Roma, 17 gennaio 2026 – Si intensifica la mobilitazione contro lo sviluppo accelerato dell’Intelligenza Artificiale (IA), con movimenti come StopAI, PauseAI e ControlAI che mettono in guardia sui rischi sociali ed economici connessi alla tecnologia. Questi gruppi, attivi soprattutto negli Stati Uniti, avanzano richieste di maggiore regolamentazione e manifestano preoccupazioni riguardo all’impatto sul lavoro e sull’ambiente, in particolare per il crescente consumo energetico legato ai data center.
Movimenti di protesta contro l’Intelligenza Artificiale e il consumo energetico
Il gruppo più radicale, StopAI, si definisce come un collettivo di “attivisti non violenti” impegnati a bloccare lo sviluppo della superintelligenza artificiale per prevenire conseguenze drammatiche quali “l’estinzione umana” e la perdita massiccia di posti di lavoro. Nel 2022, in corrispondenza del lancio di ChatGPT da parte di OpenAI, si sono intensificate le iniziative di protesta, inclusi scioperi della fame davanti alle sedi di aziende come OpenAI, Anthropic e Google DeepMind. Guido Reichstadter, co-fondatore di StopAI, ha sottolineato come la “corsa delle aziende ci stia rapidamente conducendo verso un punto di non ritorno”.
Parallelamente, cresce la resistenza contro la costruzione di nuovi data center, ritenuti responsabili di un impatto significativo sul consumo energetico. Uno studio di Data Center Watch evidenzia che, tra il 2023 e marzo 2025, sono stati bloccati o ritardati progetti per un valore complessivo di 64 miliardi di dollari. L’opposizione politica locale si fa sempre più coordinata e determinata, come confermato da uno degli autori dello studio a NBC: “L’opposizione ai data center sta accelerando, è una tendenza in aumento”.
Le voci di esperti e premi Nobel: il caso Geoffrey Hinton
Tra i sostenitori della cautela nell’adozione dell’intelligenza artificiale si distingue la figura di Geoffrey Hinton, psicologo e informatico britannico naturalizzato canadese, insignito nel 2024 del Premio Nobel per la Fisica per le sue ricerche pionieristiche sulle reti neurali artificiali. Considerato uno dei padri fondatori del deep learning, Hinton ha recentemente espresso preoccupazioni riguardo alla “incontrollabilità” dell’IA, sottolineando che entro vent’anni potrebbero emergere entità digitali superintelligenti capaci di sostituire l’uomo.
Hinton ha inoltre denunciato la crescente militarizzazione dell’IA, evidenziando come le grandi aziende tecnologiche abbiano abbandonato impegni etici, ad esempio nel rifornire i dipartimenti della Difesa con sistemi di intelligenza artificiale. In un’intervista di rilievo, ha invitato a una regolamentazione più rigorosa, auspicando un movimento globale che possa guidare lo sviluppo dell’IA in modo responsabile.
Anche altri esperti e premi Nobel hanno firmato appelli internazionali per imporre “linee rosse” entro il 2026, affinché la tecnologia non superi limiti pericolosi. Bill Gates ha ribadito l’importanza di governare lo sviluppo e la distribuzione dell’IA, sottolineandone il potenziale ma anche i rischi.
L’opinione pubblica americana riflette queste preoccupazioni: secondo una ricerca del Pew Research Center, il 55% degli adulti statunitensi desidera un maggiore controllo sull’uso dell’intelligenza artificiale nella vita quotidiana. Sul piano politico, il New York Times ha evidenziato come questa crescente insoddisfazione possa influenzare le prossime tornate elettorali, soprattutto se i costi energetici legati all’IA dovessero gravare sulle famiglie e sui lavoratori.
L’intensificarsi delle proteste e il dibattito globale testimoniano la complessità e l’urgenza di affrontare, con equilibrio e rigore, il futuro dell’intelligenza artificiale.
