BlackRock: “Se il petrolio tocca quota 150 dollari, rischio recessione globale”

Fink (BlackRock): “Se il petrolio tocca quota 150 dollari, rischio recessione globale”

Fink (BlackRock): “Se il petrolio tocca quota 150 dollari, rischio recessione globale”

Redazione

25 Marzo 2026

25 marzo 2026 – Le quotazioni del petrolio registrano un calo nella mattinata di oggi, ma il prezzo del Brent rimane ancora sopra la soglia psicologica dei 100 dollari al barile. In particolare, il Brent ha perso il 3,91% attestandosi a 100,40 dollari, mentre il WTI arretra del 3,13% a 89,46 dollari al barile.

BlackRock lancia l’allarme: petrolio a 150 dollari e recessione globale

In un’intervista esclusiva rilasciata alla BBC, Larry Fink, amministratore delegato di BlackRock, il più grande gestore patrimoniale al mondo, ha lanciato un monito preoccupante: “Se il prezzo del petrolio raggiungerà i 150 dollari al barile, ciò innescherà inevitabilmente una recessione globale”. Fink ha sottolineato che la persistenza della minaccia rappresentata dall’Iran e i conseguenti prezzi elevati del petrolio avranno “profonde implicazioni” sull’economia mondiale, aggravando le tensioni già esistenti sui mercati.

BlackRock, con un patrimonio gestito che supera i 20 trilioni di dollari e una presenza internazionale capillare, rappresenta una voce autorevole nell’ambito finanziario globale. Il suo CEO Larry Fink, noto anche per il suo ruolo di co-presidente del World Economic Forum, ha inoltre escluso l’esistenza di una bolla speculativa legata all’intelligenza artificiale, pur evidenziando una carenza di formazione tecnica rispetto al numero elevato di laureati in materie accademiche.

Tensioni geopolitiche e impatti sul mercato energetico

Le tensioni in Medio Oriente, con il conflitto tra Stati Uniti e Iran che continua a tenere alta la pressione sui mercati petroliferi, alimentano l’incertezza economica globale. Gli attacchi missilistici iraniani contro basi americane e israeliane, insieme alla recente escalation con attacchi di droni in Kuwait, contribuiscono a mantenere il prezzo del petrolio su livelli elevati.

Nel frattempo, il Pakistan si propone come sede di negoziati tra Stati Uniti e Iran, mentre i principali attori regionali e internazionali spingono per un cessate il fuoco che possa stabilizzare la situazione geopolitica e, di conseguenza, i mercati energetici globali.

In questo contesto, le parole di Larry Fink risuonano come un campanello d’allarme per l’economia mondiale, evidenziando come l’instabilità geopolitica e l’aumento dei costi energetici possano tradursi in un rallentamento significativo della crescita economica globale.

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