Chi compra oggi il debito pubblico americano? Analisi di Fed, investitori e mercati nel 2024

Cristina Manetti

18 Gennaio 2026

Washington, 18 gennaio 2026 – Chi sta davvero comprando oggi il debito USA? Il dubbio gira con forza tra i banchieri di Wall Street, nei corridoi del Tesoro e nelle sale trading di Londra. Il motivo è chiaro: il deficit federale continua a crescere e i tassi di interesse restano alti. Ogni settimana, il mercato assorbe centinaia di miliardi di nuovi Treasury. Ma dietro ai numeri, il profilo degli acquirenti sta cambiando, spinto da tensioni internazionali e nuove mosse delle grandi banche centrali.

Investitori americani in primo piano: istituzioni al centro della scena

Gli ultimi dati del Dipartimento del Tesoro mostrano un cambiamento evidente: nell’ultimo anno, le banche commerciali americane e i fondi di investimento hanno aumentato la loro quota di titoli del Tesoro. Fino alla primavera 2023, erano soprattutto gli investitori esteri – con Cina e Giappone in testa – a detenere le fette più grandi. Ora però sono gli acquirenti interni a colmare il vuoto lasciato da chi ha ridotto l’esposizione.

«Il mercato è cambiato, complici la volatilità geopolitica e le politiche monetarie che non vanno più tutte nella stessa direzione», spiega Robert Lane, analista di JP Morgan. Negli ultimi mesi, grandi fondi pensione e compagnie assicurative americane hanno trovato più attraenti i rendimenti dei Treasury decennali, tornati sopra il 4,1% nelle aste di gennaio. In particolare, BlackRock ha alzato la sua presenza – confermato da una nota interna – puntando soprattutto su emissioni a breve termine. Non è un dettaglio da poco: all’inizio del 2024, le banche USA detenevano oltre 4.000 miliardi di dollari in titoli federali, un livello che non si vedeva dal 2010.

Federal Reserve: meno acquisti, mercato sotto pressione

La Federal Reserve ha cambiato ruolo. Non è più quella “acquirente di ultima istanza” come ai tempi della pandemia. Con la politica di quantitative tightening iniziata nel 2022, la banca centrale ha ridotto gli acquisti di titoli pubblici e lasciato scadere parte delle sue posizioni senza reinvestire. Così ha spostato più peso sugli altri attori del mercato.

Jerome Powell lo ha ribadito chiaramente durante l’audizione al Senato dello scorso dicembre: «Ora dobbiamo gestire l’inflazione, non sostenere direttamente il debito pubblico». Un messaggio netto. Al 10 gennaio 2026, la Fed detiene ancora circa 7.000 miliardi in Treasury, ma è un dato in calo rispetto ai picchi pandemici (oltre 8.400 miliardi nel 2022). I gestori dei grandi fondi osservano che meno presenza della banca centrale rende il mercato più fragile rispetto a eventuali shock improvvisi, come crisi internazionali o dati economici imprevisti.

Investitori esteri tirano i remi in barca: Cina e Giappone cambiano strategia

Il tema più caldo riguarda gli investitori stranieri, da sempre pilastri del debito americano. La Cina, ad esempio, fino al 2022 deteneva oltre mille miliardi in Treasury; oggi ne possiede poco più di 760 miliardi (dati Treasury International Capital). Lo stesso vale per il Giappone – ancora il maggiore creditore estero con circa 1.100 miliardi –, che però ha ridotto le sue partecipazioni per difendere lo yen.

Mark Sobel, ex funzionario del Tesoro USA, commenta così: «Le tensioni commerciali e la necessità di sostenere le valute stanno cambiando completamente le dinamiche degli acquisti». Al loro posto sono arrivati altri investitori asiatici come Corea del Sud e Singapore, ma in misura minore. Il Medio Oriente resta presente ma – riferiscono fonti da Londra – si mostra molto più selettivo sulle scadenze.

Il costo del debito sale: rendimenti alti mettono alla prova il Tesoro

Con un deficit federale tornato sopra i 2.000 miliardi nel 2025 secondo la CBO (Congressional Budget Office), il Tesoro deve mettere sul mercato sempre più titoli per finanziare le spese. I rendimenti elevati diventano quindi uno strumento per attirare compratori nuovi o tradizionali: a gennaio le aste sui decennali hanno registrato una domanda superiore all’offerta, segno che chi cerca rendimenti sicuri non manca.

Ma c’è anche chi mette in guardia: Goldman Sachs avverte che «se i tassi restano alti troppo a lungo, pagare gli interessi sul debito potrebbe diventare insostenibile». Wall Street segue ogni asta con attenzione quasi maniacale. Per ora il Tesoro riesce a piazzare le nuove emissioni senza troppi problemi, ma la cautela cresce giorno dopo giorno. Come sintetizza uno strategist citato dal Financial Times: «Nei mercati dei titoli sovrani non ci sono pasti gratis».

Guardando avanti: equilibri precari e nuovi protagonisti sul mercato

Il quadro che emerge racconta una partita aperta e incerta: meno Fed e meno investitori asiatici tradizionali lasciano spazio alla domanda interna spinta dai tassi elevati. Ma basterà? Un cambio improvviso nei flussi o una crisi inattesa potrebbero rimescolare tutto ancora una volta.

Il Tesoro americano osserva i prossimi mesi con grande attenzione. Sa bene che quando il deficit corre così veloce e le sfide globali non danno tregua, mantenere alta la fiducia degli acquirenti è l’unica vera garanzia per tenere in piedi questo equilibrio fragile.

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