Milano, 13 gennaio 2026 – Le borse mondiali aprono la settimana in un clima teso, dopo giorni turbolenti segnati da instabilità geopolitica e incertezze sul fronte istituzionale. A tenere gli investitori con il fiato sospeso sono soprattutto i rapporti tra Stati Uniti e Iran e la notizia che Jerome Powell, presidente della Federal Reserve, è finito sotto un’indagine interna. Una serie di eventi che, secondo i principali analisti di Milano e New York, sta influenzando direttamente le decisioni sui mercati, già agitati dalle recenti oscillazioni delle valute più importanti.
Borse in calo: volatilità e paura al comando
A Piazza Affari, nella prima ora di contrattazioni, l’indice Ftse Mib segna un calo vicino allo 0,7%, trascinato soprattutto dai titoli bancari come Intesa Sanpaolo e Unicredit. Anche Francoforte e Parigi chiudono in ribasso simile. A Wall Street, intanto, i future viaggiano in negativo. Nei commenti a caldo delle sale trading, tra le 9.15 e le 9.40, si parla di una “settimana delicata”, con il rischio di nuove tensioni sempre dietro l’angolo. “Gli investitori vanno cauti: ogni notizia dagli Stati Uniti o dal Golfo Persico viene letta come un potenziale motivo di scossoni”, spiega questa mattina Gabriele Ferrini, equity strategist di una banca milanese di primo piano.
Iran nel mirino: Washington valuta la risposta
Nel frattempo, a Washington l’amministrazione Biden è al lavoro per decidere come muoversi dopo l’ennesimo scontro diplomatico con Teheran. I dettagli restano nascosti dietro al riserbo più stretto – il portavoce del Dipartimento di Stato ha evitato qualsiasi commento preciso sui tempi di eventuali azioni – ma secondo Bloomberg si sono susseguite riunioni ad alto livello per tutta la notte. La Casa Bianca “sta valutando tutte le opzioni”, ha lasciato filtrare una fonte vicina al National Security Council, sottolineando che “la sicurezza nazionale resta la priorità assoluta”.
Tra le possibilità sul tavolo ci sarebbero nuove sanzioni economiche, anche se finora non è arrivata nessuna conferma ufficiale. In Iran intanto la tv di Stato rilancia messaggi duri: “Non cederemo alle pressioni occidentali”, ha detto un portavoce del governo ai microfoni dell’agenzia Isna.
Powell sotto inchiesta: cosa sappiamo finora
L’altra novità che ha colto alla sprovvista i mercati riguarda l’apertura di una indagine interna su Jerome Powell, presidente della Federal Reserve. La notizia è stata confermata ieri sera da una breve nota del board della Fed, senza però entrare nei dettagli sulle ragioni o sui tempi dell’indagine. Secondo alcune indiscrezioni del Wall Street Journal arrivate nella notte, il procedimento sarebbe partito dopo alcune segnalazioni su possibili violazioni dei codici interni – ma nulla che per ora faccia pensare a dimissioni o cambi ai vertici.
Gli operatori rispondono con prudenza. “Finché non arrivano chiarimenti precisi, il mercato resterà sulle spine”, confida un gestore europeo che segue da vicino le mosse della Fed. Negli ultimi mesi la banca centrale americana è stata al centro del dibattito per le sue politiche restrittive e l’aumento dei tassi d’interesse: temi che già da soli tengono alta la tensione sui listini.
Mercati europei e asiatici: reazioni miste
A Londra il Ftse 100 scende dello 0,5% alle 10 ora italiana. Nei trading floor della City si parla di una situazione “senza precedenti” almeno negli ultimi due anni: due crisi parallele – una geopolitica e una istituzionale – che si intrecciano creando confusione e preoccupazione. A Tokyo invece la giornata borsistica è già terminata con il Nikkei a -1,1%, spinto verso il basso soprattutto dai titoli industriali legati all’export verso il Medio Oriente.
Occhi puntati su Iran e Fed nelle prossime ore
Il calendario resta fitto di appuntamenti importanti: da Washington sono attese dichiarazioni ufficiali nel pomeriggio (ora italiana), mentre dalla Federal Reserve non sono previste conferenze stampa. In Europa gli operatori guardano anche all’andamento del petrolio: il prezzo del Brent è salito sopra gli 84 dollari durante la notte, un segnale chiaro che il rischio geopolitico pesa ancora sul mercato.
A Milano come a New York si respira prudenza. I gestori attendono “qualche certezza in più” – così riassume un analista di Société Générale – sia sulla questione Powell sia sulle decisioni degli Stati Uniti verso l’Iran. Nel frattempo i mercati rimangono sospesi tra attesa e nervosismo.
