Bitcoin stenta a superare i 90.000$ mentre l’attività on-chain rallenta: l’ascesa degli investitori istituzionali

Corrado Pedemonti

5 Gennaio 2026

Milano, 5 gennaio 2026 – Il mercato del Bitcoin, un tempo appannaggio di piccoli investitori e risparmiatori, sta cambiando volto da mesi. Ora a fare da guida sono soprattutto i grandi operatori istituzionali, dicono fonti di settore e analisti finanziari. Questa trasformazione, in atto da almeno due anni, si vede chiaramente sia nei volumi di scambio sia nelle strategie che influenzano il prezzo della criptovaluta più famosa.

I grandi fondi e le banche al comando

Fino al 2023, chi comprava Bitcoin lo faceva soprattutto tramite piattaforme come Coinbase o Binance ed era spesso un pubblico giovane, attratto dall’idea di guadagni veloci o dalla voglia di diversificare rispetto agli investimenti tradizionali. Ma ora la musica è cambiata. Nelle sale operative di New York, Londra e Francoforte, la presenza di colossi come BlackRock, Fidelity e Vanguard è diventata la norma. Gli ultimi dati di Glassnode e Chainalysis mostrano come la quota di Bitcoin detenuta dagli istituzionali sia salita oltre il 68%, rispetto al 45% di due anni fa.

Matteo Legrenzi, analista di criptovalute presso IG Italia, spiega: «Ora sono banche e grandi gestori a muovere il mercato ogni giorno. Prima erano i piccoli a fare il prezzo; oggi sono gli acquisti massicci o le vendite improvvise dei fondi a dettare la linea». Un cambiamento che si vede anche negli orari in cui si concentra l’attività: sempre più simili a quelli delle borse tradizionali.

Regole nuove e strumenti freschi

Non è solo una questione di numeri ma anche di strumenti. Con l’arrivo dei Bitcoin ETF (Exchange Traded Funds), approvati negli Stati Uniti nel 2024, il gioco è cambiato davvero. Adesso si può investire in Bitcoin senza dover tenere direttamente la moneta digitale. Così spariscono alcune delle paure storiche: dal rischio furti digitali alle difficoltà tecniche per custodirli, fino alla volatilità spesso spaventosa.

«L’approvazione degli ETF ha dato una spinta forte», dice Luca Marchetti, consulente finanziario Mediolanum. «Il denaro che passa da questi strumenti ha reso il mercato più liquido ma anche più influenzabile dai grandi gestori». La SEC americana conferma: solo nel primo trimestre del 2025 gli ETF legati a Bitcoin hanno raccolto oltre 5 miliardi di dollari.

Cosa cambia per i piccoli investitori

Per chi ha iniziato con pochi soldi a comprare Bitcoin, questa nuova fase può sembrare meno favorevole. Il rischio – secondo diversi esperti – è che una stabilità apparente porti i piccoli a perdere il controllo sul mercato. «Quando sono gli istituzionali a muovere le leve, le oscillazioni forti diventano meno frequenti», racconta Giovanni Fabbri, trader freelance e tra i primi italiani ad avvicinarsi alle criptovalute. «Ma insieme calano anche le occasioni per guadagni rapidi e importanti».

Qualcuno avverte pure dei rischi legati alle scelte dei grandi fondi: strategie basate su algoritmi o dati macroeconomici possono scatenare reazioni a catena su altre criptovalute. Prova ne è il recente sell-off improvviso del fondo ARK Invest, che ha fatto perdere al mercato quasi il 9% in un solo giorno.

Volatilità più bassa ma ancora presente

Nonostante l’interesse crescente degli istituzionali abbia calmierato un po’ le oscillazioni quotidiane, il Bitcoin resta comunque un asset molto instabile. Solo a dicembre 2025 il prezzo ha oscillato tra i 36 mila e i 41 mila dollari per unità. Maurizio Romano di CryptoPolis Research spiega: «Non siamo ancora davanti a una stabilità definitiva. Basta una parola della Federal Reserve sui tassi o sull’inflazione per far muovere il prezzo del 7-8%».

La sfida della decentralizzazione resta aperta

Infine c’è un tema che divide ancora gli appassionati: quanto pesa davvero oggi la presenza degli istituzionali sulla natura stessa del Bitcoin? Sui forum come Reddit e sui social (oggi X), in molti si chiedono se si possa ancora parlare di vera decentralizzazione quando gran parte delle quote è nelle mani di pochi.

Secondo Messari Crypto, meno di cinquanta società detengono oltre il 40% dell’offerta totale circolante. Un dato che fa discutere parecchio. Elena Bartoli, docente all’Università Bocconi esperta in diritto digitale, commenta così: «Se le grandi società finanziarie controllano la maggior parte delle quote, l’ideale originario di un sistema senza padroni viene meno». E conclude: «È una questione aperta su cui riflettere».

Intanto il mercato osserva con attenzione: tutti aspettano la prossima mossa dei giganti della finanza globale.

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