Davos, 21 gennaio 2026 – Brian Armstrong, amministratore delegato di Coinbase, è arrivato oggi a Davos con un obiettivo chiaro: trovare un punto d’incontro tra il mondo delle criptovalute e quello della finanza tradizionale. Una relazione complicata negli ultimi mesi dalle nuove regole sulle stablecoin. Il suo arrivo, poco dopo le 9, ha subito catturato l’attenzione di delegati e giornalisti al World Economic Forum, nella consueta cornice dell’hotel Seehof. Qui, le questioni di finanza globale si discutono tanto nei corridoi quanto nelle sale ufficiali.
Tensione alta dopo le nuove regole sulle stablecoin
Il punto caldo, ha spiegato Armstrong a margine del primo panel, riguarda proprio le “recenti normative sulle stablecoin”. Secondo molti nel settore, queste regole hanno irrigidito i rapporti tra banche, assicurazioni e aziende crypto. “Ci troviamo davanti a regole pensate per un mondo in rapido cambiamento. Ma solo coinvolgendo tutti si può trovare una strada che assicuri sicurezza e innovazione”, ha ammesso Armstrong, fermandosi a rispondere ad alcune domande nel foyer prima di entrare in sala.
La questione è diventata urgente da quando, a dicembre scorso, la Banca dei Regolamenti Internazionali ha proposto una nuova cornice europea per le stablecoin. Da allora diverse banche – tra cui UBS e Société Générale – hanno rivisto il loro rapporto con questo settore. “C’è il rischio di perdere terreno proprio mentre Stati Uniti e Asia spingono per regole più aperte”, ha commentato un funzionario del Tesoro francese, restando anonimo.
Coinbase al lavoro per una mediazione: incontri riservati e tavoli paralleli
Armstrong non è nuovo a queste mediazioni. Già ieri sera, secondo fonti vicine alla delegazione americana, ha avuto un incontro informale con alcuni rappresentanti di BlackRock e Credit Suisse. L’obiettivo? Ricucire i rapporti tesi dopo le polemiche di dicembre, quando diversi operatori della finanza tradizionale avevano messo in dubbio l’affidabilità degli strumenti digitali “ancorati”, come USDC o EURC.
“Serve chiarezza sulle regole”, ha detto Armstrong all’uscita dal panel sulla finanza decentralizzata. “Non chiediamo favoritismi. Vogliamo solo trasparenza e certezze. Solo così potremo lavorare insieme senza paure”. Parole accolte con cautela dalla delegazione tedesca, mentre un consulente svizzero si è limitato a scrollare le spalle: “La fiducia? Qui la si deve guadagnare”.
Mercato in sospeso: volatilità e attesa tra gli investitori
Intanto il mercato delle criptovalute resta in stand-by. Secondo i dati di Coinmarketcap delle 11 di questa mattina, la capitalizzazione totale delle stablecoin è scesa del 4% rispetto al mese scorso. Coinbase, la principale piattaforma di scambio negli Stati Uniti, ha registrato un calo del 6% nei volumi sugli strumenti “stable”. Numeri che non si possono sottovalutare – soprattutto alla vigilia dei nuovi possibili regolamenti che Bruxelles potrebbe annunciare entro fine trimestre.
Alcuni investitori istituzionali mantengono un atteggiamento prudente. “Le regole servono per evitare abusi – ha confidato questa mattina un gestore londinese che ha chiesto l’anonimato – ma bisogna anche lasciare spazio agli strumenti nuovi senza soffocarli sul nascere”.
Pressioni politiche e il rischio di uno stallo
Nel cuore del Forum si avverte nervosismo. La delegazione americana cerca alleati in Europa per evitare che le norme sulle stablecoin diventino troppo severe. Ma il dibattito è molto delicato. Nei giorni scorsi anche i regolatori della BCE hanno ribadito l’importanza di “forti tutele per i consumatori”. Eppure dietro le quinte cresce la consapevolezza che ignorare l’innovazione potrebbe far scivolare il Vecchio Continente ai margini.
Brian Armstrong ha ribadito che Coinbase vuole continuare a dialogare con le istituzioni. “C’è spazio per accordi concreti”, ha concluso. Intanto gli incontri proseguono a porte chiuse e il clima resta incerto. Davos si conferma ancora una volta come quel luogo dove si misura la febbre della finanza globale, tra vecchie regole e sfide nuove che ormai nessuno può più ignorare.
