Milano, 3 gennaio 2026 – Nelle ultime ore il gruppo BitMine ha versato un altro gigantesco deposito da 259 milioni di dollari in Ether nei sistemi di staking, spingendo la coda d’attesa per diventare validatori su Ethereum verso la soglia del milione di ETH. Un segnale chiaro e pesante, che racconta come la domanda istituzionale per i rendimenti sulle criptovalute continui a salire, soprattutto su quella che resta la seconda blockchain più importante al mondo per capitalizzazione.
Domanda in crescita: la corsa degli istituzionali verso Ethereum
Il trasferimento di BitMine, confermato stamattina dai dati blockchain e rilanciato dai principali osservatori, ha avuto un impatto diretto sulla fila d’ingresso per diventare validatore su Ethereum. Negli ultimi giorni si è vista un’accelerazione insolita. Ieri sera, intorno alle 21 ora italiana, sono stati registrati numerosi movimenti verso il contratto ufficiale di staking della rete, secondo le piattaforme Etherscan e Beaconcha.in.
La cifra è importante: si tratta di circa 259 milioni di dollari, quasi 93.000 ETH al cambio attuale. Questi fondi si sommano agli oltre 950.000 Ether già in attesa per entrare in gioco come nodi validatori. Come spiega Rebecca Shin di CryptoInsight, è «l’effetto combinato del ritorno d’interesse da parte degli investitori istituzionali e delle ultime mosse più chiare sul fronte regolatorio negli Stati Uniti».
Cos’è lo staking su Ethereum e perché gli investitori ci puntano
Per chi non è addentro alla materia, va ricordato che lo staking su Ethereum permette a chi possiede Ether di “bloccare” i propri token per aiutare la blockchain a processare le transazioni. In cambio si ottiene una ricompensa – una specie di “interesse” pagato in ETH. Da quando nel 2022 è stato adottato il sistema Proof of Stake, lo staking è diventato uno dei pilastri dell’economia Ethereum.
Oggi i rendimenti medi annui si aggirano intorno al 3,5-4%, variabili in base al numero di validatori attivi e alle dinamiche della rete stessa. Per questo l’ingresso massiccio di grandi operatori come BitMine cambia i giochi e costringe gli altri attori a rivedere strategie e tempi. Secondo Nansen e Glassnode, solo a dicembre 2025 i depositi provenienti dagli istituzionali sarebbero cresciuti del 21%.
I dettagli dell’operazione BitMine: cifre, orari, conseguenze
L’ultimo maxi-deposito è stato suddiviso in diverse transazioni fra più wallet, così da rispettare le norme anti-riciclaggio e i meccanismi automatici del contratto Beacon Chain. Mark Halperin, CEO di BitMine, ha spiegato in una nota: «Abbiamo scelto di aumentare la nostra esposizione su Ethereum dopo aver valutato con attenzione i rendimenti e le prospettive regolatorie a medio termine». Non sono stati forniti dettagli sull’origine precisa dei fondi – l’azienda opera soprattutto tra Singapore, Londra e Dubai – ma l’effetto sulla coda dei validatori è evidente: il conto si avvicina a un milione di ETH.
A questi livelli – mai raggiunti dal 2023 – si allungano anche i tempi per entrare nel sistema: oggi chi deposita Ether potrebbe dover aspettare più di una settimana prima di iniziare a guadagnare ricompense. Una situazione che favorisce chi è già dentro ma che non ha fermato la corsa degli ultimi mesi. Sul mercato delle criptovalute, questa mattina il prezzo di ETH resta stabile sopra i 2.800 dollari.
Le reazioni del mercato e i possibili scenari futuri
Il mondo cripto ha accolto la notizia con prudenza più che con entusiasmo. «Non si parla solo di rendimento», sottolinea Alex Lorenzi, responsabile asset digitali per CapiX: «È anche una sorta di “scommessa” sulla stabilità futura della blockchain». C’è chi teme che una concentrazione troppo alta dei depositi in mano a pochi grandi operatori possa aumentare i rischi o ridurre la decentralizzazione della rete. Dall’altro lato però c’è chi vede nella fiducia crescente degli investitori istituzionali un passo storico importante — anche se avviene con tempi ben diversi rispetto agli esordi del settore.
Secondo CoinMetrics oggi ci sono oltre 31 milioni di ETH bloccati nello staking, pari quasi al 26% dell’intera offerta circolante. Non è escluso che questa tendenza continui nei prossimi mesi, complici il rallentamento dell’inflazione nei mercati sviluppati e un ritorno d’interesse verso strumenti alternativi rispetto al risparmio tradizionale.
Sul fronte regolatorio invece la SEC americana non ha ancora definito nuove regole specifiche per lo staking. Fonti vicine all’agenzia parlano però della possibilità che venga lanciata una consultazione pubblica entro il primo trimestre dell’anno.
L’attesa per l’attivazione: i tempi tecnici allungano la fila
Nel frattempo chi ha appena depositato Ether resta alla finestra. Le code si allungano sempre più: solo nelle ultime 24 ore sono arrivati oltre 36mila nuovi ETH nei contratti della Beacon Chain. I piccoli risparmiatori cercano di adattarsi alla situazione; intanto i grandi player stanno studiando come muoversi nell’incertezza sui tempi d’ingresso. Un quadro che resta fluido dove fatti e numeri valgono più delle parole.
Qualcuno tra i broker milanesi lo ammette sottovoce: «La storia qui è ancora tutta da scrivere».
