche per l’IVAFE (l’imposta sui prodotti finanziari detenuti all’estero), ma in realtà già tenere le valute digitali significa doverle dichiarare. “Molti sottovalutano questo dettaglio”, conferma Montanari, “ma non farlo può costare caro, con sanzioni che partono dal 3% del valore non dichiarato”.

Se non si vende niente, si pagano tasse?

La domanda più comune è proprio questa: se non vendi, devi pagare qualcosa? La risposta della normativa italiana aggiornata al 2023 è no. La sola detenzione di criptovalute non fa scattare tasse sui redditi. In pratica, finché lasci le tue monete digitali nel wallet senza venderle o cambiarle in euro, non devi versare imposte sui guadagni. L’obbligo resta però quello di dichiararle e indicarne il valore usando il cambio ufficiale alla fine dell’anno.

Le tasse entrano in gioco solo quando realizzi una plusvalenza, cioè quando vendi o converti le criptovalute in euro o altre valute tradizionali. Montanari spiega: “A quel punto devi calcolare la differenza tra quanto hai pagato e quanto hai incassato”. Dal gennaio 2023 l’aliquota ordinaria sulle plusvalenze è del 26%.

Come si dichiara e dove

“Il quadro RW va compilato con attenzione”, ricorda Montanari. Qui devi indicare sia il controvalore delle tue criptovalute al cambio del 31 dicembre dell’anno fiscale sia i dati dei wallet o degli exchange usati. Non fa differenza se il wallet è custodiale (cioè gestito da una piattaforma) o no: l’obbligo resta lo stesso.

Chi tiene valute digitali su exchange stranieri come Binance, Coinbase o Kraken deve dichiararle senza eccezioni. “In tanti credono che solo i conti correnti siano sotto controllo”, sottolinea Montanari, “ma gli asset digitali sono considerati a tutti gli effetti strumenti finanziari esteri”.

Se salti la dichiarazione rischi grosso

Non rispettare queste regole può costarti caro. L’Agenzia delle Entrate avverte che chi non dichiara le proprie criptovalute rischia multe fino al 6% degli importi non segnalati per ogni anno d’inadempienza, oltre agli interessi. Negli ultimi mesi sono aumentati i controlli incrociati tra dati fiscali e movimenti sugli exchange, grazie anche agli accordi con piattaforme estere.

I rischi sono concreti soprattutto per chi muove cifre importanti o prova a nascondersi dietro piattaforme decentralizzate. Ma l’Agenzia tiene a precisare che anche chi ha poche criptovalute deve rispettare le regole: “La trasparenza fiscale è fondamentale”, ribadiscono fonti interne.

Futuro incerto ma regole chiare oggi

Sul futuro della tassazione crypto in Italia ci sono ancora molte domande aperte. Alcuni esperti prevedono cambiamenti per allinearsi alle normative europee. Intanto resta un fatto certo: anche chi non vende mai deve dichiarare ogni anno le proprie criptovalute nel quadro RW.

Il settore è complesso e in continua evoluzione, ma una cosa è semplice da capire: conviene informarsi bene e mettersi in regola subito, piuttosto che rischiare guai con il fisco domani.

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