Milano, 23 gennaio 2026 – Quando la tecnologia entra nella routine del lavoro di tutti i giorni, cambiano anche le abitudini. Questa mattina, alle 9.30, Andrea Rossi, 38 anni, impiegato amministrativo in uno studio legale nel centro di Milano, ha collegato per la prima volta una nuova webcam al suo computer. Ha deciso di comprarla all’ultimo momento, spiegando che serviva per una videoconferenza con alcuni colleghi fissata il giorno prima. L’incontro online era stato organizzato poco dopo pranzo per affrontare alcune pratiche urgenti da chiudere entro fine mese.
Videoconferenze: un’esplosione che cambia il lavoro
Negli ultimi due anni, le videoconferenze e gli strumenti per riunioni virtuali sono diventati parte della giornata di milioni di lavoratori italiani. Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, chi usa almeno un’app per incontri da remoto è passato dal 22% del 2019 al 67% nel 2025. Questo salto ha spinto anche le vendite di webcam e accessori digitali, come sottolinea Confcommercio: “La domanda è esplosa soprattutto nei primi mesi del 2024”, racconta una portavoce dell’associazione.
La scelta e il primo collegamento
Andrea ha optato per un modello base, compatibile sia con Windows che Mac. “Prima d’ora non avevo mai avuto bisogno di una webcam”, racconta mostrando la confezione appena arrivata con un servizio express. La configurazione non è stata immediata. “Ho dovuto scaricare i driver dal sito ufficiale perché il computer non la riconosceva subito”, ammette. Dopo qualche tentativo e un po’ di tutorial online, la luce della videocamera si è finalmente accesa. Il test su Zoom ha funzionato.
Videoconferenze: un nuovo modo di stare insieme
Chi era in riunione ha notato subito la differenza rispetto alle vecchie telefonate: “Vedere i volti aiuta molto – spiega Chiara Di Marco, contabile dello studio – ti fa sentire meno lontano e evita che si parli uno sopra l’altro”. Questa novità riguarda non solo la tecnica ma anche i rapporti tra colleghi. “Siamo più attenti a non interrompere chi parla”, aggiunge Chiara. Però non mancano le difficoltà: “Non sono abituata a vedermi in video, un po’ mi imbarazza”, confessa Elena, praticante nello stesso studio.
Il mercato delle webcam vola
Il caso di Andrea è solo uno tra tanti. L’Associazione Italiana Retail Tech segnala che tra gennaio e ottobre 2025 sono state vendute oltre 1,7 milioni di webcam in Italia. La crescita è trainata soprattutto dal mondo professionale e dagli uffici pubblici. “Le videoconferenze sono ormai la normalità anche nelle amministrazioni”, spiega un responsabile IT del Comune di Milano. “Ci siamo dovuti adeguare rapidamente ai nuovi strumenti digitali”, aggiunge.
Problemi tecnici all’ordine del giorno
Come dimostra l’esperienza di Rossi, installare una webcam non è sempre semplice. Molti utenti lamentano problemi con la compatibilità dei software o con la connessione internet a casa. “Riceviamo spesso richieste d’aiuto per problemi audio o conflitti con altri dispositivi USB”, dice il supporto tecnico di una nota catena elettronica milanese. Di solito basta poco: aggiornare i driver, controllare le impostazioni sulla privacy e riavviare il computer.
Tra efficienza e piccoli rituali nuovi
Le riunioni virtuali hanno cambiato non solo come si lavora ma anche piccoli gesti quotidiani negli uffici: c’è chi tiene sempre una tazza di caffè a portata di mano (alle 10 non manca mai), chi sistema l’inquadratura per evitare la luce alle spalle. Piccoli dettagli – uno sguardo al proprio riflesso sullo schermo o un rapido controllo al microfono spento – ormai fanno parte della giornata.
“Ci siamo abituati in fretta”, conclude Andrea chiudendo la finestra del meeting e rimettendo la webcam nella scatola. “Non sappiamo se resterà così anche nei prossimi mesi, ma intanto abbiamo imparato qualcosa.” Un cambiamento forse piccolo all’apparenza ma capace di modificare davvero il modo in cui si collabora tra colleghi.
