Bitcoin tra crisi di identità e crescita degli ETF: il self-custody in calo

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Redazione

30 Novembre 2025

Milano, 30 novembre 2025 – La criptovaluta Bitcoin si trova oggi di fronte a una profonda crisi identitaria che coinvolge soprattutto i modelli di detenzione degli asset digitali. Mentre gli ETF su Bitcoin registrano una crescita significativa, il ricorso al self-custody (custodia autonoma) dei bitcoin da parte degli investitori diminuisce, generando un acceso dibattito filosofico e ideologico nel settore.

La difesa della custodia personale con Hester Peirce

La commissaria della SEC, Hester Peirce, nota per la sua posizione liberale nei confronti delle criptovalute, ha recentemente ribadito che il self-custody e la privacy finanziaria non sono semplici privilegi opzionali, bensì diritti fondamentali. Nel corso di un’intervista per il podcast The Rollup, Peirce ha sottolineato che un sistema finanziario realmente libero deve permettere agli individui di detenere personalmente le chiavi dei propri bitcoin, senza essere costretti a rivolgersi a intermediari. Per lei, la custodia autonoma non rappresenta solo una scelta tecnica, ma un diritto umano essenziale.

Peirce ha inoltre messo in guardia contro la crescente percezione della privacy nei pagamenti digitali come un comportamento sospetto, evidenziando come questa mentalità ribalti la presunzione di innocenza e rischi di criminalizzare la discrezione finanziaria, che dovrebbe invece essere la norma da tutelare.

L’aumento degli ETF e il cambiamento nelle preferenze degli investitori

Nei mesi recenti, la quantità di bitcoin detenuti in wallet privati ha mostrato un calo, mentre la quota custodita attraverso ETF è aumentata, favorita dall’approvazione da parte della SEC di rimborsi in-kind. Questa misura consente ai gestori di fondi di spostare bitcoin dentro e fuori dagli ETF senza impatti fiscali, rendendo questi strumenti particolarmente appetibili per gli investitori istituzionali.

Questa nuova realtà ha portato anche figure di rilievo del mondo cripto, come l’analista PlanB, a spostare i loro asset verso gli ETF, citando la complessità nella gestione delle chiavi private. Questo fenomeno ha diviso la comunità: alcuni vi vedono una scelta pragmatica per facilitare l’adozione, altri un allontanamento dagli ideali originari di autonomia e autodeterminazione.

Bitcoin: dalla nascita cypherpunk all’attuale scenario regolatorio

Bitcoin, creato nel 2009 da un’entità misteriosa conosciuta come Satoshi Nakamoto, è un sistema di pagamento decentralizzato e una criptovaluta basata su tecnologia peer-to-peer e software open source. Nato dall’ideale cypherpunk di garantire privacy e libertà digitale, Bitcoin ha rappresentato una rivoluzione rispetto ai sistemi finanziari tradizionali, offrendo agli utenti pieno controllo sulla propria ricchezza grazie alla custodia personale delle chiavi private.

Tuttavia, il quadro normativo globale resta frammentato. Negli Stati Uniti, l’attesissimo Digital Asset Market Structure Clarity Act, che chiarirà regole su self-custody, antiriciclaggio e classificazione degli asset digitali, è previsto non prima del 2026. Nel frattempo, l’Unione Europea ha approvato il regolamento MiCA, la prima normativa organica sulle criptovalute, mentre la SEC ha dato il via libera ai primi ETF spot su Bitcoin a inizio 2024.

La tensione tra l’adozione istituzionale e i principi di autonomia individuale rimane uno degli snodi critici del settore, con implicazioni che vanno ben oltre l’aspetto tecnico per toccare temi di libertà digitale e privacy finanziaria.

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