Condanna Do Kwon: Giudice USA Valuta Pena di 40 Anni in Corea per Caso TerraUSD

Corrado Pedemonti

8 Gennaio 2026

New York, 8 gennaio 2026 – Il tribunale federale di Manhattan si è bloccato su un punto inaspettato: la giudice Lewis Kaplan, chiamata a decidere del destino di Do Kwon dopo il crollo della stablecoin TerraUSD, ha voluto chiarimenti sulla pena che il fondatore rischia in Corea del Sud. Ieri, durante l’udienza nel distretto sud di New York, si è discusso proprio del futuro di uno dei volti più noti del disastro delle criptovalute tra il 2022 e il 2023.

Giudice americano chiede lumi alle autorità coreane

Intorno alle 10 del mattino ora locale, la giudice Kaplan ha fermato tutto per fare una domanda precisa. La questione è quella dell’estradizione di Do Kwon: se dovesse tornare a Seul, che tipo di pena rischierebbe? La magistrata ha chiesto “esattamente quanto dura la condanna”, mettendo in luce che, stando ai media sudcoreani e americani, potrebbe andare incontro a “fino a 40 anni” dietro le sbarre.

Non è solo una formalità. L’indagine guidata dal procuratore federale Damian Williams in America tiene conto anche di questa eventualità. Da tempo le autorità della Corea del Sud hanno chiesto ufficialmente l’estradizione dell’imprenditore. “Serve chiarezza sulle condizioni carcerarie e sulle garanzie processuali”, ha detto una fonte vicina alla procura.

Da Podgorica all’incertezza dei processi internazionali

Il nome di Do Kwon è finito sulle prime pagine nel maggio 2022, quando è scoppiato il crack di TerraUSD e Luna – un crollo da 40 miliardi di dollari che ha colpito migliaia di piccoli risparmiatori negli Stati Uniti, in Asia e in Europa. Dopo mesi di latitanza, Kwon è stato arrestato a marzo 2023 all’aeroporto di Podgorica, in Montenegro. Viaggiava con documenti falsi. Da allora è detenuto in attesa che la giustizia americana e quella sudcoreana decidano sul suo destino.

Negli ultimi mesi sono arrivati dossier corposi sia dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti che dai magistrati coreani: le accuse vanno dalla frode finanziaria alla manipolazione del mercato, fino a violazioni delle leggi sui valori mobiliari. Gli avvocati di Kwon però non mollano: “Le pene rischiano davvero di essere troppo severe rispetto ai fatti”, ha detto uno dei legali parlando con i giornalisti newyorchesi.

Pene pesanti in arrivo? La posizione della SEC

Fonti giudiziarie consultate da alanews.it confermano che la giudice Kaplan dovrà valutare non solo le responsabilità penali negli Stati Uniti, ma anche come si incastrerebbero con una possibile condanna in Corea del Sud. I media locali parlano chiaro: Kwon potrebbe essere condannato a pene “vicine ai 40 anni” per frodi aggravate e per l’ampia platea dei danneggiati.

“Si vuole evitare il rischio di una doppia punizione o di sfasamenti tra reati e pene,” spiega una fonte della SEC, l’autorità americana che aveva già aperto un procedimento parallelo contro Terraform Labs. Secondo i loro documenti, gli investitori americani coinvolti superano i ventimila.

Criptovalute sotto pressione: reazioni dalla comunità

La vicenda giudiziaria su Do Kwon arriva in un momento delicato per le criptovalute. I dati più recenti di CoinMarketCap mostrano una ripresa parziale dopo il crollo causato dal caso TerraUSD, ma gli operatori restano preoccupati. Nei gruppi Telegram e nei forum dedicati alla blockchain si discute molto dell’intervento della giudice Kaplan. “È la dimostrazione che servono regole anche per chi parla di decentralizzazione,” scrive un utente nella community CryptoKorea.

Per analisti come Nic Carter, questo processo sarà un banco di prova sulla collaborazione giudiziaria internazionale nella finanza decentralizzata. “Mai prima d’ora le corti americane e asiatiche hanno lavorato così fianco a fianco su un caso crypto,” ha confidato Carter ieri sera al termine di una conferenza sulla sicurezza digitale.

Il verdetto che tutti aspettano

Nei prossimi giorni il tribunale federale degli Stati Uniti dovrebbe dare un segnale chiaro sull’estradizione o meno di Do Kwon verso la Corea del Sud. Nel frattempo, i legali dell’imprenditore hanno chiesto accesso agli atti coreani riguardo la durata delle pene e le condizioni nelle carceri per reati finanziari. “Vogliamo assicurarci che tutto rispetti i minimi standard delle convenzioni internazionali,” spiega un membro della difesa.

La decisione della giudice Kaplan sarà seguita con attenzione sia a New York sia a Seul. Sullo sfondo resta una domanda fondamentale: una pena così lunga è davvero giusta rispetto alle responsabilità accertate? E quali conseguenze avrà questo caso sulle regole future delle criptovalute nel mondo?

Change privacy settings
×