Bitcoin Resiste alla Tensione: Nessuna Correzione Prevista Dopo Attacco USA in Venezuela, Analista Esperto Svela Perché

Salvatore Broggi

4 Gennaio 2026

Milano, 4 gennaio 2026 – Dopo il raid statunitense su obiettivi in Venezuela avvenuto nella notte di ieri, i mercati delle criptovalute hanno tenuto il passo, lasciando aperto il dibattito tra analisti e investitori sulle possibili conseguenze di questa nuova tensione geopolitica. Questa mattina, Michael van de Poppe, fondatore di MN Trading Capital e punto di riferimento per la comunità crypto europea, ha spiegato di non vedere “motivi concreti” per cui Bitcoin dovrebbe entrare in una nuova fase di calo a breve termine.

Bitcoin tiene duro nonostante lo shock geopolitico

L’attacco, confermato dal Dipartimento della Difesa USA poco dopo le 2.30 ora italiana, ha subito fatto scattare una reazione prudente sulle principali piattaforme digitali. Bitcoin, scambiato intorno ai 44.500 dollari alle 8.00 secondo i dati di Binance, ha brevemente perso terreno sotto i 44.000 ma poi è tornato a salire. Molti operatori parlano di una tenuta “solida, almeno per ora”. Non sono però mancati dubbi: in alcune chat Telegram dedicate al trading si è parlato di un possibile “panic selling”, anche se senza che questo si sia realmente verificato.

Intervistato dal quartier generale della sua società ad Amsterdam, van de Poppe ha commentato: “Al momento non vedo elementi strutturali che possano far scendere Bitcoin solo per via del conflitto tra Stati Uniti e Venezuela”. Ha aggiunto che il sentiment resta “prudente ma senza allarmismi”, sottolineando come la volatilità sia stata finora “inferiore alla media degli ultimi mesi”.

Mercati in attesa delle mosse delle istituzioni

Secondo fonti del settore come CryptoQuant e la piattaforma Glassnode, i trasferimenti dalle piattaforme di scambio ai portafogli privati nelle ultime 24 ore sono rimasti nella norma. Nessun assalto alla liquidità, insomma. Anche altre criptovalute importanti come Ethereum e Solana hanno segnato perdite contenute, fra l’1 e il 2 per cento.

A Wall Street e nel fintech europeo si registra una posizione simile. “Abbiamo visto qualche copertura in apertura, ma i desk attendono indicazioni più chiare da Washington”, spiega un trader di una banca svizzera che preferisce rimanere anonimo. Un gestore milanese raggiunto telefonicamente alle 11 racconta: “Tutti guardano a come risponderanno il Tesoro americano e le banche centrali. Per ora però nessun effetto a catena”.

Geopolitica e finanza digitale: cosa c’è da tenere d’occhio

Le relazioni fra crisi internazionali e oscillazioni delle criptovalute sono sotto osservazione da anni. Uno studio pubblicato su Economics Letters a fine 2025 evidenzia come i momenti di alta tensione geopolitica rafforzino la correlazione tra asset digitali e oro – considerati entrambi rifugi meno convenzionali per chi vuole proteggersi.

Ma stavolta la situazione sembra diversa. In parte – spiega van de Poppe – “perché l’attacco non ha finora avuto impatto sulla logistica globale o sulla fornitura di energia”. In parte perché il mercato crypto si è ormai consolidato: oggi ci sono meno reazioni isteriche rispetto al passato, quando poche mani dominavano gran parte del trading.

Pareri dagli operatori: prudenza senza panico

Fra gli investitori italiani più attivi sui social si respira un clima sospeso ma concreto. “Non mi aspetto scossoni seri sulle crypto, salvo che non ci siano escalation dirette nei Paesi produttori di petrolio”, dice su X (ex Twitter) Federico Izzo, consulente finanziario romano. Una linea condivisa da diversi moderatori dei forum Reddit dedicati al settore.

La parola d’ordine resta quindi: attesa. I mercati guardano a come evolveranno le trattative diplomatiche tra Washington e Caracas e se altre potenze decideranno di intervenire. Solo allora si potranno capire davvero gli effetti sulla finanza decentralizzata.

Nel frattempo, sottolinea van de Poppe nel suo report mattutino su Substack, “Bitcoin sta tenendo un supporto tecnico solido intorno ai 44 mila dollari”. Un livello chiave sia per la psicologia degli investitori sia per l’analisi grafica seguita con attenzione nelle ultime settimane.

Scenari a breve termine: analisti divisi ma cauti

Cosa aspettarsi nei prossimi giorni? Secondo gli operatori raccolti tra Francoforte e Londra, il vero rischio per le criptovalute resta l’instabilità politica più che gli shock militari immediati. Solo se nuovi raid o sanzioni dovessero colpire mercati energetici o canali finanziari internazionali – cosa oggi ritenuta poco probabile – allora anche Bitcoin potrebbe accusare il colpo.

Per ora però emerge un sentimento chiaro: “Non ci sono segnali concreti che anticipino crolli causati solo dall’attacco”, conclude van de Poppe. E nel mercato crypto l’orologio continua a scandire una calma vigile che dura ormai da ore.

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