Cina sfida Musk: NeuroXess rivoluziona gli impianti neurali superando Neuralink

Salvatore Broggi

28 Febbraio 2026

Pechino, 28 febbraio 2026 – La Cina entra con forza nel mondo delle interfacce cervello-computer. La startup locale NeuroXess, dopo aver superato i primi test su pazienti, punta dritta a superare la californiana Neuralink di Elon Musk. L’annuncio è arrivato stamattina nella sede di Shanghai. Il CEO e cofondatore, Zhou Liang, ha spiegato ai giornalisti: “La nostra tecnologia è ormai pronta, ora dobbiamo solo fare il salto”.

NeuroXess fa il passo: primi test umani superati in Cina

Secondo l’azienda, i test svolti tra novembre e gennaio su cinque volontari al Ruijin Hospital di Shanghai hanno dimostrato che il loro microchip flessibile, grande come un chicco di riso, riesce a leggere e trasmettere segnali dal cervello senza causare problemi nel breve periodo. Gli interventi sono stati realizzati con il Dipartimento di Neurochirurgia guidato dal professor Han Ming e autorizzati dalla National Medical Products Administration. Han ha commentato: “I pazienti si sono ripresi rapidamente, non ci sono state infezioni e i risultati iniziali sono incoraggianti”.

Sono ancora dati preliminari, ma NeuroXess parla già di successi: alcuni pazienti sarebbero riusciti a muovere una mano robotica usando solo il pensiero o a scrivere frasi semplici su uno schermo. I dettagli clinici completi non sono ancora pubblici; la società promette una ricerca scientifica peer-reviewed entro pochi mesi.

Scontro tra giganti: la sfida aperta a Neuralink

Dietro questo annuncio si nasconde anche una sfida geopolitica tra Cina e Stati Uniti per dominare nel campo delle neurotecnologie. Il nome più famoso resta quello di Neuralink, che solo a gennaio ha impiantato il suo primo chip su un paziente americano. Zhou ha detto chiaramente: “Seguiamo quello che fanno negli USA, ma crediamo che la nostra tecnologia sia più sicura e semplice da installare rispetto ai concorrenti occidentali”.

Mentre Neuralink si concentra soprattutto su pazienti con gravi disabilità motorie, NeuroXess guarda oltre, puntando anche a usi clinici ed educativi. La vicepresidente Zhang Wei ha spiegato: “Pensiamo a applicazioni per la riabilitazione neurologica ma anche per migliorare l’apprendimento”.

Secondo l’analista Chen Li dell’Università Tsinghua, “questa competizione sarà uno dei fronti più caldi nella rivalità tecnologica tra Stati Uniti e Cina nei prossimi anni”.

Tra sicurezza ed etica: i nodi da sciogliere

Non mancano però le preoccupazioni sul fronte regolatorio. Il Ministero della Salute cinese ha ribadito oggi che ogni nuovo dispositivo dovrà passare “controlli rigorosi per sicurezza e trasparenza”. Intanto alcuni esperti come la bioeticista Xu Jiahui dell’Accademia Cinese delle Scienze hanno sollevato dubbi sulla privacy dei dati cerebrali raccolti e sui rischi legati a possibili usi impropri senza regole condivise a livello globale.

A Shanghai la notizia ha suscitato curiosità soprattutto tra gli studenti universitari. Davanti al campus della Fudan alcuni ragazzi si chiedevano se un giorno “potremo davvero mandare messaggi solo con il pensiero”. Gli esperti però frenano gli entusiasmi: Zhou Liang ha sottolineato che “siamo ancora lontani da una diffusione di massa”.

Cosa attende le interfacce cervello-computer in Cina

Guardando avanti, NeuroXess punta ad allargare i test clinici entro fine anno e ad avviare collaborazioni con centri europei come l’ospedale Charité di Berlino. Il governo cinese vede in queste tecnologie un modo per rafforzare la sua posizione nel settore hi-tech mondiale. Intanto l’industria locale, spinta da investimenti pubblici e privati, sembra pronta a continuare la corsa.

Dagli uffici dell’azienda arriva un senso di prudenza ma anche fiducia. La strada verso dispositivi pronti per il mercato è ancora lunga. Però stavolta la Cina sembra decisa a giocarsi fino in fondo la partita delle interfacce tra mente e computer.

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